Resistenza e Resilienza: prospettive e strategie per l’Industria italiana della Difesa nell’ambito del contesto euroatlantico

Di Fabrizio Scarinci

Milano. Il 9 marzo scorso, la società di comunicazione strategica Vento e Associati ha organizzato, nell’ambito del ciclo di incontri “Resistenza e Resilienza”, la tavola rotonda online “Industria Italiana della difesa: le strategie dei grandi gruppi nazionali tra atlantismo ed europeismo”. L’evento, moderato da Pietro Batacchi (Direttore di “Rivista Italiana Difesa”), ha visto la partecipazione di Domitilla Benigni (CEO & COO di Elettronica), di Daniele Marantelli (responsabile del Dipartimento Politiche Aerospaziali del Partito Democratico), dell’On. Angelo Tofalo (Sottosegretario alla Difesa del secondo Governo Conte), di Leonardo Tricarico (Presidente della Fondazione ICSA e già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica) e dell’on. Raffaele Volpi (Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica). Tra i temi maggiormente trattati figurano la tenuta del comparto Difesa rispetto alla grave crisi scaturita dalla pandemia e il ruolo giocato dall’appartenenza del Paese al contesto euroatlantico nel miglioramento e nella salvaguardia della sua base tecnologico-produttiva.

Ad aprire il seminario, dopo un saluto iniziale del dott. Andrea Vento (CEO di Vento e Associati), è stato Pietro Batacchi, che, in seguito ad una una breve dissertazione riguardo alla condizione strategica dell’Italia nell’ambito dell’attuale contesto internazionale, ha sottolineato come la nostra collocazione all’interno del sistema di alleanze “NATO-UE” costituisca un grande vantaggio per la nostra Industria della Difesa, che, grazie all’elevato grado di cooperazione sviluppatosi tra gli Stati parte di tali Organizzazioni (e in particolar modo a livello europeo), ha avuto modo di partecipare a diversi programmi multinazionali volti allo sviluppo di piattaforme e sistemi d’arma complessi.

Un Eurofighter in fase di decollo. Lo sviluppo di questi aerei rappresenta certamente un valido esempio di cooperazione industriale a livello europeo.

 

Della stessa opinione anche Domitilla Benigni, che ha spiegato come la cooperazione con gli altri Paesi del contesto euroatlantico, così come una politica estera ben disposta verso i governi alleati, rappresenti un fattore di cruciale importanza al fine di permettere alla nostra Industria della Difesa di mantenere elevati livelli di competenza e resilienza. L’amministratrice delegata di Elettronica (azienda che, tra l’altro, festeggia proprio in questi giorni 70 anni di attività) si è poi detta ottimista circa l’attuale situazione di crisi; sia per quanto riguarda il gruppo da lei guidato, che partecipa, anche attraverso la sua divisione cyber (CY4Gate), a diversi progetti di respiro europeo, sia per quanto riguarda il comparto Difesa nel suo insieme, dotato di eccellenti capacità e parimenti coinvolto in numerosi programmi multinazionali.

Daniele Marantelli, invece, dopo aver sottolineato l’urgenza di politiche più attente nei confronti dei settori militare e aerospaziale, si è concentrato sullo stato delle relazioni transatlantiche, auspicando, anche alla luce del parziale disimpegno statunitense degli ultimi anni, che l’Europa possa al più presto intraprendere un percorso finalizzato al conseguimento di una maggiore autonomia strategica rispetto al proprio partner d’oltreoceano. Il raggiungimento di questo obiettivo comporterebbe, naturalmente, anche una maggiore integrazione tra le Industrie della Difesa dei diversi Paesi del vecchio continente, da cui, sempre secondo l’esponente del Partito Democratico, potrebbero scaturire notevoli opportunità anche per il “Sistema-Italia”; a patto, ovviamente, che il nostro Paese (attualmente assente da Airbus e altre iniziative europee in materia di difesa) si sforzi al fine di accrescere il proprio livello di cooperazione con i suoi partner dell’UE.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’On.Tofalo, che, come Marantelli, si è detto convinto del fatto che il cosiddetto “ombrello statunitense” sull’Europa si starebbe restringendo e che l’Unione Europea dovrebbe prendere maggiormente sul serio le questioni di carattere strategico. Convinto assertore della collaborazione industriale tra Italia ed altri Paesi (soprattutto per ciò che concerne aerospazio e cyberwarfare), l’esponente del Movimento 5 Stelle ha anche espresso l’auspicio che il nostro comparto Difesa possa progressivamente beneficiare di migliori sinergie anche a livello interno; con particolare riferimento alla necessità di includere le numerose piccole e medie imprese del settore nell’ambito della strategia “militare-industriale” nazionale.

In seguito all’intervento di Tofalo si è avuto quello di Leonardo Tricarico, che, sempre con riferimento allo stato e al funzionamento del nostro sistema di alleanze, ha spiegato, da un lato, come la NATO necessiti di normalizzare le proprie relazioni con la Russia e di sviluppare una politica strategica che ponga maggiore attenzione ad aree quali Mediterraneo, Nord Africa e Medio-Oriente, e, dall’altro, come i Paesi europei avrebbero bisogno di instaurare una cooperazione maggiormente strutturata non solo in ambito industriale, ma anche a livello prettamente militare.

