ROMA (dal nostro inviato). Garantire la sicurezza di una nazione non è solo una questione di pattugliamento delle strade cittadine, ma parte da molto più lontano: dai suoi confini.
La Polizia di Stato, attraverso la specialità della Polizia di Frontiera, rappresenta il primo e più cruciale baluardo a difesa del Paese.
Lungi dal limitarsi al semplice controllo dei passaporti, gli agenti della Frontiera gestiscono un ecosistema complesso di verifiche e interventi.
L’obiettivo è garantire la sicurezza dello Stato e la regolarità dei flussi di persone e merci in entrata e in uscita dall’Area Schengen (che oggi unisce 29 Paesi europei, dalle sponde dell’Italia fino ai confini scandinavi).

Il lavoro della Polizia di Frontiera si articola su più livelli strategici:
- Controlli a 360 gradi: Verifiche mirate su passeggeri, mezzi di trasporto e bagagli.
- Polizia Giudiziaria e Prevenzione: Contrasto attivo alla criminalità transfrontaliera, alla falsificazione dei documenti e all’immigrazione clandestina.
- Documentazione d’Urgenza: Rilascio di visti in frontiera, lasciapassare e permessi speciali.
- Sinergia Operativa: Monitoraggio del transito di armi e collaborazione stretta con l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza per il rispetto delle norme valutarie.
All’interno dello spazio Schengen le frontiere sono aperte, ma la sicurezza non viene meno.
Entrano in gioco le cosiddette “misure compensative” previste dal Regolamento (UE) 2016/399.
Si tratta di controlli di polizia non sistematici, basati su informazioni d’intelligence e analisi operative, fondamentali per bloccare sul nascere minacce pubbliche e movimenti secondari irregolari.
Una rete capillare che in Italia si poggia su una struttura imponente: 8 Zone di Polizia di Frontiera e decine di uffici specializzati tra scali terrestri, marittimi e aerei.
Report Difesa ha voluto toccare con mano questa realtà, analizzando da vicino il funzionamento del principale e più strategico scalo italiano: l’aeroporto di Roma Fiumicino.
Fiumicino: Un Hub da record in continua espansione
Situato a circa trenta chilometri dalla Capitale e perfettamente collegato da una fitta rete stradale e ferroviaria, lo scalo “Leonardo da Vinci” non è solo il biglietto da visita d’Italia, ma un gigante dell’aviazione civile globale.
I numeri parlano chiaro: un’estensione di ben 1.600 ettari (16 chilometri quadrati) che nel 2025 ha registrato il record storico di 51,3 milioni di passeggeri, segnando un +4% rispetto all’anno precedente e collegando Roma con oltre 240 destinazioni in 80 Paesi.
Il motore di questo successo è il traffico a lungo raggio. Il Nord America si conferma leader assoluto con 4,7 milioni di passeggeri e picchi estivi di 40 voli giornalieri, dicembre scorsi hanno registrato un impressionante +20% rispetto al 2024).
Ottimi risultati arrivano anche dall’Asia (+16%), trainata dalle rotte verso Corea, Giappone, Bangladesh e dal grande ritorno del volo per Hong Kong con Cathay Pacific.
A questo si aggiunge la solida crescita del medio raggio con vettori come Wizz Air ed EasyJet e, sul piano strategico, l’ingresso di Lufthansa in ITA Airways:
una mossa destinata a consacrare definitivamente Fiumicino come l’hub di riferimento assoluto per il Sud Europa.
A confermare l’eccellenza dello scalo romano sono i World Airport Awards 2026 di Skytrax (il più prestigioso ente di rating del settore): sulla base di un sondaggio che ha coinvolto passeggeri di oltre 100 nazionalità in 565 scali globali, Fiumicino si è piazzato al 7° posto nel mondo, confermandosi nella Top 10 globale per il secondo anno consecutivo.

Dietro questo successo internazionale, che guarda al futuro con un piano di investimenti autofinanziati da 9 miliardi di euro per potenziare la connettività e la sostenibilità, c’è un lavoro silenzioso e costante. È la Polizia di Stato che, vigilando sui terminal, coordinando le guardie giurate e sanzionando eventuali violazioni delle compagnie aeree, garantisce che questo immenso flusso di persone possa muoversi in totale sicurezza.
