Relazioni Cina-Francia: incontro Xi Jinping ed Emmanuel Macron, una diplomazia in vetrina con accordi al minimo. La visita rivela più gli equilibri globali che i risultati concreti

Di Giuseppe Gagliano*

CHENGDU (CINA). L’incontro tra Xi Jinping ed Emmanuel Macron a Chengdu è stato presentato con gesti di grande cortesia.

Il Presidente cinese, Xi Jinping

il Presidente cinese che accompagna personalmente un leader straniero è un segnale raro, riservato ad alleati di particolare rilievo.

E infatti il messaggio politico è chiarissimo: Pechino vuole valorizzare Parigi come interlocutore privilegiato in un’Europa attraversata da divisioni interne, dall’incertezza strategica e da una crescente dipendenza dall’economia cinese.

IL  paradosso è che, al di là delle foto di rito e dei discorsi solenni, gli analisti hanno visto poco di sostanziale.

La Cina, che pure mostra attenzione verso la Francia, non ha concesso ciò che Macron sperava: aperture commerciali significative, concessioni sui dazi, un pacchetto economico di peso.

Parigi torna a casa con solo dodici accordi di cooperazione, tutti a basso impatto strategico.

Il viaggio, a conti fatti, sembra aver rafforzato più l’immagine diplomatica di Pechino che quella dell’Eliseo.

Macron e l’Europa divisa: il tentativo di fare da ponte

Macron si presenta a Xi con la retorica della crisi del multilateralismo, sottolineando che il mondo post-Seconda guerra mondiale si sta sgretolando. Invita la Cina a cooperare sulla guerra in Ucraina, a riequilibrare il commercio, a impegnarsi sul clima.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron

Ma la sua posizione riflette una realtà politica poco favorevole: l’Unione Europea è divisa proprio sui temi più delicati dei rapporti con la Cina.

La Francia spinge sulla sicurezza economica, difende la necessità di proteggere industrie strategiche, sostiene i dazi sui veicoli elettrici cinesi. La Germania, dipendente dal mercato cinese, vota contro. Altri Paesi oscillano. Pechino osserva e sfrutta queste crepe: è la prima regola del gioco per una potenza che vuole espandere l’influenza senza scontri diretti.

In questo contesto, Macron appare come un mediatore con margini ridotti. Xi lo sa, e lo tratta come un partner utile, ma non decisivo.

Pechino gioca in attacco, ma con prudenza

Il Presidente cinese offre a Macron parole di grande prestigio: indipendenza, visione strategica, ruolo di grande potenza.

Un lessico pensato per valorizzare la tradizione francese dell’autonomia europea, quella che costruisce ponti tra Occidente e mondo emergente.

Ma nei fatti, Pechino resta ferma.

Niente maxi-ordine di 500 Airbus, che avrebbe premiato Parigi ma indebolito la posizione cinese nei negoziati con gli Stati Uniti. Nessuna concessione sui cognac o sulle carni suine, che avrebbe complicato la battaglia commerciale sui veicoli elettrici. Nessuna offerta rilevante per gli investimenti europei.

La Cina oggi si percepisce in posizione di forza.

Consiglieri vicini al Governo lo dicono apertamente: l’UE è troppo legata agli Stati Uniti, e il ritorno di Trump ha reso l’Europa ancora più insicura. Per Pechino è il momento di aspettare che Bruxelles ammorbidisca la linea.

L’asse con la Francia come leva sull’Unione Europea

L’atteggiamento cinese suggerisce una strategia di fondo: costruire un rapporto privilegiato con Parigi per allargare il margine di manovra all’interno dell’UE. La Francia è influente, è uno dei pochi Paesi europei con autonomia nucleare e militare, e promuove un’idea di “autonomia strategica” che Pechino considera utile ai propri interessi.

La sede dell’Unione Europea a Bruxelles

Non è un caso che Xi, pur evitando concessioni economiche, insista sulla convergenza politica: cooperazione, indipendenza, multipolarismo.

È un invito implicito all’Europa a distanziarsi dagli Stati Uniti. E Macron, pur ribadendo l’importanza dell’Occidente, sembra cercare un equilibrio che però, per ora, non convince né Pechino né Bruxelles.

Un viaggio che mette a nudo i limiti dell’Europa

La visita di Macron in Cina evidenzia un problema strutturale: l’Europa non parla più con una voce sola.

È divisa sulla politica industriale, sulle relazioni con la Cina, sulla gestione dei dazi, sulla strategia di sicurezza economica. In questo scenario, Pechino ha tutto da guadagnare e pochissimo da concedere.

La mancata firma di accordi di peso non è un incidente diplomatico: è la prova che la Cina ritiene l’UE una potenza indecisa, ancora in cerca di un’identità autonoma. Ed è proprio su questa incertezza che intende costruire la propria influenza.

Macron ottiene qualche titolo sui giornali e l’immagine dello statista accolto con onori speciali.

Xi ottiene un messaggio molto più importante: la Cina parla con la Francia perché la Francia resta, nel caos europeo, l’interlocutore più affidabile e più utile. In un mondo che cambia rapidamente, non è un dettaglio da poco.

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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