Di Gerardo Severino*
ATENE (nostro servizio particolare). Nel proseguire le nostre ricerche dedicate ai partigiani stranieri operanti in Italia o ne territori da essa occupati, tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, analizziamo oggi il generoso contributo offerto dai greci, sia uomini che donne, i quali si offrirono generosamente di combattere il comune nemico, il tedesco invasore, nonostante la vile aggressione subita dalle Armi italiane nel 1940.
Il loro apporto fu sicuramente molto più consistente, dal punto di vista numerico, rispetto alla mera statistica, rappresentata dalle qualifiche di “Patriota” e di “Partigiano Combattente” rilasciate, dopo la fine della guerra e solo su richiesta degli interessati. In tale ottica furono, infatti, solo in 16 i resistenti nati in Grecia, ma soprattutto dall’evidente cognome greco.

Ciò a fronte dei totali 52 partigiani, sempre fra uomini e donne, risultati nativi nelle varie località del Paese, ma la cui maggioranza era, in verità, di origini italiane, ricordando la nostra presenza nelle isole italiane dell’Egeo, a partire dal 1912. Quasi certamente furono molto di più di 16. In ogni caso, fu molto importante la loro opera, nell’ambito delle varie formazioni partigiane.
Tali patrioti avrebbero operato dal Centro al Nord Italia presso varie bande patriottiche, come vedremo a breve, anche se la maggior parte di loro la riscontriamo nel glorioso “Battaglione Fazzini”, operante nelle Marche.

Combattenti per la libertà d’Italia (1943 – 1945)
Dall’elenco generale di coloro che ottennero – ripetiamo su richiesta – la qualifica di “Partigiano Combattere” ovvero di “Patriota” abbiamo riscontrato i seguenti nominativi, che riportiamo di seguito, con l’aggiunta di alcuni modesti elementi relativi alla loro militanza nelle varie organizzazioni resistenziali.

Iniziamo, quindi, seguendo l’ordine alfabetico con Giorgio Dimitriatis, nato ad Atene il 18 marzo del 1919, figlio di Giovanni, il quale era stato un Caporal Maggiore della Marina da Guerra greca. Egli, a far data dal 26 luglio 1944 e sino al 7 giugno del 1945 fece parte della 101^ Brigata partigiana “Marmore”, operante in Piemonte e della quale fu Capo Squadra, con il nome di battaglia di “Greco”. Dopo la Liberazione rimase a vivere in Italia, stabilendosi così a Roma.
Vi è poi Spiros Dorbis, nato a Styra (Grecia centrale) il 4 settembre del 1919, figlio di Dimitrios e di Caterina Sacca. L’uomo, ancor prima dell’occupazione della Grecia da parte degli italiani, si era arruolato volontario nell’Arma dei Carabinieri Reali, approfittando del fatto che la madre era italiana.
Dopo la proclamazione dell’armistizio, aderì, invece, alla Resistenza operante in provincia di Cuneo, entrando così a far parte delle formazioni patriottiche della Val di Lanzo, con le quali combatté sino al 6 novembre dello stesso 1943. In seguito, fece parte della 4^ Brigata partigiana “Garibaldi”, ove operò sino al 10 novembre del 1944, data nella quale fu assorbito dalla 105^ Brigata “Garibaldi”, con la quale proseguì la lotta antitedesca e antifascista sino al 7 giugno del 1945.
Dopo la Liberazione andò a vivere a Bagnolo Piemonte, ove intraprese l’attività di commerciante e sposandosi con una ragazza del posto.
Fu riconosciuto “Partigiano Combattente”.
Ed ancora vi è poi il caso di Leandro Livanos, nato a Salonicco il 12 giugno 1910, figlio di Cristos e di Maria Georga Kopanton.
Egli era un Tenente Ingegnere della Marina da Guerra di Grecia.
A seguito della proclamazione dell’armistizio, combatté inizialmente i tedeschi in Patria, per poi trasferirsi in Italia, ove a far data dal 26 luglio 1944 lo troviamo, con il nome di battaglia di “Leandro”, in organico alla Banda Patriottica “M. Faroma”, facente parte della già citata 101^ Brigata “Marmore”, operante in Piemonte.
Il reparto, che aveva preso il nome dall’omonimo torrente che da Breuil-Cervinia confluisce nella Dora Baltea si trovava agli ordini di Celestino Perron, detto “Tito” ed era stato istituito tra il maggio ed il giugno del 1944 come banda partigiana autonoma. Nei mesi successivi alla sua creazione, la Brigata “Marmore” aumentò il proprio organico, accettando arruolamenti senza distinzioni di origini geografiche o di appartenenza politica.
Dopo aver subito un durissimo colpo, a seguito di un rastrellamento tedesco, nell’ottobre 1944, la Brigata “Marmore” riesci a riorganizzarsi solamente agli inizi del 1945.