LA POLIZIA DI FRONTIERA DELL’AEROPORTO DI FIUMICINO
Il Commissario Capo Flavio Fratalocchi è il funzionario addetto della sezione Frontiera dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino Aeroporto.
“Questo posto è un border crossing point, una frontiera esterna – spiega a Report Difesa -. Il Terminal 1 gestisce i voli nazionali e, più in generale, quelli afferenti all’area Schengen. Il Terminal 3 quelli extra Schengen. Da qui partono e arrivano tutti i voli da Paesi non aderenti all’accordo di Schengen”.
“Ciò che ci richiede il Codice frontiere Schengen – aggiunge il funzionario – è di sottoporre a verifiche di frontiera tutti i passeggeri riferibili a quelle destinazioni. In via ordinaria tale lavoro viene svolto presso le cabine tradizionali; per determinate categorie di passeggeri, si passa alla modalità elettronica tramite E-gate”.
“In simili verifiche – prosegue Fratalocchi – gli operatori della Polizia di Stato sono affiancati da personale dell’Agenzia europea Frontex stabilmente dislocato presso questo aeroporto. Nonostante detto personale sia legittimato ad interrogare le banche dati nazionali con significative limitazioni per la necessaria segretezza dei dati contenuti nelle medesime, esso rappresenta una risorsa fondamentale e, ad oggi, il contingente Frontex di Fiumicino risulta il più ampio a livello europeo”.
Tanto premesso in via generale, deve aggiungersi che, accanto ai colleghi impegnati nelle verifiche di tipo ordinario, il nostro ufficio dispone di una serie di unità specializzate.
La più rilevante è l’Unità Investigazioni di Frontiera (U.I.F.), stabilmente impegnata da più di trent’anni nel contrasto alla frode documentale.
Trattasi, in particolare, di rilevare eventuali falsità riferibili a documenti o, più generalmente, titoli rilevanti ai fini dell’ingresso o della ripartenza dal territorio nazionale.
Simile compito viene a svolgersi ancor prima dell’arrivo del passeggero tramite monitoraggio, ad opera di personale altamente specializzato, delle tratte considerate a
più alto rischio migratorio: un itinerario di viaggio particolarmente farraginoso o, comunque, anomalo può mirare a dissimulare intenti fraudolenti.
In presenza di simili o ulteriori fattori di rischio, il personale dell’Unità Investigazioni di Frontiera anticipa il momento del controllo documentale, recandosi direttamente al punto di sbarco per effettuare gate check mirati.
A simili dinamiche a carattere preventivo su obiettivi target si aggiunge la più generale opera di seconda linea effettuata da tale unità rispetto a tutte le ipotesi di falso riscontrate dal personale dislocato in prima linea.
La casistica si incentra, primariamente, sul fronte dei visti: caratterizzati da elementi di sicurezza tendenzialmente minori rispetto a quelli presidianti i più complessi documenti di identificazione e, pertanto, più facile bersaglio di intenti fraudolenti.
Diverso discorso può essere effettuato per i passaporti o le carte di identità, laddove le tecniche di falsificazione richiedono l’utilizzo di strumentazioni e di expertise superiori.
In generale, ad ogni modo, è dato assistere ad un marcato innalzamento delle tecniche adottate dalle organizzazioni criminali, tanto sul fronte del cosiddetto “lavaggio dei visti” (NdR rimozione delle generalità originarie per la successiva sostituzione con quelle del portatore) che su quello della contraffazione dei documenti di identificazione.
Tecniche come il morphing vengono a rappresentare una seria minaccia fin dal momento del rilascio del titolo documentale e risultano di difficile investigazione finanche ad opera di operatori altamente specializzati.
Facciamo il caso di una persona che esibisca un passaporto o un visto falso. L’operatore cosa fa a questo punto?, domandiamo.
“L’operatore di “prima linea” interroga, tramite sistema digitale, le principali banche dati nazionali, sovranazionali ed internazionali, ricorrendo, tra l’altro, ad un apparato ottico idoneo ad analizzare, con sufficiente grado di approssimazione, la genuinità del
documento esibito. Acciò si aggiunge necessariamente la verifica della genuinità del visto sul sistema V.I.S.”.
