Risorgimento: la battaglia del Volturno dell’ottobre 1860. Si scrive un capitolo nuovo per la Storia d’Italia

Di Paola Ducci*

CASERTA. Un’alba  nebbiosa avvolge le rive  del Volturno e  tutta la pianura campana.

E’ il 1º ottobre 1860 e questo sarà uno dei momenti più drammatici del Risorgimento italiano.

Da una parte i garibaldini, stanchi ma determinati, con le camicie rosse ancora sporche di polvere e sudore.

Dall’altra l’Esercito borbonico, ordinato e ben armato, deciso a riconquistare un regno che sta sfuggendo dalle mani.

Giuseppe Garibaldi osserva il campo dalle alture di Caserta. Sa che quella battaglia non è solo uno scontro militare: è il crocevia della storia, il punto di non ritorno per l’unificazione dell’Italia.

Il Generale Giosuè Ritucci, al comando delle truppe borboniche, ha pianificato un attacco in grande stile. Le sue colonne si muovono compatte, puntando su Santa Maria Capua Vetere, Maddaloni e Sant’Angelo in Formis.

Il piano è chiaro: schiacciare i garibaldini in una morsa e spezzare il sogno dell’Italia unita.

Il cimitero garibaldino ai Ponti della Valle a Maddaloni, commemorativo della battaglia

Tra loro ci sono giovani studenti, contadini, artigiani, uomini venuti da ogni angolo della penisola per un ideale più grande di loro. Non  sanno  come  finirà, ma  sanno  che  combatteranno fino alla fine, con coraggio e onore.  Perché  si fa l’Italia o si muore.

Nei libri di Storia quel  giorno sarà il capitolo del Risorgimento dal titolo: la  battaglia del Volturno.

E il 2 ottobre 1860 una data storica, che rappresenta uno degli eventi più significativi della fase conclusiva del Risorgimento italiano. Costituisce l’episodio decisivo della spedizione dei Mille, avviata da Giuseppe Garibaldi nel maggio dello stesso anno e si colloca in un momento di transizione tra la campagna militare garibaldina e l’intervento dell’esercito piemontese volto a completare l’unificazione della penisola.

Dopo lo sbarco in Sicilia e la vittoriosa campagna che portò alla caduta di Palermo, Garibaldi aveva attraversato lo Stretto di Messina occupando Napoli il 7 settembre 1860. Tuttavia la resa del capoluogo non aveva interrotto la resistenza borbonica.

Le forze fedeli a Francesco II di Borbone, riorganizzatesi lungo la linea del fiume Volturno, intendevano riconquistare la capitale e arrestare l’avanzata garibaldina.

Le truppe borboniche, comandate dal generale Ritucci, disponevano di circa 25.000 uomini ben equipaggiati e sostenuti da artiglieria pesante.

L’Esercito garibaldino, inferiore per disciplina e mezzi, poteva tuttavia contare su un forte slancio ideale e sulla presenza di comandanti di grande valore, quali Nino Bixio, Giacomo Medici e l’ungherese István Türr.

Ma la forza  garibaldina era tutta nella partecipazione di volontari provenienti da ogni regione italiana, nonché di combattenti stranieri solidali con la causa dell’indipendenza nazionale. Ciò conferisce alla battaglia del Volturno un valore simbolico di unità e partecipazione collettiva, anticipatore dell’identità nazionale che di lì a poco sarebbe stata sancita formalmente.

Lo scontro ebbe inizio all’alba del 2 ottobre, quando l’Esercito borbonico attaccò simultaneamente in diversi punti, concentrando l’offensiva nell’area compresa tra Santa Maria Capua Vetere, Maddaloni e Sant’Angelo in Formis.

Un momento della battaglia del Volturno

L’obiettivo era quello di dividere le forze garibaldine e aprirsi la strada verso Caserta. Nonostante la pressione iniziale, Garibaldi riuscì a mantenere il controllo del campo grazie a una serie di contrattacchi coordinati, diretti da Bixio e Medici.

Il combattimento, caratterizzato da violenti scontri corpo a corpo e da un elevato numero di perdite, si protrasse per l’intera giornata. Ma in serata le truppe borboniche furono costrette a ritirarsi, lasciando sul terreno numerosi prigionieri e materiali bellici.

La vittoria di Garibaldi al Volturno consolidò la posizione delle forze insurrezionali nell’Italia meridionale e pose le basi per l’ingresso delle truppe piemontesi nel Regno delle Due Sicilie.

Poche settimane più tardi, il 26 ottobre 1860, avvenne lo storico incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II che sancì la fine della spedizione e il passaggio dei territori conquistati alla monarchia sabauda.

L’incontro a Teano tra Giuseppe Garibaldi e Re Vittorio Emanuele II

Sul piano politico e simbolico la battaglia del Volturno segnò la definitiva crisi del regime borbonico e rafforzò l’idea di una Nazione italiana unita sotto un’unica corona.

Tale esito rappresentò il compimento della fase insurrezionale del Risorgimento e la premessa immediata alla proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861.

L’episodio rimane nella Storia una delle massime espressioni del Risorgimento, in cui l’eroismo individuale e la visione nazionale si fusero in un evento destinato a trasformare radicalmente la storia d’Italia.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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