Rapporti USA-Cina-Russia: la nuova Amministrazione Biden ha inasprito il linguaggio anche a rischio di un’escalation. Il Presidente americano sembra disposto a sostenerne il costo

Di Pierpaolo Piras 

Washington. L’Amministrazione presieduta da Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti, sorprende i più per la rapidità e la portata delle misure adottate nei suoi primi 100 giorni.

Joe Biden, Presidente USA

Il pacchetto delle misure attuate in campo economico e sociale ha impressionato per la sua ampiezza di vedute ed entità delle risorse economiche stanziate (con qualche avvertimento ricevuto in ragione al loro impatto inflazionistico).

Il suo solerte impegno nell’attivazione del sistema nazionale di vaccinazione di massa contro il Covid-19 ha prodotto e continua a produrre risultati positivi,  contrastando con la politica contradditoria ed indisciplinata della precedente amministrazione.

L’impegno della Casa Bianca nell’esercitare un chiaro ruolo dominante nella lotta agli effetti del cambiamento climatico.

In particolare, ritornando all’osservanza delle norme e raccomandazioni globali approvate dalla Conferenza internazionale di Parigi del dicembre 2015.

Le sue considerazioni sugli effetti del clima nel condizionare la politica migratoria ed i suoi effetti reali a medio termine, compresi i riflessi sui minori non accompagnati.

Quest’ultima Commissione è stata attribuita alla vice Presidente USA, Kamala Harris.

Kamala Harris, vice Presidente degli Stati Uniti

Numerosi cambiamenti riguardano anche la politica estera di Biden, sensu stricto .

L’annuncio del ritiro della gran parte delle Forze Armate americane dall’Afghanistan prima dell’11 settembre prossimo (20 anni dopo i’attacco alle Torri Gemelle di New York) e la volontà (per ora appena accennata) del ritorno degli Stati Uniti al patto per il nucleare con l’Iran, sono stimati esempi di una svolta verso una condotta all’insegna del migliore multilateralismo.

L’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001

Il linguaggio politico è cambiato

Numerosi commentatori hanno fin da subito evidenziato il cambiamento di linguaggio di Joe Biden nei confronti sia della Cina che della Russia .

Verso la Russia

Per quanto concerne la Russia, l’imposizione di pesanti sanzioni (in coordinamento con il Regno Unito e l’ Unione Europea ) sia nel caso degli atti persecutori verso  lo strenuo oppositore di Vladimir Putin (Presidente della Federazione Russa) Alexei Navalni, che nei riguardi della ancora indefinita appartenenza politica della Crimea, si aggiungono a un palese indurimento del linguaggio anche in ambito NATO.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Ad esempio, la qualifica di “assassino” pronunciata apertis verbis da Biden, riferendosi a Putin.

Fa eco la stessa Amministrazione americana in risposta a un nuovo intervento militare russo in Ucraina o di fronte a ogni minaccia russa che venga rivolta alle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania (dal 2004 entrate a far parte della Unione Europea).

Da qui anche la necessità di rafforzare la NATO potenziando i collegamenti con quest’ultima alleanza.

Biden ha detto che “il ritiro delle truppe russe al confine con l’Ucraina è un sintomo della nuova e più determinata posizione degli Stati Uniti” nei confronti della Russia.

Il messaggio

Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti e più in generale l’Occidente non guarderanno dall’altra parte di fronte all’espansionismo aggressivo della Russia e pongono  limiti che non devono essere oltrepassati.

Il ritiro delle truppe russe al confine con l’Ucraina (sebbene possano tornare in qualsiasi momento) è un sintomo di questa nuova posizione.

Ma non vanno assolutamente escluse nuove fonti di tensione, come nel cosiddetto “corridoio di Suwalki” , che collega la Bielorussia e la Russia, tramite l’enclave russa di Kaliningrad , e che costituisce l’unico confine terrestre (meno di 100 chilometri) fra le tre repubbliche, i paesi baltici, la Polonia e il resto dell’UE.

Nuove tensioni

Insomma, sembra il crescendo di un’escalation di tensione tra amministrazioni statali e il ritorno alle dinamiche politiche tipiche della passata Guerra Fredda con il blocco dei Paesi comunisti, rappresentate dal relativo dispiegamento reciproco di missili a corto e medio raggio .

E’  in gioco anche la continuità degli impegni reciproci sugli ICBM.

ICBM è un acronimo che sta per Intercontinental Balistic Missile , un missile capace di trasportare testate nucleari multiple ad una distanza oltre 5 mila chilometri.

Ma è un costo che Biden sembra (stavolta) disposto a sostenere.

Verso la Cina

Nel caso della Cina, Biden cerca di creare un partenariato con l’Unione Europea nel suo confronto globale con Pechino, abbandonando le tentazioni dell’equidistanza politico-finanziaria verso i due a favore della UE.

L’attivismo schierato con gli alleati nell’Indo-Pacifico, rafforzando il QUAD, sottolineando il ruolo del Giappone nella regione.

Infatti, il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, è stato il primo ad essere ricevuto ufficialmente da Biden alla Casa Bianca.

Il capo del Governo giapponese Yoshihide Suga

Il “QUAD” è un acronimo che sta per “ Quadrilateral Security Dialogue”, un’alleanza in chiave anticinese  tra India, Giappone, Australia e Stati Uniti, istituito per la prima volta nel 2007-2008.