Il 27 aprile 1945, la Brigata riuscì, quindi, ad occupare Chatillon e da lì procedette poi per la Liberazione di Aosta. Il Tenente Livanos vi operò, invece, sino al 26 dicembre dello stesso ’44, data nella quale fu catturato dai tedeschi e, molto probabilmente deportato in Germania. Dopo la fine della guerra fece ritorno a Salonicco.
Ottone Sakellaropoulou nacque, invece, a Patrasso il 22 settembre del 1920, figlio di Giorgio e di Flora Sannico.
Entrò a far parte della Resistenza italiana il 20 aprile del 1944, aggregato alla Banda patriottica “Masia”, operante in Emilia Romagna, con la quale combatté sino all’epilogo dell’aprile 1945, ottenendo la qualifica di “Partigiano Combattente”.
La Banda partigiana “Masia”, nota anche come 8^ Brigata Giustizia e Libertà “Masia”, era una formazione che aveva preso il nome da Massenzio Masia, un dirigente del Partito d’Azione e capo della Resistenza, fucilato dai nazifascisti a Bologna il 23 settembre del 1944, poi decorato di Medaglia d’oro al Valor Militare.
Dello stesso reparto fece parte anche Maria Tsangarides, figlia di Giovanni e di Petsalis Eurosine, nata ad Atene il 7 luglio 1917, riconosciuta “Partigiano Combattente”.
Il partigiano Giovanni Trikurakis, nacque a La Conca (Tessaglia) il 12 febbraio del 1894, figlio di Atanasio e di Eulalia Jannidi. Entrò a far parte della Resistenza il 10 settembre del 1943, aderendo alla 87^ Brigata partigiana “Valle d’Aosta”, nei ranghi della quale fece parte sino al 7 giugno del 1945, in qualità di Medico di Battaglione.
Fu riconosciuto “Patriota”. Dopo la fine della guerra fece ritorno a Grignos (Aosta), ove aveva svolto la professione di Ufficiale Sanitario ancor prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Scarne notizie abbiamo, invece, riguardo ad altri partigiani greci, come nel caso di Costantino Draganis, nato a Kavala il 5 maggio del 1914, figlio di Cristos, il quale prese parte alla lotta di liberazione in Liguria e riconosciuto “Partigiano Combattente”.
Di Mark Soarez Scrivanich, di origini dalmate o istriane, sappiamo solo che era nato a Prevesa (Epiro) il 1° marzo del 1922. Riconosciuto “Patriota”, dopo la fine della guerra rimase inizialmente a vivere a Trieste, ove, molto probabilmente, aveva combattuto i nazi-fascisti, per poi trasferirsi in Australia, ove morì il 9 marzo del 2015.
Nulla si sa, poi, di Nicoleta Kakana, nata ad Anfissa nel 1925, ma anche lei proclamata “Patriota”. Un riferimento a parte lo merita, infine, Rosa Hasson, nata a Rodi il 21 agosto del 1921, figlia di Giacobbe e di Rica Israel, di religione ebraica, la quale prese parte attiva alla resistenza antitedesca, assieme ai soldati italiani, nella stessa Rodi, ove fu, tuttavia, catturata dai tedeschi il 23 luglio 1944, per poi essere deportata nel campo di sterminio di Auschwitz, dal quale per fortuna fece ritorno.

Quei giovani greci del Battaglione “Gian Mario Fazzini” (1943 – 1944)
Il glorioso “Battaglione Fazzini”, passato alla storia anche con il nome di Battaglione “Gian Mario Fazzini” (in onore del partigiano Gian Mario Fazzini, nato a Camerino il 26 novembre 1925, fucilato per rappresaglia il 22 marzo del 1944), fu un’unità della Resistenza italiana che combatté gloriosamente nelle Marche, prevalentemente proprio nei territori attorno a Camerino.
Il reparto, dopo aver preso parte a numerosi ed eroici scontri contro gli occupanti nazi-fascisti, fu vittima della stragi di Capolapiaggia, Letegge, Pozzuolo e Pielapiaggia, consumatesi il 24 giugno del 1944, come approfondiremo a breve. A tale reparto appartennero, quindi, i seguenti partigiani greci.
Marco Arcadacis, nato in località ignota della Grecia il 25 novembre del 1919, figlio di Francesco, il quale fece parte del “Fazzini” dal 6 al 30 giugno 1944, riconosciuto “Patriota” dalla Commissione Marchigiana per il riconoscimento delle Qualifiche di Partigiano Combattente.
Calidemo Calameracis, nato anche lui in luogo ignoto della Grecia e in data sconosciuta, militante nello stesso arco temporale, riconosciuto “Patriota”.
Ed ancora, Stelio Papadantomakis, nato in località ignota della Grecia, figlio di Costantino, il 25 novembre del 1919, il quale fece parte del Battaglione dal 6 giugno al 1° luglio 1944, riconosciuto anch’egli “Patriota”.
Eletterio Setteriotis nacque in Grecia il 1° marzo del 1924, figlio di Giorgio. Fece parte del “Fazzini” dal 6 al 30 giugno 1944. Riconosciuto quindi “Patriota”.
Fra di loro anche una donna, Lukia (Lucia) Zervas, della quale sappiamo solo che nacque in Grecia e che fece parte del Battaglione “Fazzini” per lo stesso lasso temporale.
Ottenne in seguito la qualifica di “Patriota”.
ll Battaglione “Fazzini” fu quasi del tutto annientato nel corso del poco conosciuto “eccidio di Capolapiaggia”, ovvero delle altre stragi contemporanee di Letegge, Pozzuolo e Pielapiaggia, consumatesi nella zona di Camerino il 24 giugno, con il bilancio di ben 79 vittime.
A Capolapiaggia, in particolare, era acquartierato il Battaglione in questione, in quel frangente agli ordini del Reverendo don Nicola Rilli, combattente col grado di Tenente e con il nome di battaglia di “Lino”.
Il reparto era composto da un organico molto variegato, il quale comprendeva alcuni professionisti della zona, diversi renitenti alla leva, soldati sbandati, studenti italiani, ex soldati e studenti greci (quasi certamente di numero maggiore a quello prima elencato), operai e anche 24 Carabinieri della Compagnia di Camerino, agli ordini del Capitano Vittorio Gabrielli.
Alcuni giorni prima, il “Fazzini” si era trasferito a Paganico per motivi di sicurezza, ma il 23 giugno, ricevette l’ordine di ritornare in zona, passando per Serrapetrona e nella frazione Castel San Venanzio. Lo stesso giorno, purtroppo, si mossero da Camerino anche preponderanti truppe nazifasciste, le quali procedettero ad un durissimo rastrellamento. Il mattino del 24 giugno, dunque, l’artiglieria pesante tedesca si dislocò a Sopraffonte.
Si racconta che proprio quel dì, in occasione della festa di San Giovanni Battista, nella frazione di Letegge erano presenti alcune centinaia di persone, tra le quali non pochi sfollati provenienti da Camerino per assistere alla messa nella piccola chiesa. Alle 12.30, appena terminata la funzione religiosa, i fedeli stavano uscendo dal luogo sacro, accompagnati dal suono delle campane.
I tedeschi, pensando che quello fosse un segnale rivolto ai partigiani, esplosero un primo colpo di cannone che abbatté il campanile della chiesa, mietendo così le prime vittime.
Alcuni partigiani morirono già nel corso di quel primo scontro, mentre a Pozzuolo i soldati tedeschi iniziarono il rastrellamento casa per casa in cerca di civili e partigiani. Tra Letegge e Pozzuolo furono, quindi, trucidati 15 uomini, fra i quali il Brigadiere dei Carabinieri Ernesto Bergamin e un ragazzo di 16 anni.
Altri membri del Battaglione “Fazzini” riuscirono, invece, a fuggire, anche grazie alla nebbia che era scesa dopo un abbondante acquazzone estivo. Gli uomini rastrellati a Pozzuolo furono, quindi, scortati a Capolapiaggia.
Durante il tragitto sarebbero state assassinate altre due persone, tra cui l’appena 14enne Siro Borgarucci.
Giunti a destinazione, furono dapprima giustiziati i partigiani e, infine, i civili rimasti.
I loro cadaveri rimasero abbandonati ella stessa Capolapiaggia fino al 29 giugno, data nelle quale i nazisti concessero il permesso di seppellirli presso il locale cimitero. La citata partigiana Lucia Zervas riuscì a sottrarsi alla cattura, fuggendo assieme al partigiano Carlo Orsolini verso la cima del monte sovrastante Pozzuolo.
Qui si sarebbe distinta nel nascondere renitenti, ex prigionieri ed ex internati in attesa della Liberazione.
L’eroica donna d’azione rimase, quindi, nascosta dalle parti di Tuseggia insieme agli altri partigiani greci sopravvissuti, prima di tornare a Camerino il giorno della stessa Liberazione, la quale avvenne il 1° luglio 1944.
Con molta probabilità, i partigiani greci del “Fazzini”, dopo la liberazione delle Marche fecero ritorno in Patria, continuando lì la lotta contro gli odiati tedeschi.
In verità, dopo la liberazione la Grecia fu teatro di una sanguinosa guerra civile, durata più di tre anni, che avrebbe contrapposto la destra, sostenuta da Stati Uniti e Inglesi, alla sinistra d’ispirazione comunista, appoggiata dall’Unione Sovietica.
Si calcola che la guerra civile fece circa 160 mila morti, provocando gravissime conseguenze, sia sul piano economico che politico, conseguenze destinate ad accompagnare la storia di quel martoriato Paese per i successivi decenni.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro Comitato di Redazione di Report Difesa
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