SHAMAA (LIBANO DEL SUD) – dal nostro inviato. In un Libano meridionale, dove Israele continua a colpire contro le milizie di Hezbollah, i militari della Brigata Pozzuolo del Friuli al comando del Generale di Brigata Nicola Mandolesi, un lungo passato da Paracadutista, continuano la loro missione come peacekeeper di UNIFIL.

Li abbiano seguiti per alcuni giorni nelle loro attività quotidiane dove la professionalità e l’umanità dei nostri soldati, ancora una volta, è emersa con forza.
In un Paese sempre in perenne bilico, dove il suo territorio ha conosciuto guerre civili, attacchi e invasioni israeliane, morti, feriti, povertà e voglia di riscatto la presenza italiana qui nel settore Ovest di UNIFIL è fondamentale.
In attesa che, come è avvenuto nel passato, il Force Commander di UNIFIL sia ancora una volta un Generale italiano.
Con il Generale Nicola Mandolesi, Report Difesa ha analizzato la situazione.
Essa è totalmente cambiata per le attività operative che adesso vengono svolte sul terreno
Restano, per i militari, i compiti fondamentali che sono quelli di monitorare la situazione e riportare le violazioni della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite.

“Continuiamo – spiega il Generale di Brigata, Nicola Mandolesi – a supportare la popolazione. Ma se prima si parlava di attività di pattugliamento oggi si parla di Operazioni. Abbiamo messo in piedi, a partire dal 17 febbraio scorso, quando è iniziato il ripiegamento dell’IDF (le Forze Armate israeliane Ndr), un CONOPS, (Concept of Operations – Concetto operativo Ndr) che prevede la condotta, lungo un arco temporale, di tutta una serie di attività operative. Che si sviluppano attraverso tre linee di sforzo. Nell’ordine sono decisive, shaping e support”.
Le operazioni che vengono condotte, sono operazioni congiunte con le LAF (le Forze Armate libanesi) o anche in maniera autonoma.
Vengono effettuate lede-shaping per garantire la creazione di un ambiente favorevole.
“L’ambiente operativo è totalmente cambiato – aggiunge il Generale Mandolesi – perché di fatto le LAF sono estremamente presenti nel territorio. Loro hanno riacquisito quasi l’80% delle posizioni che avevano e li supportiamo nell’acquisire queste posizioni. Molte di queste sono anche a ridosso della Blue Line. E’ cambiato perché ora abbiamo la presenza di Israele all’interno del territorio libanese. Questo ha comportato anche capire come gestire la presenza di Israele. E’ cambiato perché tutto il territorio era compartimentato da road blocks. Abbiamo rimosso con una serie di operazioni denominate piston, quasi oltre 80 road blocks”.
Sono vere e proprie Operazioni che comportano il posizionamento delle forze per la creazione della necessaria cornice di sicurezza, la rimozione, il ristabilire e la viabilità.
Molti di questi road blocks chiaramente devono essere prima verificati che non ci sia la presenza di trappolamenti, di UXO (Unexploded ordnance, ovvero ordigni inesplosi; si tratta di munizioni militari non esplose che sono rimaste in aree dove sono state usate).