“In prima battuta” – prosegue il Commissario Capo Fratalocchi – “il poliziotto può trovarsi di fronte ad elementi sintomatici quali malfunzionamenti inerenti il chip del passaporto, ovvero la non piena rispondenza tra i dati registrati nei sistemi e quelli del soggetto esibente il titolo. Come dicevo, il no match attiene normalmente il visto. Ci si trova, cioè, di fronte a qualcuno che, pur essendo titolare del passaporto, ha un visto non propriamente convincente per una serie di ragioni. Capita di imbattersi in visti annullati o magari denunciati come smarriti o rubati che magicamente ricompaiono in capo a soggetti diversi, a volte caratterizzati da omonimie”.
“I nostri colleghi interrogano, quotidianamente, centinaia di persone e non è facile mantenere costante la soglia di attenzione. Diciamo che un buon operatore di frontiera è in grado di desumere una situazione rilevante da elementi sintomatici quali il body language o da ciò che il passeggero risponde in sede di intervista di prima linea (n.d.r. nervosismo o preoccupazione di perdere l’aereo)”.
A quel punto, se in prima linea si manifestano dubbi, allora tutto passa alla seconda linea?
“Esattamente! – risponde il Commissario -. Lì il personale addetto sottopone i documenti ad un’analisi più approfondita. Abbiamo lenti di ingrandimento e microscopi specialistici messi a nostra disposizione grazie a fondi comunitari. Parliamo di macchinari in grado di consentire uno scrutinio su tutto l’universo degli elementi di sicurezza dei documenti di identificazione (filigrane, ologrammi, stampe in evidenza, stampe nascoste ecc.).
Invece in partenza i poliziotti fanno un controllo di tipo diverso?, domandiamo.
“Certamente! In quel caso il collega – sostiene Fratalocchi – non è più chiamato a vagliare i requisiti di ingresso, ma piuttosto a verificare che il soggetto in partenza non abbia motivazioni per essere trattenuto sul territorio nazionale…una notifica o un divieto di espatrio. La maggiore attenzione, chiaramente, attiene i minori, onde escludere qualsiasi rischio di tratta o di sottrazione”.
“L’utilizzo della carta di identità elettronica – prosegue ancora il Commissario – è una bella idea (ricordiamo che da agosto non sarà più possibile utilizzare quella cartacea) e consente di fare controlli più rapidi. Vanno però verificati i requisiti di destinazione. È infatti un documento con una forza minore rispetto al passaporto che è un qualcosa di ben più ampio e garantisce di più il viaggiatore”.

LA SEZIONE SICUREZZA
Il Commissario Capo Marco Fraschetti è alla guida della Sezione Sicurezza della Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Fiumicino.
“Come Polizia di Stato – spiega il dottor Fraschetti – gestiamo il dispositivo di sicurezza aeroportuale, composto da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza.
In tal modo sullo scalo sono presenti pattuglie appiedate e automontate che vigilano sul sedime aeroportuale e ne garantiscono la sicurezza.
Oltre alle pattuglie ordinarie di matrice interforze appena descritte, abbiamo a disposizione anche i c.d. specialisti: cinofili, artificieri e tiratori scelti. Sono inoltre presenti le UOPI (Unità Operative di Primo Intervento) della Polizia di Stato e le API (Aliquote Primo Intervento) dei Carabinieri”.
Per particolari servizi concorrono – prosegue il funzionario – anche il Commissariato di Fiumicino nella gestione dell’ordine pubblico all’esterno dell’Aeroporto e la Polizia Locale di Fiumicino”.
All’interno della Sezione Sicurezza opera l’Unità di supervisione e verifica dell’applicazione del Programma Nazionale di Sicurezza (U.S.V.A.P.N.S.).
Il programma nazionale di sicurezza insieme alla normativa europea di riferimento regolamenta tutti gli aspetti, infrastrutturali ed operativi, inerenti la Security aeroportuale al fine di prevenire atti illeciti all’aviazione civile.
