Il potere economico cinese sul Mediterraneo

Aumenta il potere economico cinese nel Mediterraneo.

Roma. Il bacino del Mediterraneo è ancora al centro della geopolitica mondiale. Il 29° rapporto Italia dell’Eurispes evidenzia come in quest’area si concentri il 19% del traffico marittimo mondiale, il 25% dei servizi di linea container ed il 30% di quello petrolifero.

“Negli ultimi venti anni – si legge nel dossier – i 30 maggiori porti del Mediterraneo hanno registrato una crescita del 425%, con un tasso medio del 21% all’anno, del numero dei containers movimentati”.

In questo quadro, il sistema portuale italiano si è trovato ad operare in un contesto competitivo in cui da un lato continua a pesare la concorrenza dei porti del Mediterraneo occidentale, lo sviluppo degli scali del Nord Africa e del Mediterraneo orientale. Di contro gli scali del Tirreno settentrionale e dell’Alto Adriatico subiscono la competizione dei grandi porti del cosiddetto “Northern Range”, ovvero di quelli localizzati lungo la fascia costiera compresa tra Le Havre (Francia) ed Amburgo (Germania).

Sul Mare nostrum continuano a registrarsi gli appetiti economici cinesi. “L’incombenza via mare dei flussi commerciali della Cina – si legge nel rapporto – è un dato con il quale bisognerà sempre più fare i conti”.

Basta segnalare qualche dato. L’interscambio cinese verso l’Europa è salito a 439 miliardi di dollari ed a 187 miliardi verso i Paesi della cosiddetta area Mena che interessa quelli del Mediterraneo e quelli del Nord Africa.

Solo per questa area si stima un valore commerciale pari al 6% del Pil cinese. E’ nata la nuova “Via della seta” che af si che il Mediterraneo diventi centrale nel traffico commerciale marittimo mondiale. E dopo avere investito nel porto del Pireo in Grecia, dove i cinesi ormai controllano il 67%, altri segnali sono arrivati dagli accordi con Rotterdam, Abu Dhabi, Haifa in Israele e Vado Ligure in Italia. Ma guardano al Mediterraneo anche altri Paesi emergenti nell’area asiatica, a cominciare dall’India.

Il Governo di Pechino direttamente ha fatto investimenti diretti per la la Via della seta che hanno raggiunto un +38,6%, mentre le imprese cinesi hanno già stabilito 52 accordi di cooperazione economica garantendo circa 70 mila posti di lavoro locali.

Si tratta di 600 miliardi di dollari di scambi commerciali nei primi otto mesi del 2016 (ovvero il 26% del volume totale del commercio estero cinese).

Inoltre,conclude il rapporto Eurispes, i cinesi pensano al Mediterraneo come a un grande hub per i collegamenti commerciali con l’Europa ma anche con la costa atlantica degli Stati Uniti.

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