“Resistere” in pandemia. Elementi di psicologia militare

Di Sara Palermo*

Torino. I Governi e i media di tutto il mondo fanno spesso riferimento agli sforzi per contenere la pandemia da SARS-CoV-2 come ad una guerra.

Addestramento dei piloti AVES per la stabilizzazione e il trasferimento di un paziente COVID-19

La vita di milioni di persone è cambiata radicalmente in tutto il mondo negli ultimi mesi – migliaia di persone muoiono, uccise da una malattia invisibile, l’economia globale sta andando verso una profonda recessione, e i Governi chiedono ai loro cittadini di fare sacrifici in nome del bene collettivo.

Per molti, questo è uno scenario che evoca ricordi di precedenti crisi globali, tempi bui che si pensava appartenessero al passato – il riferimento implicito è la Seconda Guerra Mondiale.

E’ GUERRA CONTRO IL COVID-19?

Siamo in guerra contro il COVID-19? Il linguaggio quotidiano usato per descrivere l’attuale pandemia farebbe pensare di sì, evocando immagini di un terribile conflitto globale con un “nemico mortale” ed eroi che combattono in “prima linea”.

Il documento “Responding to COVID-19: Think Through the Analogy of War” pubblicato lo scorso aprile dalla Harvard University pubblicato sembrerebbe confermarlo.

L’analogia militare è probabilmente inevitabile, e in un certo senso serve ad uno scopo utile.

Un C130 con team specialistici dell’Aeronautica Militare

Offre un richiamo all’importanza della leadership e di una risposta coordinata in un momento di crisi, aiuta a far comprendere l’urgenza e la gravità della situazione, promuove un certo senso di solidarietà, stimola la tenuta collettiva.

Tutti sanno cos’è una guerra, e la metafora funziona. Tuttavia, come sottolinea il white paper di Harvard, la narrazione eroica della mobilitazione per la guerra nasconde una realtà ben più complessa, in quanto presuppone uno sforzo nazionale quando invece la pandemia per sua natura è globale, e lascia irrisolta la questione del tipo di dopoguerra per cui dovremmo lottare.

L’analogia militare nasconde un’altra insidia: il pericolo è che il linguaggio bellico scateni il panico ed incoraggi azioni estreme e irrazionali, come ad esempio l’accumulo di scorte alimentari e beni di prima necessità.

Oltre a sviluppare protocolli medici, trattamenti e vaccini efficaci per affrontare il virus, si deve pertanto favorire l’adattamento delle persone alla natura invisibile della minaccia.

La psicologia militare fornisce un buon punto di riferimento per comprendere e gestire le risposte individuali e collettive agli stressor estremi e prolungati.

IL RUOLO DEGLI PSICOLOGI MILITARI

Gli psicologi militari sono infatti in una posizione unica per studiare il comportamento umano in situazioni di crisi e suggerire le migliori pratiche ed interventi psicologici per affrontare le emergenze.

Ci sono molti paralleli, ad esempio, tra prestare servizio in una missione operativa all’estero e le condizioni che molti cittadini stanno vivendo durante questa emergenza sanitaria:

• Essere confinati con altri nelle basi o nei quartieri alloggio per lunghi periodi di tempo
• Essere obbligati a disporre e indossare dispositivi di protezione individuale
• Avere dei regolamenti che dettano dove e quando le persone devono andare
• Vivere in uno stato di pericolo con livelli di criticità e allerta prefissati
• Non essere in grado di aiutare amici e familiari in difficoltà a causa della separazione geografica e non poter viaggiare per raggiungerli.

Diverse caratteristiche tipiche del combattimento sono inoltre ravvisabili in un’ondata pandemia.

Tra queste, l’imprevedibilità, l’intensità e la durata sconosciuta. Il soldato immesso in teatro operativo non può sapere quando, dove, o quanto massiccio potrà essere il prossimo attacco, o quanto a lungo potrà persistere.

Può plausibilmente prevederlo sulla base delle conoscenze di materia e delle abilità professionali acquisite.

In questi mesi di emergenza Covid-19 la Sanità Militare supporta quella civile

Può elaborare i possibili scenari futuri, può sfruttare le capacità di calcolo di piattaforme tecnologiche e di intelligenza artificiale, può tracciare gli spostamenti del nemico, può monitorare il territorio.