L’U.S.V.A.P.N.S., come spiega il Sovrintendente della Polizia di Stato Luigi Brandi, opera con professionalità e dedizione su tutto lo scalo aeroportuale, contribuendo a mantenere alti gli standard di sicurezza ed intervenendo direttamente laddove dovesse rilevare delle irregolarità.
Inoltre, proprio in virtù della elevata professionalità che ne contraddistingue i componenti, la stessa partecipa, con l’Ente gestore dell’Aeroporto, alla pianificazione di attività che impattano sulla Security al fine di guidarne ed indirizzarne l’operato secondo i dettami della norma e con espresso riferimento alle peculiarità che contraddistinguono lo scalo aereo in questione.
IL RUOLO DELLA SEZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA
Alla Sezione di Polizia Giudiziaria sono demandanti molteplici compiti, tra i quali spiccano la prevenzione e repressione dei reati commessi in ambito aeroportuale, gli adempimenti correlati all’estradizioni da/per l’estero di individui da sottoporre a misure restrittive della libertà e, non infrequente, l’arresto di persone ricercate rintracciate all’esito dei controlli di frontiera svolti sui passeggeri in arrivo da località estere – spiega a, Report Difesa, il Commissario Capo Fernando Speziali, Funzionario responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria.
Che succede in caso del trasferimento di un latitante dall’estero in Italia?
“In questo caso si parla di estradizione cosiddetta “attiva”, ovvero il trasferimento in Italia di un soggetto ricercato dalle nostre Autorità Giudiziarie – aggiunge il dottor Speziali – per l’esecuzione di una condanna definitiva ovvero la sottoposizione ad una misura cautelare; una volta rintracciato e tratto in arresto all’estero dalle Forze di Polizia locali, si attiva una procedura tra l’autorità giudiziaria locale e quella italiana, per concordare la consegna dell’interessato in modalità sicura e con tutte le garanzie di Legge. Ottenuti i nulla osta dalle Autorità Giudiziarie, del trasferimento materiale del soggetto se ne occupa personale del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia – Interpol, istituito presso il Ministero dell’Interno, che preleva l’estradato all’estero e lo trasferisce con volo aereo presso questo scalo aeroportuale per consegnarlo a questa Sezione di Polizia Giudiziaria, la quale si occupa dell’esecuzione materiale dell’arresto nel Territorio Nazionale italiano e di tutti i relativi adempimenti formali, consegnando poi il ristretto presso una Casa di Reclusione individuata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente”.
Analogamente – precisa il Commissario Capo Speziali – vengono trasferiti cittadini italiani condannati all’estero che chiedono di espiare la pena detentiva qui in Italia, previo assenso delle autorità stranieri competenti.

Al contrario, parliamo della cosidetta estradizione “passiva” quando un soggetto ricercato da un’Autorità Giudiziaria estera viene arrestato qui in Italia.
Non è infrequente – evidenzia il Dottor Speziali – che persone ricercate vengano arrestate qui in Aeroporto all’atto dei controlli di frontiera o in transito per altre destinazioni; il tal caso è il nostro personale della Polizia di Stato che informando l’Autorità Giudiziaria che ha messo il provvedimento restrittivo della libertà ovvero l’Interpol se ricercato all’estero, provvederà poi al trasferimento presso il vicino Carcere di Civitavecchia (Roma).
Per quanto attiene la normale attività investigativa svolta dalla Sezione all’interno dello scalo aeroportuale, nel caso si proceda all’arresto in flagranza a seguito di commissione di reati (ad esempio da parte di borseggiatori in danno di passeggeri), sarà interpellata la Procura della Repubblica di Civitavecchia (Roma) territorialmente competente per la convalida dell’arresto e lo svolgimento, spesso “per direttissima”, del processo.
Un settore specializzato si occupa di indagini che vengono qui condotte per la prevenzione e repressione del fenomeno dell’immigrazione clandestina, spesso commesso con l’uso di documenti falsi, i quali vengono sottoposti ad esame con l’utilizzo di sofisticate apparecchiature per confermare la contraffazione.
In collaborazione con altri Uffici di Polizia territoriali, viene poi svolta attività di indagine e monitoraggio con scambio di informazioni – conclude il funzionario.
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