Di Alessandro Margottini
NAPOLI. Esecuzione ad un ordine di dissequestro e restituzione della Suprema Corte di Cassazione, con contestuale “nuovo” decreto di sequestro adottato dal Tribunale di Napoli, stavolta per oltre 200 milioni di euro, disposto dal Tribunale di Napoli ed eseguito dai finanzieri del locale Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF) nei confronti di due fratelli nonché noti imprenditori di Acerra (Napoli).
Gli imprenditori in questione, attivi in diversi settori economici tra i quali gestione del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali, già nel 2017 erano stati colpiti nella loro considerevole disponibilità patrimoniale con un sequestro generato da una condanna definitiva, che li aveva riconosciuti responsabili del reato di disastro doloso continuato.
Parallelamente alla citata vicenda giudiziaria, le indagini condotte dai finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (GICO) avevano intanto rivelato una netta sproporzione fra i beni individuati dagli inquirenti e le effettive disponibilità patrimoniali dei due fratelli, dimostrando alla stessa Autorità Giudiziaria inquirente come una larga parte di tali beni rappresentassero il frutto oppure derivassero dal reimpiego di denaro ottenuto da attività illecite, determinando così – nel 2019 – un provvedimento di confisca di primo grado, confermato quattro anni dopo con decreto emesso dalla Corte di Appello di Napoli.

La vicenda non era però ancora destinata a concludersi, atteso che ad aprile scorso la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato il predetto provvedimento della Corte di Appello partenopea, disponendo così la restituzione dei beni precedentemente sequestrati anche se, in esecuzione di tale sentenza, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli ha demandato i relativi adempimenti all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), dandogli facoltà di avvalersi della GDF di Napoli ravvisando la possibilità di emettere un nuovo provvedimento di sequestro prodromico alla confisca.
I giudici della Suprema Corte avevano infatti annullato il primo provvedimento in sede di pieno rispetto della legittimità e per ragioni esclusivamente formali, per tale motivo la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli ha opportunamente delegato le necessarie indagini agli specialisti del Nucleo PEF delle fiamme gialle, affinché predisponessero una scrupolosa ricognizione di tutti i beni nelle disponibilità dei due imprenditori.
Proprio grazie a questi ultimi accertamenti patrimoniali, ravvisando l’attualità dei presupposti che avevano determinato l’originario sequestro, il Tribunale di Napoli (su richiesta della stessa DDA) ha dunque nuovamente disposto il provvedimento di sequestro, che oltre ai due preposti raggiunge anche i rispettivi nuclei familiari ai quali viene oggi tolta la materiale disponibilità di 8 società, 72 autoveicoli, 75 rapporti finanziari, 224 immobili, 75 terreni, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo stimato in oltre 200 milioni di euro.
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