Referendum Catalogna, ha votato solo il 42% degli aventi diritto. Il precedente del 9 novembre 2014

Barcellona. Il referendum, ieri, sull’indipendenza ieri in Catalogna nonostante il fortissimo contrasto del Governo di Mariano Rajoy si è concluso con una vittoria quasi unanime dei catalani.

Questi i principali risultati ed i dati. Oltre 5,34 milioni di catalani sono stati chiamati alle urne per rispondere alla domanda: “Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”.

La scheda per il referendum di ieri in Catalogna

Secondo quanto comunicato dalla Generalitat sono stati contati 2.262 milioni di voti (+42% degli aventi diritto).

Gli interventi della Polizia nazionale e della Guardia civil ha chiuso circa 400 dei più di 2.100 seggi elettorali aperti in tutta la regione, come hanno detto autorità catalane. Mentre secondo il Governo di Madrid quelli chiusi sono stati 92. Circa 770.000 le persone che avrebbero votato in locali chiusi.

I voti per il “Sì” sono stati 2.020.144 milioni (90.09%), secondo le cifre ufficiali. Ore prima dell’inizio della votazione, il governo catalano ha autorizzato un “censimento universale” che ha permesso a qualsiasi cittadino di votare ovunque. Nei social si sono diffuse foto di persone che hanno votato diverse volte in luoghi diversi.

I voti per il “No” sono stati 176.565 (7.87%). La vittoria del “sì” era scontata, perché i sostenitori del “No” all’indipendenza consideravano il referendum illegale e non hanno campagna elettorale.

Le schede bianche sono state 45.586 (2.03%), mentre i voti nulli 20.129, lo 0,89%.

La Legge referendaria, anche se è stata sospesa dalla Corte Costituzionale spagnola, non ha richiesto un quorum per convalidare la votazione e fissa un periodo di 48 ore per dichiarare l’indipendenza in caso di vittoria dei “Sì” a maggioranza semplice.

Prima del referendum di ieri, per la secessione della Catalogna di Madrid, ci furono altri tentativi.

L’unico in cui materialmente si arrivò ad un voto, fu quello del 9 novembre del 2014 che aveva la forma di un referendum ma non lo era neanche per i catalani a ‘differenza’ di quello di ieri.

Il nome dell’operazione politica era di “Processo partecipativo sul futuro politico della Catalogna”. Venne promosso dalla Generalitat come alternativa legale a un vero e proprio referendum sullo status della Catalogna, guidata all’epoca da Artur Mas.

Mas è stato condannato, lunedì scorso, a restituire 5,2 milioni di euro dalla Corte dei Conti spagnola per le spese legate proprio a quella consultazione.

Anche all’epoca la Corte Costituzionale ne dichiarò l’illegittimità ed il governo catalano comunicò che la consultazione si sarebbe tenuta ugualmente.

Il voto si svolse e parteciparono al voto solo il 35,9% degli aventi diritto. L’80,72% dei votanti si espresse per la piena indipendenza ma non accadde nulla.

Per il referendum catalano il problema centrale – a parte la sua legittimità – è questo: non viene stabilita una soglia minima. In teoria se anche un solo catalano fosse andato a votare e si fosse espresso per il sì, secondo il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, lui comunque sarebbe stato il presidente della Repubblica di Catalogna.

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