Riscaldamento globale: i Carabinieri e le Università europee studiano l’Artico

LECCE.  Un piccolo crostaceo d’acqua dolce delle Isole Svalbard, il Lepidurus arcticus, è diventato il protagonista di una fondamentale ricerca scientifica internazionale sul cambiamento climatico.

Il progetto “Light, Time, Clock and Clime”, coordinato dall’Università del Salento sotto la guida del professor Vittorio Pasquali e finanziato dal Research Council of Norway, studia come il riscaldamento globale stia alterando i ritmi biologici di questa specie chiave.

Le ricerche congiunte tra Arma dei Carabinieri e Università

Nelle regioni polari, infatti, le temperature aumentano rapidamente mentre il ciclo della luce resta invariato, creando un pericoloso corto circuito tra l’orologio interno degli organismi e l’ambiente circostante.

Poiché il Lepidurus è sia un predatore di zooplancton sia una fonte fondamentale di cibo per gli uccelli migratori, qualsiasi errore nella sua sincronizzazione stagionale rischia di causare un effetto domino sull’intera catena alimentare artica.

L’iniziativa vanta un’importante rete di cooperazione transnazionale che vede coinvolte l’Università La Sapienza di Roma e prestigiosi Atenei di Norvegia, Danimarca e Finlandia, unendo per la prima volta competenze di ecologia, fisiologia, zoologia, limnologia e cronobiologia.

Un momento della ricerca operata dai Carabinieri

Un contributo operativo decisivo alla campagna scientifica 2026 arriva dall’Arma dei Carabinieri attraverso il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA).

I militari, presenti in abiti civili e con ruoli strettamente tecnico-scientifici, supportano le attività sul campo fornendo apparecchiature avanzate per il monitoraggio chimico-fisico dei laghi, già testate nel Parco Nazionale del Gran Sasso, e partecipando al censimento della fauna e al campionamento degli esemplari.

L’intervento dell’Arma si colloca pienamente nella cornice del Trattato delle Svalbard del 1920, che garantisce l’accesso pacifico alla ricerca scientifica.

Questo studio dimostra come le eccellenze accademiche italiane e le istituzioni di tutela ambientale lavorino in sinergia nelle reti europee più avanzate per proteggere gli ecosistemi più fragili del nostro pianeta.

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