Relazioni Russia-Corea del Nord: la lunga ombra di Mosca sulla flotta di Pyongyang, tra forniture militari e nuovi fronti comuni

Di Giuseppe Gagliano

MOSCA. Il varo del nuovo cacciatorpediniere nordcoreano a Nampho, avvenuto lo scorso 25 aprile in un tempo record di 400 giorni, non è solo un trionfo della propaganda militare di Kim Jong-un.

La stretta di mano tra Kim e Putin

 

È anche un segnale concreto della crescente interdipendenza strategica tra Russia e Corea del Nord, un’alleanza che si rafforza ben oltre le dichiarazioni ufficiali.

Secondo l’analista militare nordcoreano Tarao Goo, a bordo dell’unità sarebbero stati installati sistemi d’arma che tradiscono un’impronta russa difficilmente equivocabile.

Le immagini diffuse online mostrano infatti la presenza di un sistema navale antiaereo compatibile con le versioni navali “Pantsir-M” o “Pantsir-ME” e, forse ancor più rivelatore, di lanciatori da 533 mm compatibili con il missile antisommergibile russo 91RE1.

Un’arma che fa parte del sistema “Otvet”, pensato per neutralizzare sottomarini nemici in contesti di guerra ad alta intensità.

Sebbene non si possa confermare con assoluta certezza l’origine russa dei missili, l’aspetto e la configurazione degli armamenti spingono molti analisti a considerare la possibilità che si tratti di copie nordcoreane ispirate a modelli russi, o addirittura di vere e proprie forniture dirette.

Un’ipotesi rafforzata anche dal media ucraino United 24 Media, secondo cui i lanciatori presenti a bordo suggerirebbero un legame diretto con il progetto nordcoreano del sottomarino nucleare annunciato mesi fa.

La nave, inoltre, è dotata di un cannone navale da 127 mm per bersagli costieri e marittimi, e di un sistema CIWS (Close-In Weapon System) che richiama i vecchi design sovietici AK-230 e AK-360.

Il tutto a corredo di un apparato difensivo che, se confermato, segnalerebbe un salto di qualità impressionante nella marina militare di Pyongyang, da sempre tecnicamente obsoleta ma politicamente carica di simbolismo.

Ma l’aspetto più inquietante di questa crescente simbiosi russo-nordcoreana va ben oltre l’ingegneria navale.

Per la prima volta, infatti, la Corea del Nord ha confermato ufficialmente di aver inviato truppe in supporto all’offensiva russa in Ucraina, precisamente nella regione di Kursk.

Una notizia che rompe con decenni di ambiguità diplomatica e che segna l’ingresso diretto di Pyongyang nel conflitto europeo, secondo logiche e interessi condivisi con il Cremlino.

Mentre Mosca e Pyongyang consolidano un’alleanza di fatto, Pechino si tiene in disparte.

Il ministro degli Esteri cinese Zhao Lijan

 

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha definito la cooperazione militare tra Russia e Corea del Nord come “affari loro”, senza negarla né legittimarla apertamente. Un atteggiamento coerente con la postura strategica della Cina: mantenere relazioni bilaterali con entrambi i partner sanzionati dall’Occidente, sfruttandone la debolezza per rafforzare la propria influenza regionale senza esporsi direttamente a sanzioni o accuse.

Intanto, Kiev denuncia l’arrivo sul fronte di combattenti stranieri a fianco della Russia.

Dopo il caso eclatante dei due cittadini cinesi catturati nel Donbass, il Presidente Zelensky ha parlato apertamente della presenza di “diverse centinaia” di combattenti cinesi al servizio dell’Esercito russo.

Il Presidente ucraino Zelensky

Pechino, da parte sua, nega ogni coinvolgimento ufficiale, ma continua a fornire – come dimostrato da numerose inchieste – componenti a doppio uso impiegabili nel settore bellico.

In questo scenario, il nuovo cacciatorpediniere nordcoreano non è solo una piattaforma militare, ma un nodo simbolico e operativo della nuova architettura bellica multipolare.

Un laboratorio galleggiante di tecnologia russa, ambizioni nordcoreane e ambiguità cinesi, che naviga nelle acque torbide di un ordine internazionale in frantumi.

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