Il rafforzamento della cooperazione strategica, militare e di condivisione dell’intelligence USA con l’India sono chiari esempi della determinazione degli Stati Uniti intesa a contenere l’espansionismo sempre più irruente della Cina,  mantenendo e aumentando la sua presenza militare nell’area dell’indo-pacifico e dell’isola di Taiwan .

L’istituzione di sanzioni (a cui ha aderito anche l’UE) si aggiunge a questa nuova posizione politica.

A tale attivismo bisogna aggiungere, ancora una volta, il linguaggio duro simile a quello che si è recentemente udito nell’incontro in Alaska tra i due Paesi, Cina e USA.

Almeno negli incontri pubblici, sono stati scambiati rimproveri altisonanti in merito alla ferma posizione assunta dagli Stati Uniti in difesa dei diritti umani contro le sue violazioni repressive di Pechino in Tibet, Xinjiang o Hong Kong.

Studenti contro poliziotti ad Hong Kong

Oppure nell’importante difesa dei valori democratici, intesi come elementi che non possono  essere circoscritti alla sola valutazione della politica interna dei singoli Paesi.

La posizione ufficiale della Cina è opposta.

Come nei confronti di Putin, Joe Biden ha parlato di Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, come di un personaggio convinto  che la democrazia non abbia un futuro e che l’autocrazia (assolutismo politico) sia l’unica via da percorrere, concludendo che Xi “non ha un osso democratico nel suo corpo” anche se è “un ragazzo molto intelligente“.

Xi Jinping, Presidente cinese, nel corso di una visita negli USA

Per la classe cinese al potere sembra che  l’incorporazione di Taiwan nella Cina Popolare sia un obiettivo inalienabile.

In ogni caso, crescono le tensioni e con esse il rischio di incidenti potenzialmente pericolosi, in una dinamica di tipo “azione-reazione” che potrebbe diventare inarrestabile.

Il linguaggio della Guerra Fredda – e le tensioni che ne derivano – sta tornando alla ribalta.

Il mondo è divenuto più pericoloso e incerto, ma tale metodo rappresenta il prezzo che l’Amministrazione Biden è disposta a pagare in difesa dei valori e interessi occidentali,  di libertà e di democrazia.

Lo scontro verbale tra USA e Russia

Nel 1983, Ronald Reagan (40º Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1981 al 1989) , riferendosi all’Unione Sovietica, la definì con il termine “Impero del male”.

La firma del Trattato INF tar Gorbaciov e Reagan

Un linguaggio aspro che pose fine alla cosiddetta distensione tra i due blocchi, basata sulla “pacifica convivenza” e derivata dalla constatazione che entrambe le potenze erano condannate a una sorta di legame permanente tra loro.

Reagan scelse di collocare gli Stati Uniti in una posizione strategicamente superiore all’URSS – con il dispiegamento di missili nell’Europa occidentale e lo sviluppo di scudi antimissili intercontinentali – per convincere Mosca che la sua lotta per l’egemonia globale non aveva futuro.

Il tutto rimanendo in attesa del collasso di un sistema politico, autocratico, economico e sociale come quello sovietico, incapace politicamente ed economicamente, di stare al passo con l’Occidente democratico.

Dopo pochi anni, il comunismo crollò, sconfitto dalla Logica e dalla Storia.

Un pezzo del Muro di Berlino, uno dei simboli del crollo del comunismo

Tuttora il pensiero reaganiano non è cambiato granché, anche se di recente Biden ha spiegato che non intende in alcun modo “avviare un ciclo di escalation e di conflitto armato con la Russia”.

I toni di Washington si sono nuovamente acuiti in seguito al recente cyber attack di hacker russi ad un importante oleodotto americano.

Il cambio di linguaggio è stato quindi accompagnato da un chiaro riorientamento strategico basato sulla fiducia nelle proprie forze, sul rafforzamento delle capacità difensive fino al raggiungimento di una netta superiorità globale, nonché sulla convinzione che tale superiorità poggi anche sui valori della democrazia e della libertà.

Ora, vale la pena chiedersi  se al cambio di linguaggio di Biden si accompagni quel rinnovato impegno a fare quanto necessario per rendere più forte la sicurezza degli Stati Uniti di fronte alla sfida strategica, economica e militare, della Cina.

Si percepisce un ritorno all’antica strategia reaganiana di confronto tra sistemi politici, economici e sociali e, quindi, rispettosi, almeno per gli USA, dei principi e valori facenti parte delle libertà sociali e dello Stato di diritto.

Ciò che appare evidente ed innovativo è che, a differenza di Donald Trump, Biden crede fermamente che tali obiettivi richiedano il rafforzamento delle relazioni con gli alleati , al fine di ricostituire un blocco di Paesi democratici capaci di fronteggiare quelli  autoritari, i quali costituiscono ancora oggi la principale minaccia alla pace di questo mondo.

La storia e il linguaggio politico sono tornati ad essere sintomatici dell’effettivo livello dei rapporti tra Stati.

Tenendo sempre conto che le previsioni sono nella bocca e penna di molti analisti, ma anche nella scrivania di pochi.

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