La FREMM “Luigi Rizzo” in navigazione. Tali fregate costituiscono un altro importante esempio di cooperazione a livello europeo.

 

L’ultimo intervento è, invece, spettato al Presidente del COPASIR, On. Volpi, che ha sottolineato la straordinaria importanza rivestita dal comparto Difesa nell’ambito della nostra strategia internazionale, ricordando non solo il fondamentale ruolo svolto dalle aziende del settore nell’ambito del sistema economico del Paese, ma anche l’indubbio vantaggio insito nella possibilità di vendere sistemi d’arma ad altri governi, che, tra le altre cose, può costituire un valido punto di partenza per l’istaurazione di relazioni proficue e durature. L’esponente della Lega ha poi concluso auspicando che in ambito europeo si possa, il più possibile, pervenire ad una cooperazione di tipo “intelligente”, che, pur nel rispetto delle specifiche esigenze dei singoli Stati, riesca a riunirli attorno a progetti comuni ben definiti e sia in grado di evitare duplicazioni e “sanguinose” competizioni volte a realizzare (in concorrenza) sistemi d’arma dello stesso tipo.

A quest’ultima dissertazione è poi seguito uno stimolante dibattito, che, coinvolgendo anche altri ospiti, oltre a dare un ulteriore contributo alla descrizione delle dinamiche geopolitiche del contesto euroatlantico, non ha mancato di fornire qualche utile suggerimento per la politica del nostro Paese.

A tal proposito, uno degli interventi maggiormente interessanti è stato certamente quello dell’Ambasciatore Sergio Vento, il quale ha spiegato come, al di là della straordinaria importanza del legame transatlantico e della sicura efficacia delle politiche di Difesa portate avanti in ambito NATO, i programmi di cooperazione industriale posti in essere congiuntamente tra gli Stati Uniti e loro alleati (inevitabilmente non paritari) non siano sempre forieri, per questi ultimi, di grandi vantaggi tecnologici. E proprio questa sarebbe, secondo lui, una delle più valide ragioni per cui i Paesi del vecchio continente avrebbero tutto l’interesse ad incrementare la loro cooperazione in ambito UE; cosa che non solo permetterebbe loro di realizzare mezzi allo stato dell’arte condividendo, e quindi affrontando in modo relativamente più agevole, i considerevoli costi legati al loro sviluppo, ma garantirebbe anche ai loro “complessi militari-industriali” dei significativi ritorni in fatto di introiti e tecnologie.

Un F-35 in volo. Si tratta senza dubbio di un mezzo irrinunciabile per diverse forze aeree ed aviazioni di marina europee, ma il fatto che gli USA abbiano guidato il suo sviluppo stanziando oltre il 90 per cento dei fondi necessari alla sua realizzazione comporta inevitabilmente una minore voce in capitolo per gli altri partner.

 

Ovviamente, dal suo punto di vista, questo discorso varrebbe anche per l’Italia, il cui comparto Difesa sarebbe ormai l’unico all’interno del Paese (forse insieme a quello dell’energia) in cui esisterebbe ancora una qualche forma di politica industriale. Nondimeno, sempre stando alle parole di Vento, al fine di proteggere e rafforzare il suo eccezionale patrimonio di capacità, oltre che favorire forme di collaborazione con altri Paesi (e magari investire di più nel nostro apparato militare), sarebbe necessario anche garantire alle aziende del settore un maggiore supporto da parte delle Istituzioni, che potrebbe però realizzarsi solo nell’ambito di una più ampia ristrutturazione dell’apparato statale (proprio a questo proposito, egli stesso avrebbe, tra l’altro, proposto da tempo l’istituzione di una sorta di National Security Council italiano, al quale, tuttavia, non si sarebbe ancora riusciti a pervenire a causa della cronica instabilità politica del Paese).

Nel corso del seminario, diversi degli intervenuti hanno, poi, menzionato il Recovery Fund, che, sebbene non contenga alcun riferimento diretto al comparto Difesa, potrebbe fornire un valido aiuto alle aziende digitali che operano nel settore. Il piano in questione, misura d’emergenza appositamente pensata per fronteggiare la grave crisi economica scaturita dalla pandemia, comporta infatti un trasferimento di denaro molto consistente e, quantunque la futura sostenibilità del nostro quadro economico e finanziario resti ancora tutta da dimostrare (se agli effetti della pandemia si aggiungesse, ad esempio, qualcos’altro la situazione potrebbe diventare anche ben più grave di quella attuale), l’auspicio di tutti è che da questa contrazione di “debito buono” (dedicato, cioè, ad investimenti produttivi) possano comunque scaturire dei validi stimoli, tanto per il comparto Difesa (che avrebbe già tutte le carte in regola per sfruttare al meglio tale opportunità) quanto per gli altri settori dell’economia del Paese.

 

 

 

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