Di Giuseppe Gagliano*
NUOVA DEHLI. La firma dell’accordo sugli investimenti tra India e Israele, celebrata a Nuova Delhi, arriva in un momento in cui lo Stato ebraico è sottoposto a una crescente pressione internazionale per la guerra a Gaza.
L’intesa che sostituisce un vecchio trattato del 1996, rappresenta molto più di un semplice passo tecnico: Israele diventa il primo Paese dell’OCSE ad adeguarsi al nuovo modello indiano sugli accordi di investimento. Un riconoscimento importante, che testimonia il desiderio indiano di posizionarsi come potenza normativa e non solo economica.
L’economia come scudo
Per Israele l’accordo è ossigeno politico e finanziario. In un contesto di isolamento crescente – con l’Unione Europea pronta a rivedere i propri rapporti commerciali e con gran parte del Sud Globale schierato contro la guerra a Gaza – il sostegno di una potenza come l’India è strategico.
Tel Aviv rafforza la sua rete di partenariati economici per compensare la perdita di consenso diplomatico.

Smotrich ha parlato di “visione condivisa di prosperità”: in realtà si tratta della necessità di garantire agli investitori israeliani un approdo sicuro in uno dei mercati più dinamici del pianeta.
Il calcolo di Modi
Per l’India, l’intesa è parte di una strategia più ampia. Da una parte, il Governo Modi non rinuncia a condannare apertamente le violenze di Israele a Gaza, firmando al vertice della SCO un documento di netta critica all’azione israeliana.

Dall’altra, mantiene un filo diretto con Netanyahu, pronto a rafforzare i legami economici e a consolidare le forniture di armamenti, di cui l’India è il principale acquirente. È il doppio binario tipico della diplomazia indiana: equilibrio tra Sud Globale e Occidente, tra retorica anti-imperialista e pragmatismo economico.
La guerra commerciale con Washington
Il contesto non è irrilevante. Gli Stati Uniti hanno appena imposto dazi del 50% sulle esportazioni indiane, aprendo una guerra commerciale che costringe Nuova Delhi a diversificare le proprie alleanze.
L’India, pur mantenendo i legami con Washington, cerca nel partenariato con Israele un contrappeso e un canale privilegiato verso tecnologia, sicurezza e innovazione.
La scelta manda un messaggio chiaro: l’India non accetterà di essere relegata al ruolo di partner subalterno e reagisce ai diktat americani ampliando i propri spazi di manovra.
Armi e geopolitica
Il dato militare non può essere trascurato. Dal 2020 al 2024, l’India ha ricevuto il 34% delle esportazioni di armi israeliane.
È un legame che va oltre l’economia e che consolida un’alleanza strategica in un’area segnata dalla rivalità con la Cina e dalla minaccia permanente del Pakistan.
L’accordo sugli investimenti, dunque, non è separabile dalla cooperazione militare: rappresenta la cornice civile e legale di una partnership che ha già solide radici nel settore della difesa.
Un mondo senza vincoli
Il tempismo dell’accordo rivela un tratto inquietante della politica internazionale contemporanea.

Mentre Israele viene condannato per le sue azioni militari a Gaza, trova al tempo stesso nuovi spazi di legittimazione economica.
Il messaggio che passa è che non esiste più un legame tra responsabilità politica e relazioni economiche.
Ogni Stato, pur di difendere i propri interessi, è pronto a stringere la mano a partner scomodi.
È la dimostrazione della crisi dell’ordine globale: gli Stati Uniti non riescono più a dettare la linea, e Paesi come India e Israele giocano partite parallele, ignorando gli appelli della comunità internazionale.
Le conseguenze per il Medio Oriente
L’accordo rafforza l’asse indo-israeliano proprio mentre Tel Aviv estende la guerra in Medio Oriente, colpendo persino in territori sensibili come il Qatar. In questo contesto, l’intesa con Nuova Delhi appare come un’ancora di salvezza per Israele.
Ma allo stesso tempo rischia di accentuare le tensioni con altri attori regionali, dall’Iran alla Turchia, e di complicare la posizione indiana all’interno di organismi multilaterali come la SCO.
Un equilibrio instabile
Il patto tra India e Israele è dunque un tassello che rivela le contraddizioni del nuovo ordine mondiale.
Israele, sempre più isolato politicamente, trova alleati economici disposti a sostenerlo.
L’India, stretta tra dazi americani e pressione internazionale, utilizza Israele per rafforzare la propria autonomia strategica.
Ma questo equilibrio resta fragile, destinato a incrinarsi se la guerra a Gaza dovesse ulteriormente degenerare o se la frattura tra Occidente e Sud Globale diventasse insanabile.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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