Iraq: Papa Francesco nella terra di Abramo il padre dei profeti

Di Giusy Criscuolo

Baghdad. Mancano 3 giorni alla partenza di Papa Francesco verso la terra d’Iraq. Mentre l’Italia è occupata a risolvere le delicate vicende interne, nella vecchia Mesopotamia le attese e le aspettative legate all’arrivo del Pontefice sono numerose, così come i timori legati alla sicurezza. Un viaggio che i cristiani di oriente attendevano dal lontano 1999, data in cui Papa Giovanni Paolo II aveva espresso il desiderio di visitare l’Iraq, con all’epoca Presidente Saddam Hussein.

Le visioni del Kurdistan iracheno e quelle della capitale Baghdad sembrano convergere, ma le preoccupazioni legate alla delicata situazione della sicurezza nel Paese, non vengono celate, soprattutto dalla regione autonoma del Kurdistan. Un passaggio storico da Baghdad ad Erbil, per sancire un’apertura alla prospettiva di coesistenza tra religioni. Il ministero degli esteri iracheno ha annunciato che la prossima visita del Papa a Baghdad rafforzerà l’immagine dell’Iraq sulla scena mondiale.

Nel Gennaio 2020 il Papa ha accolto il Presidente iracheno Barham Salih – Credit Web

Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli esteri ai media, Ahmed Al-Sahaf: “Questa visita sarà storica e rafforzerà lo stato del pluralismo religioso e culturale in Iraq. Attirerà nuovamente l’attenzione sul fatto che l’Iraq ha un storia, una civiltà e una cultura che si estende da millenni. Rafforzerà la posizione internazionale dell’Iraq, mettendola in prima linea tra i paesi che ospitano personalità importanti come quella di Papa Francesco”.

Il programma ufficiale della visita pubblicato dal Vaticano, prevede il suo arrivo a Baghdad il 5 pomeriggio dove, in prima battuta, verrà accolto dal Primo Ministro Mustafa Al-Kadhimi. Seguirà l’incontro con il Presidente della Repubblica Barham Salih presso il Palazzo Presidenziale a Baghdad. Ma a quanto traspare dai media e dai social, il momento più atteso, sarà quello legato al trasferimento del Papa nella città di Najaf, a sud di Baghdad la mattina del 6 marzo, per visitare l’Ayatollah sciita iracheno Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani nella sua residenza. Incontro che a detta dell’ambasciatore iracheno in Vaticano, Rahman al-Amiri, al quotidiano di Stato Al-Sabah, dovrebbe essere testimone della firma di un documento di pace tra le parti.

A tal riguardo, lo scorso 24 febbraio, il Presidente iracheno Barham Salih avrebbe dichiarato attraverso un video lanciato dal suo ufficio stampa: “L’incontro tra Papa Francesco e Ali al-Sistani rappresenterà una profonda espressione di moderazione nella religione. – avrebbe poi continuato – L’Ayatollah Sayed Ali al-Sistani ha svolto un ruolo decisivo nel corso degli anni nella protezione della pace civile in Iraq, nella protezione delle minoranze e nel rendere Najaf un centro di moderazione…”.

Preparativi per la visita di Papa Francesco nella città di Baghdida (Qarqosh), nel nord dell’Iraq – Credits Reuters Thaier al-Sudani

Prevista anche una visita a Nassiriya, passando per l’antica città di Ur o Ur Kasdim, più volte nominata nella Genesi e nei libri Sacri come città natale del profeta Abramo, per l’incontro interreligioso in programma. Il tutto per concludere il suo viaggio, domenica 7, ad Erbil nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, passando per Mosul e Qaraqosh nella pianura di Ninive. Pianura che lo Stato Islamico aveva occupato tra il 2014 e il 2017. Da allora i cristiani, in questa regione nel nord dell’Iraq, non sono più tornati alle loro case. Questo perché le tensioni tra i gruppi armati erano e rimangono alte e le infrastrutture sono in gran parte distrutte e/o perdute.

Ma come tristemente noto, dall’inizio della pandemia nel 2020, la presenza dell’IS e delle milizie autonome filo iraniane nel Paese sono aumentate, creando nuove tensioni e conflitti interni ed esterni alla regione. Non per ultimo, l’attacco all’aeroporto internazionale di Erbil operato da elementi probabilmente autonomi, ma affiliati alle Forze di mobilitazione popolari irachene (PMF) fedeli all’Iran.

