Di Giuseppe Gagliano*
SEUL. L’incontro di lunedì scorso tra la presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e il Presidente sudcoreano Lee Jae Myung segna più di una tappa di protocollo.

Dopo quasi vent’anni senza una visita di questo livello da parte italiana, Roma e Seul provano a spostare la relazione bilaterale sul terreno dove oggi si decidono potere e autonomia: intelligenza artificiale, semiconduttori, Spazio, Difesa, materie prime critiche.
Non è un elenco di buone intenzioni, ma la cartina delle vulnerabilità del sistema globale e, insieme, delle leve con cui si costruiscono nuove dipendenze o nuove libertà.
Tecnologia e industria: la posta economica
Per l’Italia, l’intesa con la Corea del Sud è un tentativo di uscire dal ruolo periferico nelle grandi filiere tecnologiche.

L’ accordo sui semiconduttori e la cooperazione sull’intelligenza artificiale puntano a rafforzare capacità industriali che oggi l’Europa possiede in modo frammentato.
Per Seul, l’interesse è speculare: diversificare partner e mercati, ridurre dipendenze e consolidare la propria posizione come potenza industriale avanzata.
La firma del memorandum tra le associazioni di settore sui chip va letta come un primo tassello di una strategia più ampia, che lega produzione avanzata, ricerca applicata e sicurezza delle forniture.
Materie prime critiche: la nuova geoeconomia
Il riferimento insistito alle catene di approvvigionamento minerario critiche non è un dettaglio tecnico.
È il riconoscimento che senza accesso stabile a terre rare, litio e metalli strategici non esiste sovranità tecnologica.
La collaborazione nel quadro della Minerals Security Partnership, oggi presieduta dalla Corea del Sud, inserisce l’Italia in una rete multilaterale che mira a sottrarre questi snodi alla volatilità geopolitica e alle pressioni dei grandi monopolisti.
Qui la cooperazione bilaterale diventa geoeconomia: costruire sicurezza attraverso l’industria e le risorse.
Difesa e Spazio: complementarità strategica
Sul piano militare, Roma e Seul parlano di “cooperazione complementare”.
Tradotto: integrazione di competenze.
La Corea del Sud dispone di un’industria della Difesa dinamica e orientata all’export; l’Italia può offrire capacità tecnologiche, esperienza industriale e un inserimento strutturato nei programmi europei.
Anche il settore spaziale rientra in questa logica: osservazione, comunicazioni e applicazioni duali sono ormai parte integrante della sicurezza nazionale. Qui la linea che separa civile e militare è sempre più sottile.
Indo-Pacifico e Europa: un’unica equazione di sicurezza
Il richiamo alla denuclearizzazione della penisola coreana e alla stabilità dell’Indo-Pacifico va oltre la retorica.
Quando Meloni sottolinea il legame tra sicurezza europea e indo-pacifica, cita implicitamente l’Ucraina come prova generale: le crisi regionali non restano più confinate.
Per la Corea del Sud, l’attenzione italiana rafforza la legittimazione internazionale delle sue preoccupazioni strategiche; per l’Italia, è un modo per uscire dall’angolo eurocentrico e presentarsi come attore consapevole in un sistema globale interconnesso.
Un partenariato da misurare nei fatti
Il nuovo piano d’azione 2026-2030 e il rilancio del dialogo strategico diranno se questa intesa saprà produrre risultati tangibili.
Per ora, il segnale è chiaro: tecnologia, industria e sicurezza sono diventate un unico discorso politico.
Italia e Corea del Sud provano a scriverlo insieme, non per affinità ideologica, ma per necessità strategica. In un mondo instabile, anche le alleanze nascono sempre più dai laboratori, dalle fabbriche e dalle miniere, prima ancora che dalle cancellerie.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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