“Il rischio più grosso – aggiunge il Comandante della Pozzuolo del Friuli – sono proprio questi UXO, IED, intesi come i trappolamenti che sono stati lasciati sia da Hezbollah che dalle truppe IDF nei cachet o nei tunnel. Ed è cambiato perché adesso noi stiamo andando in tutti quei posti che una volta trovavamo difficoltà a penetrare per la forte presenza di forze contrapposte. Per cui stiamo andando nei guadi, stiamo andando in aree remote, principalmente con le LAF, che è il partner strategico di UNIFIL adesso”.
I militari italiani supportano quelli libanesi nel riacquisire il pieno controllo del Sud del Libano. Oltre che supportare la popolazione civile che ha visto i suoi bisogni quintuplicati, rispetto a quelli che erano prima del conflitto del 2024.
Molti libanesi stanno cercando di ritornare in queste aree. In primis sono i contadini che devono coltivare. Ebbene i nostri soldati ora li scortano affinché possano ritornare alle loro case e ai loro campo.
Ogni richiesta passa per l’HQ UNIFIL di Naquora. I militari ricevono i Task Order. Ma spesso le richieste arrivano direttamente al Comandante Mandolesi dai sindaci e i rappresentanti delle comunità locali.
In questo caso, il Generale Mandolesi comunica a Naquora queste richieste e poi grazie agli assetti della Brigata si muove per garantire la sicurezza.
Le attività quotidiane, insomma, non mancano.
Pattugliamenti, lungo la Blue Line, attività CIMIC (Cooperazione civile – militare), supporto logistico, utilizzo dei K9, di unità Genio sono impegni giornalieri che vengono fatti per far sì che questa missione “politico-diplomatica-militare” sia sempre il “fiore all’occhiello” delle missioni fuori area del nostro Paese..
Nei prossimi giorni ITALBATT sarà impiegato per condurre principalmente una ricognizione degli itinerari, per l’individuazione degli UXO, attività congiunte con le LAF per l’individuazione di tunnel (ne sono stati individuati un’ottantina).
Dopo una segnalazione all’HQ UNIFIL di Naquora le LAF sono incaricate di demolirli e di sequestrare quello che viene ritrovato al loro interno.
Molto stretta la collaborazione con UNIFIL e le Forze Armate libanesi le quali vogliono sempre di più dimostrare le loro capacità, grazie anche all’addestramento che le Forze Armate italiane hanno dato e continuano a dare.
Nella Base di Naquora la liason branch di UNIFIL dialoga sia con la parte israeliana che con quella libanese, Ma con le LAF la relazione è più stretta perchè c’è un ufficiale di collegamento nel settore con il South Litanese Sector. Mentre per la parte israeliana il settore dialoga attraverso l’UNIFIL HQ (Liaison branch Israel).
Nei mesi scorsi si sono registrati alcuni momenti di forte tensione con i soldati dell’IDF.
Il Generale Mandolesi li racconta così: “Si sono verificati due casi in cui in prossimità della FOB (Forward Operating Base) israeliana accanto alla UNP 1-31. Qui IDF (Israel Defense Forces) ha distaccato dei carri armati Merkava in territorio libanese”.

I nostri militari sono pronti ad affrontare qualsiasi problema, grazie anche a quanto è stato fatto dal Generale di Brigata Stefano Messina al comando della Sassari (la Brigata prima della Pozzuolo del Friuli presente in Teatro Operativo (che sarà a sua volta avvicendata dalla Brigata Alpina Taurinense nei prossimi mesi) che mise in atto un ottimo piano di Force Protection.

La Brigata Sassari arrivò nel Teatro Operativo libanese nel luglio 2024 e nel settembre-ottobre iniziarono i primi bombardamenti che si fecero più intensi proprio ad ottobre.

La Pozzuolo del Friuli è arrivata, ricorda il Generale Mandolesi, il 27 gennaio scorso. Il 17 febbraio le truppe dell’IDF si sono ritirate lasciando alcuni reparti nel Paese dei Cedri.
Nella notte tra il 16 e il 17 febbraio, in modo quasi febbrile, fu pianificato il supporto da dare alle LAF, il ridispiegamento delle pattuglie UNIFIL, dove far i rendez vous con i soldati libanesi, come arrivare alle loro postazioni, come bonificarle e come proteggerle.
“Oggi – prosegue il Comandante della Pozzuolo del Friuli – i rischi maggiori sono costituiti dalla presenza di mine, di UXO e di trappolamenti. Invece il rapporto con la popolazione è ottimo. Ci vuole bene. UNIFIL è ben voluta dalle istituzioni locali e centrali, dalle LAF, dagli stessi libanesi”.
Il legame stretto tra l’Italia e il Libano è di lunghissima data. Qui si ricordano ancora quanto fatto nel 1982 dal Generale Franco Angioni.

Il nostro Paese è qui per creare ponti e rapporti con un Paese del Mediterraneo da secoli crocevia geopolitico.
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