Ed è proprio su questo che la sicurezza di Baghdad stride con i timori del KRG. A tal riguardo, il portavoce del ministero degli esteri iracheno Ahmed Al-Sahaf ha affermato che: “Le forze di sicurezza e le autorità interessate stanno lavorando diligentemente per fornire tutto il supporto logistico per il successo di questa visita”.

Un fotomontaggio fatto girare sui media dai seguaci di Al Sistani sul quale c’è scritto – Najaf la città della pace e della fratellanza

Più incisive le dichiarazioni rilasciate dalle autorità curde a riguardo e nello specifico da Masrour Barzani lo scorso sabato: “Le autorità curde prenderanno tutte le misure precauzionali per garantire che la storica visita di Papa Francesco proceda senza intoppi, senza complicazioni. – a quasi due settimane dal lancio di razzi su Erbil – garantiremo la massima sicurezza per la visita di Sua Santità nella nostra regione” ha detto Barzani a France 24. “Questa sarà una visita storica nella Regione del Kurdistan e in Iraq, e crediamo che ciò farà luce sugli sforzi che il KRG ha fatto in questi anni per la tolleranza e l’accettazione dei gruppi religiosi e delle minoranze che vivono in Kurdistan da decenni”.

Dal 2003 la regione del Kurdistan è stata ed è un rifugio sicuro per decine di migliaia di cristiani che sono fuggiti dalla violenza nel resto dell’Iraq, così come lo è per milioni di arabi musulmani e rifugiati siriani che hanno vissuto nella regione semiautonoma in pace e in armonia per quasi 20 anni.

Secondo fonti locali, i curdi diffiderebbero della presenza delle forze PMF vicino ai confini con l’Iraq federale. I ripetuti tentativi di riparare le differenze con Baghdad non sono riusciti a sfociare in un patto di lunga durata. Patto che consentirebbe a entrambe le forze di concentrarsi sugli elementi dell’IS che ancora causano il caos in queste aree contese.

19 febbraio 2020 il Primo Ministro del Kurdistan (KRG) Masrour Barzani ha incontrato Papa Francesco in Vaticano. File foto- dispensa-KRG

Secondo Barzani e non solo per lui, la guerra contro l’IS è “ancora un affare incompiuto”. Avvertendo che il gruppo si sta riorganizzando, in particolare nei territori contesi dove la mancanza di cooperazione tra i curdi Peshmerga e le forze del governo federale hanno lasciato un vuoto di sicurezza, sfruttato e ricolmato maggiormente durante l’inizio della pandemia dall’IS.

Avrebbe detto ai media locali: “Abbiamo fatto proposte al governo federale dell’Iraq, abbiamo avuto numerosi incontri con i funzionari per colmare questa lacuna portando forze legittime e legali in quelle aree … per colmare tale divario e negare l’accesso dell’IS in quelle regioni”, ma questi sforzi sembrano non bastare, se la cooperazione tra le parti non si salda con un’alleanza più stretta, più partecipata ed amichevole.

E’ giusto ricordare che l’incontro che ha fatto da apripista a questo evento è stato voluto dai principi emiratini ed è avvenuto il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, dove ad accogliere il Pontefice con amicizia e fraternità c’era il principe ereditario e sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, che con una stretta di mano ha detto: “Noi siamo le persone più felici del mondo perché lei è qui…”. E sull’incontro avvenuto tra Papa Francesco e l’Imam Al-Azhar Al-Sharif, secondo quanto scrive il quotidiano Al-Sabah, l’ambasciatore iracheno avrebbe detto: “Questo consente il consolidamento delle relazioni di fiducia reciproca tra tutte le componenti e apre la strada alla cooperazione tra moschee e chiese. Chiede di sostenere i valori di pace e di sostenere i valori di conoscenza reciproca, fratellanza umana, convivenza e consacrazione di saggezza, giustizia e carità”.

l intesa di pace e coesistenza tra religioni durante la visita di Papa Francesco negli EAU, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan e l’Imam Al-Azhar Al-Sharif

Specificando che il Sommo Pontefice discuterà con l’Ayatollah Al-Sistani, anche di temi caldi come quello dell’estremismo, “…per limitare l’estremismo, rifiutare l’odio, diffondere valori di pace e sostenere i residenti delle aree liberate a causa delle difficoltà che hanno dovuto affrontare, in particolare i residenti delle pianure di Ninive, Mosul e delle città vicine che sono state sfollate in seguito agli atti terroristici compiuti dall’IS”.

Nell’auspicio che non restino solo parole e che ci siano più aperture di questo genere, non ci resta che attendere l’arrivo del Pontefice nella splendida terra bagnata dal Tigri e dall’Eufrate.

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