Pistorius contro von der Leyen: l’Europa divisa sull’Ucraina

Di Giuseppe Gagliano*

BERLINO. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha definito “premature” e prive di fondamento giuridico le dichiarazioni della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, circa un possibile dispiegamento di truppe europee in Ucraina.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius – Credit – Sandro Halank

Secondo Pistorius, Bruxelles non ha alcun mandato per discutere l’invio di soldati, materia che resta di competenza esclusiva degli Stati membri. Le parole arrivano dopo l’intervista concessa da von der Leyen al Financial Times, in cui parlava di “piani piuttosto precisi” per una missione multinazionale a guida europea con supporto americano.

Divisioni strategiche e assenza di consenso

La proposta di von der Leyen non ha solo creato tensioni con Berlino, ma ha messo in luce profonde divergenze tra i governi occidentali. Francia e Regno Unito, promotori della “coalizione dei volenterosi”, discutono da mesi ipotesi di intervento, mentre gli Stati Uniti e diversi Paesi NATO, inclusa la Polonia, hanno escluso con fermezza l’invio di truppe. Altri governi, soprattutto in Europa orientale, mantengono posizioni ambigue. Questa frattura rivela l’assenza di una strategia comune e la difficoltà di conciliare l’esigenza di rassicurare Kiev con la paura di un confronto diretto con Mosca.

La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen

Il ruolo di Trump e le garanzie americane

Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero sostenere l’Ucraina in una fase post-bellica, anche con assetti militari, ma solo se l’Europa assumerà un ruolo di primo piano. La sua offerta di una “garanzia simile all’Articolo 5” della NATO è più una suggestione politica che un impegno concreto. In realtà, Washington sembra intenzionata a limitare la propria esposizione militare, scaricando sugli alleati europei il peso della sicurezza ucraina. Ma senza un ombrello americano, le forze europee non hanno né la capacità né la coesione per operare da sole.

Parigi al centro del negoziato

Il 4 settembre la Francia ospiterà una riunione di circa 30 Paesi per discutere delle garanzie di sicurezza all’Ucraina. Parigi punta a rilanciare il progetto della coalizione dei volenterosi e a inviare un messaggio a Trump: senza un coinvolgimento americano, qualsiasi piano resterà incompiuto.

Il Presidente francese Emmanuel Macron

Zelensky parteciperà all’incontro, segnalando la sua volontà di mantenere la Francia come principale sponsor europeo, ma la sua diplomazia è costretta a muoversi tra posizioni divergenti e promesse incerte.

Le esigenze ucraine

Intanto Kiev ribadisce le sue richieste: sistemi di difesa aerea avanzata, in particolare batterie Patriot e missili a lungo raggio. La priorità per Zelensky non è tanto la presenza di truppe straniere sul territorio, quanto rafforzare le capacità militari ucraine per scoraggiare nuovi attacchi russi. L’idea di una “forza di rassicurazione” europea resta sul tavolo, ma la sua efficacia dipenderebbe più dalla deterrenza che dalla capacità reale di combattere. In questo senso, un eventuale dispiegamento nei Paesi confinanti potrebbe avere più valore politico che militare.

Geopolitica e geoeconomia della sicurezza europea

L’ipotesi di un’Europa militarmente presente in Ucraina apre scenari di lungo periodo. Sul piano geopolitico, significherebbe un salto verso una vera autonomia strategica, ma allo stesso tempo sancirebbe una rottura definitiva con Mosca e una dipendenza rafforzata da Washington. Sul piano economico, comporterebbe un aumento massiccio delle spese militari, in un momento in cui molti Paesi Ue affrontano stagnazione e malcontento sociale. La sicurezza dell’Ucraina diventa così il terreno su cui si misurano le contraddizioni tra ambizioni globali e vincoli interni.

Un’Europa divisa e vulnerabile

La polemica tra von der Leyen e Pistorius mostra che l’Unione Europea fatica a parlare con una sola voce su un tema cruciale come la guerra in Ucraina. Le scelte sul futuro assetto di sicurezza non possono essere prese con dichiarazioni unilaterali, ma richiedono un consenso che oggi appare lontano. In mancanza di coesione, il rischio è che l’Europa resti schiacciata tra le pressioni americane e le minacce russe, incapace di trasformare le proprie ambizioni in realtà operativa.

*Presidente Centro Studi Cestudec

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