Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON. La visita alla Casa Bianca del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, così come il suo incontro di oggi a Palazzo Chigi con il vice Presidente statunitense JD Vance, dimostrano come l’Italia stia tornando al centro delle dinamiche geopolitiche e diplomatiche del mondo occidentale, attraverso lo svolgimento di un importante ruolo di mediazione tra Unione Europea e Stati Uniti.
Nella giornata di ieri, infatti, il Presidente statunitense Donald Trump ha risposto positivamente all’invito a visitare Roma rivoltogli dal presidente Meloni, valutando anche la possibilità di far sì che questo futuro incontro (di cui, tuttavia, non si conosce ancora la data) possa trasformarsi in un vero e proprio summit tra USA e UE dove discutere della spinosa questione dei dazi e di altre importanti tematiche riguardati la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico.

A conferma del fatto che il nostro Paese stia ricoprendo un importante ruolo di ponte tra Washington e Bruxelles anche il fatto che, alla vigilia della sua partenza per gli USA, il presidente Meloni avrebbe avuto un colloquio telefonico con la presidente della Commissione Europea Ursula von del Leyen, con la quale si sarebbe coordinata proprio allo scopo di ottenere il miglior risultato possibile dall’incontro con i vertici statunitensi.
Due incontri molto cordiali per ribadire la volontà di lavorare per l’unità dell’Occidente e favorire la cooperazione bilaterale tra Italia e Stati Uniti
Entrambi gli incontri si sono svolti in un clima di grandissima cordialità.
Ieri a Washington, ad esempio, nel ribadire la sua intenzione di lavorare per l’unità del mondo occidentale, Giorgia Meloni si è anche “spinta” a trasformare il famoso slogan del suo interlocutore, “make America great again”, in “make the West great again”; un’affermazione senz’altro molto evocativa del ruolo che il suo governo intende giocare nel panorama internazionale.
Dal canto suo, il capo della Casa Bianca ha, invece, sottolineato come, al momento, l’Italia rappresenti uno dei migliori alleati di Washington sia in Europa che nel resto del mondo.
L’importanza del rapporto tra Roma e Washington è stata, poi, ribadita anche oggi durante l’incontro di Palazzo Chigi tra Meloni e il vice Presidente Vance, dove si è ricordato come i due Paesi stiano lavorando gomito a gomito su diversi dossier e come l’Italia rappresenti per gli USA un partner fondamentale nell’ambito del quadrante euro-mediterraneo.

In generale, tra le numerose tematiche affrontate in questi due giorni figurano, come noto, quelle connesse alla volontà statunitense di imporre tariffe doganali sulle merci provenienti dall’Europa, quelle concernenti la collaborazione in materia di Difesa (con particolare riferimento all’aumento delle spese militari da parte del nostro Paese), quelle collegate all’evolversi del tragico conflitto in corso in Ucraina e, non da ultime, quelle riguardanti la cooperazione tra Roma e Washington in ambito energetico e aerospaziale.
Il tema delle tariffe doganali
Per quanto riguarda la spinosa questione delle tariffe doganali, affrontata ieri durante l’incontro di Washington, la linea del Presidente del Consiglio Meloni è quella di lavorare al fine di non rompere i legami economici tra gli USA e il vecchio continente.
Quanto a Trump, invece, pur chiarendo di non aver affatto cambiato idea sulla rotta intrapresa in materia di politica commerciale dopo il suo incontro con Meloni (anche perché, a suo dire, l’economia a stelle e strisce avrebbe tratto numerosi benefici dall’ introduzione dei dazi), egli si è comunque detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere di un accordo equo con l’Europa.
In generale, la politica delle tariffe doganali che, nel corso delle ultime settimane, l’Amministrazione Trump ha prima annunciato e poi sospeso per 90 giorni ha suscitato molta preoccupazione su tutti i mercati.
Tuttavia, anche alla luce di quanto dichiarato da diverse fonti vicine al Governo statunitense, l’Amministrazione Trump starebbe mirando non tanto ad una sorta di neo-isolazionismo economico, quanto piuttosto all’ottenimento di un parziale riequilibrio della bilancia commerciale tra gli USA e i loro alleati (notoriamente sostenuti per decenni anche attraverso il deliberato perseguimento di politiche di deficit commerciale) e all’isolamento della crescente potenza cinese.
Secondo quanto si è avuto modo di apprendere, infatti, oltre a non sospendere nessuna delle misure protezionistiche adottate nei confronti di Pechino, l’Amministrazione Trump starebbe anche cercando di ottenere dai suoi altri partner commerciali l’impegno ad adottare barriere tariffarie nei confronti del dragone in cambio di un migliore trattamento, anche nel lungo termine, da parte degli USA.
Insomma, o con noi o con Pechino. Un’ottica in cui va certamente visto come un elemento di vantaggio il fatto che, a fine 2023, il governo abbia scelto di uscire dal memoradum sulle “Nuove vie della seta”, che, in una fase come quella che stiamo vivendo, avrebbe certamente potuto mettere il nostro Paese in una posizione molto meno agevole.
La spesa per la Difesa e gli impegni in ambito NATO
Altre tematiche cruciali trattate durante l’incontro di Washington sono state quelle riguardanti le spese per la Difesa e gli impegni in ambito NATO.
Come sottolineato, a tal proposito, dal presidente del Consiglio, in linea con gli impegni assunti durante la precedente legislatura, l’Italia annuncerà al prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica l’aumento della spesa militare al 2% del prodotto interno lordo; una svolta certamente molto importante (oltre che molto apprezzata dallo stesso Trump), considerando che, da ormai diversi anni, gli Stati Uniti si sforzano allo scopo di ottenere che i propri alleati (con particolare riferimento a quelli europei) si assumano maggiori responsabilità in materia di sicurezza.