Quello che sa è che è in uno stato di rischio per tutta la durata del dispiegamento, e che le minacce possono diventare reali in qualsiasi momento. In queste condizioni, anche i soldati più esperti e ben addestrati possono alla fine provare un certo grado di ansia, depressione e malessere emotivo.

I paralleli con la pandemia sono evidenti. C’è grande incertezza. La mia comunità ne sarà direttamente colpita? Se sì, quando? E per quanto tempo? Con che intensità? E se l’intensità sarà significativa, io, i miei amici o la mia famiglia ci ammaleremo? Qualcuno di noi perderà la vita?

Queste condizioni possono effettivamente causare dei disagi psicologici.

Ma è importante sapere che – sia per i soldati in combattimento sia per tutti noi che stiamo vivendo la pandemia – la risposta psicopatologia non è la risposta più comune alle avversità. Nello studiare la risposta umana alle avversità, Peterson e colleghi (2011) hanno individuato quattro traiettorie principali:

• Invulnerabilità, che si verifica quando un individuo non sperimenta un cambiamento rilevante nel proprio stato d’animo e sostiene l’adattamento all’ambiente quando viene sfidato. Si fa pertanto “soldier on” (soldato in azione), come dicono gli americani.
• Resilienza, che si verifica quando un individuo mostra una temporanea riduzione dell’adattamento, ma ritorna alla sua normalità quando la minaccia diminuisce. Si piega, ma non si rompe.
• Crescita personale che si verifica quando un individuo percepisce un percorso di sviluppo, miglioramento e maturazione in risposta al pericolo e alle avversità.
• Disturbo psicologico, che si verifica quando un individuo sperimenta una riduzione significativa del funzionamento personale e sociale. Ne sono esempi la depressione, l’abuso di sostanze, l’ideazione suicida ed il disturbo post-traumatico da stress.

Il disturbo psicologico si verifica e gli psicologi e gli altri specialisti sanitari devono essere (e sono) preparati ad intervenire.

Alcuni tra gli studi più recenti in ambiente militare rivelano che il 15% dei soldati soffre di un disturbo psicopatologico grave derivante dalle proprie esperienze di combattimento (Matthews, 2020).

Ciò significa che, durante una pandemia che colpisce milioni di persone, il numero di individui che avranno bisogno di cure sarà significativo.

Militari dell’Esercito e Carabinieri impiegati nel rispetto delle norme anticontagio Covid-19

Lungimiranza vuole che si sviluppino piani di intervento per fornire counselling psicologico e cure di salute mentale a tutti coloro che ne avranno bisogno.

È importante riconoscere, tuttavia, che la maggior parte delle persone colpite dalla pandemia rimarranno relativamente indenni (invulnerabili), resilienti (si piegheranno ma non si spezzeranno) o sperimenteranno una crescita personale.

Gli psicologi militari si sono interessati soprattutto allo studio di quella che viene definita crescita post-traumatica (Post-traumatic Growth, PTG), definita come quel cambiamento positivo provato da una persona a seguito di un percorso di lotta intrapreso a partire da un evento traumatico.

Sia la ricerca formale sia i racconti aneddotici suggeriscono che la PTG è una risposta comune al combattimento.

Studi condotti sui soldati americani in Iraq e Afghanistan sembrano confermare questo dato (Stevelink e Mark, 2020).

In particolare, migliorano le percezioni circa le proprie capacità collaborative (lavoro di squadra), le competenze affettivo-relazionali (capacità di amare, senso della gratitudine), coraggio e onestà (Matthews, 2011).

Sembrerebbe ragionevole supporre (oltre che auspicabile) che l’esperienza pandemica possa quindi rappresentare un’occasione di crescita personale per molti di noi.

Alcuni potrebbero tentare di raggiungere obiettivi di crescita personale già durante questa seconda ondata, durante l’isolamento, ma nulla vieta di ottenere gli stessi risultati nel prossimo futuro, quando si sarà tornati ad un “livello di funzionamento di base pre-pandemico”.

COSA FARE OGGI?

