Guardia di Finanza: a Napoli lotta alla camorra. Confiscati beni per oltre 4.000.000 di euro a un imprenditore in affari con il boss Michele Zagaria

Di Alessandro Margottini               

NAPOLI. Una confisca di beni mobili e immobili aventi un valore complessivo di 4.000.000 di euro è stata eseguita stamani dai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli – Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF), nei confronti di un imprenditore di Casapesenna (Caserta) affiliato al famigerato clan dei Casalesi – fazione Zagaria.

La pesante misura ablativa, che ora fa acquisire al patrimonio dello Stato 5 società, 12 autoveicoli, 2 natanti, 9 rapporti finanziari, 5 immobili e 7 terreni, è stata disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nonché confermata – in via definitiva – dalla Corte di Cassazione.

Il destinatario del provvedimento, considerato in stretti rapporti d’affari con la fazione retta dal boss Michele Zagaria (alias “Capastorta”, arrestato nel dicembre 2011 dopo sedici anni di latitanza e successivamente condannato all’ergastolo) era stato anch’egli condannato a sei anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa.

Investigatori del GICO GDF di Napoli durante un’indagine su banca-dati

In tale contesto era infatti emerso come il preposto, unitamente ad altri imprenditori e facendo leva sulle conoscenze e sugli agganci di Zagaria nelle amministrazioni pubbliche, fosse riuscito ad aggiudicarsi ricche commesse sulla realizzazione di opere pubbliche a fronte di un 5% di ricavi da corrispondere allo stesso capoclan per la sua attività di “intermediazione”; attività che avveniva anche con gli altri clan camorristici egemoni sulle zone di realizzazione dei lavori.

Tale “modus operandi” è stato dimostrato agli inquirenti dagli accertamenti economico-patrimoniali condotti dai finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (GICO), sulla scorta dei quali sono emerse significative discrepanze tra il valore dei beni nella disponibilità del citato imprenditore (oltre che del suo nucleo familiare) e quelli resi effettivamente possibili dalle proprie dichiarazioni reddituali, tutto ciò in un arco di tempo quasi ventennale ricompreso tra il 1997 e il 2015.

Tale circostanza, sintomatica di un’illecita accumulazione patrimoniale protrattasi negli anni, è alla base della confisca irrevocabile eseguita in data odierna e che raggiunge i suddetti beni aventi un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.

Per giudici del Tribunale sammaritano nonché per quelli della Suprema Corte, si è dunque trattato di un’accumulazione patrimoniale di chiara ed accertata matrice illecita, che va dunque confiscata e restituita a società civile quale risarcimento per il danno precedentemente subìto dalle suddette attività criminose.

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