Allo stesso, tempo, però, Meloni ha comunque voluto ricordare l’importanza della cooperazione tra la NATO e l’UE al fine di affrontare le sfide geopolitiche di un’epoca in cui le alleanze tradizionali sono costantemente messe alla prova.
Il conflitto in Ucraina: le posizioni di Meloni e Trump
Grande spazio è stato, poi, dato al conflitto in corso in Ucraina.
A tale riguardo, durante l’incontro di ieri Trump ha elogiato il ruolo svolto finora dall’Italia, a suo parere molto utile nel sostenere gli sforzi di Kiev, e assicurato il suo benestare ad un’eventuale missione di pace UE.
Allo stesso tempo, egli ha ricordato come giovedì prossimo dovrebbe avere luogo la firma del famoso accordo sulle terre rare.
Nondimeno, i vertici USA restano piuttosto critici sia riguardo al Presidente ucraino Zelensky, sia su molti degli aspetti che hanno circondato lo scoppio della guerra e la sua successiva conduzione, con Trump che è tornato a ribadire che, se nel 2022 alla Casa Bianca ci fosse stato lui, Putin non avrebbe lanciato nessuna operazione su vasta scala contro l’Ucraina.
Un punto di vista, quello appena riportato, che appare, in buona parte, diverso da quello del presidente Meloni, che, dal canto suo ha invece rimarcato come l’Ucraina sia stata vittima di un’aggressione e come la responsabilità del conflitto sia da addebitare alla Russia di Vladimir Putin.
In ogni caso, però, entrambi sembrerebbero, ora, voler convergere sulla necessità di lavorare allo scopo di raggiungere una pace stabile e duratura.
Energia e investimenti
Ovviamente, allo scopo di consolidare il proprio ruolo in ambito internazionale, nonché quella che sembrerebbe, ormai, essere una sua relazione privilegiata con gli USA, l’Italia non può solo cercare appoggi di carattere politico e/o strategico, ma deve anche impegnarsi ad “offrire” una collaborazione di tipo maggiormente sinergico.
E questo, naturalmente, vale non solo nel campo della Difesa, ma anche in ambito economico ed energetico.
A tal proposito, Giorgia Meloni ha, da un lato, ricordato come, nei prossimi anni, le imprese italiane investiranno negli USA ben 10 miliardi di dollari e, dall’altro, specificato come il nostro Paese intenda incrementare le importazioni di GNL dagli USA.
Un altro punto di cruciale importanza è, poi, rappresentato dalle tecnologie legate alla produzione di energia nucleare, che l’Italia sta cercando di sviluppare e attorno alle quali potrebbero nascere importanti sinergie con il mondo industriale statunitense.
Cooperazione tecnologica e spaziale: Nuove frontiere
Altra fondamentale tematica affrontata durante l’incontro di Washington è stata quella riguardante la cooperazione nei settori tecnologico e spaziale.
Nello specifico, si sarebbe parlato di una futura missione su Marte, alla quale gli USA lavoreranno anche con l’Italia, e di vari progetti nel campo della Difesa.
Nessun accenno, invece, alla possibilità, paventata nel corso delle ultime settimane e ritenuta da molti piuttosto concreta, che l’Italia si doti del sistema di comunicazione satellitare Starlink.
Roma al centro della diplomazia internazionale: non solo l’invito a Trump ma anche i negoziati con l’Iran
Come accennato in apertura, Donald Trump sta considerando l’idea di vedere a Roma i vertici dell’UE.
Ma della nostra Capitale si è parlato anche con riferimento alle trattative attualmente in corso tra USA e Iran al fine di giungere ad un nuovo accordo sul nucleare.
Il secondo round di colloqui si terrà infatti a Roma nella giornata di domani (ed è verosimilmente questa una delle ragioni principali dell’arrivo di Vance).
A tale riguardo, Trump ha spiegato come egli desideri vedere l’Iran prosperare, specificando di “non avere alcuna fretta” di condurre un’operazione militare.
Un atteggiamento che sembrerebbe in linea con la volontà di non “sprecare” nel teatro mediorientale risorse militari che potrebbero benissimo essere impiegate sullo scacchiere indopacifico.
Se, poi, riuscirà davvero a farlo è, tutto da vedere.
Prospettive future: un legame sempre più forte
Come accennato pocanzi, gli incontri di ieri e di oggi testimoniano, senza ombra di dubbio, quanto gli interessi di Stati Uniti e Italia siano, in questa fase, assolutamente complementari.
Infatti, se Washington è, da sempre, interessata alle potenzialità economiche e alla posizione geografica dell’Italia (ricordiamo, a tal proposito, come il Mediterraneo rappresenti ancora la più rapida via di comunicazione tra lo scacchiere Nord Atlantico e quello Indopacifico), per Roma risulta a dir poco fondamentale mantenere un rapporto privilegiato con la superpotenza d’oltreoceano, non solo per ragioni legate alla sicurezza ma anche al fine di bilanciare il maggiore potere di Francia e Germania in seno all’UE e di ottenere una qualche forma di supporto nell’ambito di regioni quali Medio Oriente e Sahel, dove, lo ricordiamo, tra i vari attori che, negli ultimi decenni hanno acquisito maggiore influenza, figurano, oltre a Russia e Turchia, anche (e soprattutto) la superpotenza cinese.
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