Nel frattempo, la soluzione è più semplicemente affrontare la situazione attuale, aspettandosi di sperimentare qualche disagio psicologico, permettendo alle emozioni negative di fare il loro corso, ma sostenendo le proprie strategie di adattamento per affrontare quanto meglio possibile questa seconda ondata.

Ci sono altre buone notizie. Gli psicologi militari hanno scoperto che le competenze necessarie per rimanere resilienti e per raggiungere obiettivi di crescita personale di fronte alle avversità sono apprese.

Questo è il fondamento, ad esempio, del programma “Comprehensive Soldier Fitness – Building Resilience and enhancing performance” dell’esercito statunitense, progettato per valutare e favorire la resilienza emotiva, sociale, familiare e spirituale dei militari, degli impiegati civili, e dei loro familiari.

I lavori al Policlinico Militare “Celio” per farlo diventare un Hub Covid-19 nel’aprile scorso

Cinque sono le dimensioni considerate: fisica, emotiva, spirituale, familiare, sociale.

Una prospettiva positiva, la capacità di affrontare attivamente una situazione, il senso di auto-efficacia, la capacità di dare significato alle situazioni ed interpretare esperienze da diversi punti di vista, l’accettazione dei limiti e delle circostanze sono solo alcune delle abilità di resilienza che vengono insegnate.

Le rilevazioni effettuate sui cadetti di West Point hanno suggerito che l’esperienza è seguita da un significativo aumento in ognuna di queste abilità nonché nella tenuta in addestramento (Kelly e Matthews, 2011).

Abilità che chiunque può sviluppare ed allenare nel quotidiano. Cinque dei principi testati per favorire lo sviluppo delle strategie di coping possono essere traslati alla situazione pandemica:

1. Embrace the Suck. La situazione è effettivamente negativa, ma non per questo si rimarrà impantanati. Bisogna concentrarsi sui punti dove far presa. Passo dopo passo se ne uscirà, più forti di prima.
2. Battle buddy. Tutti hanno bisogno di sostegno e di mantenere in vita le relazioni. Internet, social media, stampa, radio e televisione, telefono, lettere, ecc. possono aiutare a mantenere i contatti.
3. Wave off. Non c’è bisogno di andare da nessuna parte in questo momento. Questo è il momento di prendere in considerazione le reali esigenze e posticipare qualsiasi azione non necessaria.
4. Left of Bang. Bisogna evitare il contagio. Per questo è necessario seguire le raccomandazioni delle autorità sanitarie, rispettare le restrizioni attualmente in vigore, essere responsabili.
5. Improvise, Adapt and Overcome. L’ingegno umano è straordinario. Non ci sono cose di cui non si possa fare a meno, che non possano essere sostituite con altre o realizzate in modo nuovo e creativo.

Nella “guerra contro la pandemia”, continueremo ad affrontare molte sfide e a sperimentare molte avversità personali e sociali.

L’incertezza continuerà. Ma a differenza della risposta sanitaria alla pandemia, che deve fondarsi su lunghe ricerche e test per sviluppare trattamenti e vaccinazioni, noi siamo già dotati degli strumenti per favorire la nostra tenuta psicologica e la resilienza di fronte a questa crisi.

Possiamo trarre conforto dalla consapevolezza che esistono trattamenti farmacologici ed interventi psicologici-psicoterapeutici per aiutare chi soffre.

Possiamo trarre la speranza dalla consapevolezza che la maggior parte di noi rimarrà resiliente e vivrà l’esperienza di una inaspettata crescita personale mentre affronterà la sua personale battaglia contro il COVID-19. Possiamo trarre forza dal fatto che possiamo imparare ad essere resilienti.

Se i soldati possono riuscirci – così da superare le difficolta del teatro operativo, talvolta, sopravvivendo agli orrori del combattimento – possiamo farlo anche noi, e così facendo, potremo emergere dalla pandemia psicologicamente illesi e forse più forti di prima.

*M.Sc. in Clinical Psychology and Ph.D. in Experimental Neuroscience
PostDoctoral Research Fellow
Assistant Specialty Chief Editor for Frontiers in Psychology – Neuropsychology
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore