Repubblica Democratica del Congo: tutte le fragilità di un Paese e di un’intera area

Di Valeria Fraquelli

Kinshasa. L’attacco in Congo che è costato la vita al nostro ambasciatore Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo fa pensare, e tanto, a cosa sta succedendo in Africa.

L’intervento delle autorità di Polizia sul luogo dell’attacco

In particolare nella Repubblica Democratica del Congo viene da chiedersi se le missioni internazionali siano ben strutturate, se siano tenute nella giusta considerazione tutte le difficoltà e i problemi che inevitabilmente vengono a galla in un territorio pericoloso come quello congolese.

La stessa utilità degli uomini delle Nazioni Unite nel Paese viene messa in discussione.

Ci si chiede se sappiano garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite o quello diplomatico in visita nelle infrastrutture ONU, spesso nei Paesi in via di sviluppo, ancora più spesso sotto la costante minaccia di gruppi armati.

Ma di certo i Paesi africani non rimangono senza fare niente mentre il loro territorio è sconvolto da guerre, fame e carestie, sfruttamento e traffico di esseri umani, armi, droga.

Sanno reagire a tutto questo e si impegnano per riportare la sicurezza nelle aree più a rischio; c’è una rete di relazioni internazionali tra i vari Paesi in Africa che cerca di mettere insieme i vari contingenti e di creare delle missioni volte proprio a contrastare signori della guerra e guerriglieri jihadisti.

Nessun Paese infatti vuole perdere il controllo per lasciarlo nelle mani di assassini senza scrupoli che con false promesse si rendono colpevoli di abusi e torture sulla popolazione civile.

Ma gli africani cosa fanno per risolvere i problemi?

Fanno tanto anche se hanno pochi mezzi e scarse possibilità di incrementare la loro capacità di aiuto e contrasto al terrorismo.

Nessun Paese vuole lasciare il popolo in mano a signori della guerra senza scrupoli e terroristi e sentirsi impotente.

E qui nasce una vera grande domanda: i Paesi africani hanno bisogno delle missioni ONU o anche da soli possono mettere un argine al dilagare di jihadisti e signori della guerra?

Molte missioni ONU nascono dal presupposto che gli africani non siano in grado di salvaguardare il loro territorio ma non è sempre così, alcune volte sono proprio gli europei che complicano la situazione e impediscono alle Nazioni africane di svilupparsi e diventare autonome anche dal punto di vista della sicurezza.

L’impegno dei Paesi africani è costante ma non sempre riescono a mettere a frutto tutto il loro lavoro, si mettono insieme, stringono alleanze, uniscono le forze, cercano di cooperare e collaborare per la sicurezza che diventa un bene comune.

Militari della missione MONUSCO delle Nazioni Unite

Ma come sempre non è facile cercare soluzioni che possano andare bene per tutti, popolazioni e governi, perché l’Africa con i suoi spazi immensi è così difficile da governare, è difficile capire chi sono i buoni e chi sono i cattivi e quando i confini sono solo segnati sulla carta ma nella realtà non esistono ecco che tutto si complica ancora di più.

Molti confini in Africa svaniscono nel deserto o nelle foreste, e in Congo in quella intricata matassa del confine si muovono tanti jihadisti.

E in quello spazio in cui i confini non sono ben definiti si inseriscono senza problemi terroristi, signori della guerra senza scrupoli e guerriglieri senza pietà.

Il terrorismo nasce e prospera in contesti come questo e purtroppo in Congo non c’è niente di sicuro, la popolazione lotta ogni singolo secondo che passa per avere una vita dignitosa, normale nonostante tutti i pericoli che devono sopportare, l’incertezza, il malcontento’ la fragilità stessa della vita in un territorio delicato e ferito da anni di guerre e lotte intestine.

Il colonialismo è finito ma conta sempre solo il punto di vista degli europei, per essere obiettivi bisognerebbe guardare le cose secondo il punto di vista degli africani che vivono il loro territorio bello e selvaggio, fragile e sfigurato da anni di guerre sanguinose e da anni di terrorismo che molte vittime ha mietuto e continua a mietere.

 

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