KIGALI. Sulla situazione politica nella Repubblica Democratica del Congo il Ruanda è stato messo sul “b ancora degli imputati”.

E mentre continuano le azioni violente del Movimento M-23 si registrano moltissime proteste in Europa e nel mondo.

La Germania ha annullato i colloqui di aiuto con il Ruanda e la Gran Bretagna ha minacciato di trattenere 32 milioni di sterline (40 milioni di dollari) di assistenza bilaterale annuale.
Ma questo non sembra avere cambiato di molto la situazione.
Intanto, dopo aver conquistato Goma, una città sul lago di quasi 2 milioni di abitanti e un importante centro per sfollati e gruppi di aiuto, i combattenti M23 stavano avanzando verso Sud dalla città di Minova, lungo il lato occidentale del Lago Kivu.
Hanno cercato di prendere la città di Nyabibwe, circa 50 chilometri a Nord di Bukavu, ma sono stati respinti dalle forze congolesi.
Nell’ultima iniziativa diplomatica, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot è arrivato, oggi, nella capitale del Congo, Kinshasa, a più di 1.600 chilometri a Ovest di Goma.

Avrebbe dovuto incontrare il Presidente Felix Tshisekedi, ha riferito una fonte della Presidenza della Repubblica congolese.
La visita di Barrot arriva due giorni dopo che i manifestanti congolesi a Kinshasa hanno attaccato l’Ambasciata francese e diverse altre missioni straniere per il loro presunto sostegno al Ruanda.
Ogni spinta verso Sud da parte di M23 vedrebbe queste milizie controllare un territorio come non era avvenuto nelle guerre del 1996 e del 2003, e amplificherebbe il rischio di un conflitto totale che poterebbe coinvolgere i Paesi della regione.

Le truppe del vicino Burundi, che ha avuto relazioni ostili con il Ruanda, sostengono le truppe congolesi nel Kivu meridionale.
A Goma stessa, dove l’M23 afferma di voler amministrare la città e sembra che si stia sistemando per un lungo periodo di controllo, il confine con il Ruanda, che è vicino al centro della città, è stato riaperto sotto il controllo dell’M23.
Intanto, il Presidente ruandese Kagame ha risposto con rabbia su X a un post di quello sudafricano Cyril Ramaphosa, 13 dei cui soldati sono stati uccisi nel Congo orientale dalla scorsa settimana.

Ramaphosa ha attribuito i combattimenti a un’escalation da parte dell’M23 e dell’Esercito ruandese.
Kagame ha accusato le forze sudafricane di lavorare a fianco di una milizia in Congo che ha legami con gli autori del genocidio ruandese del 1994 e di “minacciare di portare la guerra nel Ruanda stessa”.
“Se il Sudafrica vuole contribuire a soluzioni pacifiche, va bene, ma il Sudafrica non è nella posizione di assumere il ruolo di pacificatore o mediatore – ha detto polemicamente Kagame -. E se il Sudafrica preferisce lo scontro, il Ruanda affronterà la questione in quel contesto ogni giorno”.”
Dalla caduta di Goma, il Ruanda ha anche reagito con rabbia alle richieste di moderazione dei Paesi occidentali, accusando i suoi critici di “colpevolizzare le vittime” e di chiudere un occhio su quella che definisce la complicità del Congo nel massacro dei Tutsi.
Da parte sua il Congo respinge le accuse del Ruanda, affermando che il vero motivo del coinvolgimento di Kigali nelle sue province orientali è quello di usare le sue milizie per procura in modo da controllare le redditizie miniere di minerali.
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno documentato l’esportazione di grandi quantità di minerali congolesi saccheggiati tramite il Ruanda.
Intanto, la Comunità dell’Africa orientale composta da 8 membri, a cui appartengono sia il Ruanda che il Congo, ha tenuto un vertice in modalità on line per discutere della crisi.
Il comunicato finale ha ampiamente abbracciato la posizione del Ruanda
E’ stato chiesto una risoluzione pacifica del conflitto attraverso colloqui diretti tra Congo e gruppi armati. Ma Kinshasa rifiuta i negoziati diretti con l’M23, che considera un gruppo terroristico.
L’Angola, membro della SADC, che ha guidato gli sforzi più recenti per mediare un accordo di pace è anche un fermo alleato del Congo.

Ed è stato chiesto al Ruanda di ritirare le sue forze poco dopo aver ospitato Presidente congolese, Felix Tshisekedi per i colloqui a Luanda.
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