Di Giuseppe Gagliano*
MOSCA. La notizia, in apparenza tecnica, ha un peso strategico enorme: Mosca addestrerà i marinai cinesi a navigare lungo la Rotta del Mare del Nord, la rotta artica che collega l’Asia all’Europa aggirando il Canale di Suez. Il memorandum firmato durante la visita del premier russo Mikhail Mishustin a Hangzhou sancisce un ulteriore passo nell’integrazione russo-cinese in un settore decisivo come la logistica marittima, diventata una frontiera geopolitica cruciale dopo il caos della supply chain seguito alla pandemia e alle tensioni internazionali.
Non si tratta solo di formazione tecnica. È un tassello della costruzione di un asse euroasiatico che punta a ridisegnare le mappe del commercio globale e a sottrarre all’Occidente i vantaggi accumulati negli ultimi decenni.
La rotta artica: il corridoio che accorcia il mondo
La Rotta del Mare del Nord, 5.600 chilometri di acque che costeggiano la Siberia, è la scommessa russa per competere con Suez. Da anni il Cremlino punta su questo corridoio, reso più navigabile dallo scioglimento dei ghiacci, per trasformare l’Artico in un hub logistico e infrastrutturale. I tempi di percorrenza parlano da soli: un viaggio Cina-Europa può ridursi di due settimane rispetto alle rotte tradizionali.
È per questo che, quando il ministro dei Trasporti russo Andrei Nikitin ha definito “storico” il primo transito cinese verso l’Europa via Artico, non ha esagerato. Ventiquattro ore di rotta risparmiate oggi significano miliardi domani.

Mosca alla ricerca di nuovi sbocchi energetici
La Russia usa la rotta artica soprattutto per esportare petrolio. Ma i volumi non decollano: nei primi mesi del 2025 i transiti sono perfino calati, pur con numeri costanti di viaggi. È un segnale di una realtà meno trionfale di quella raccontata da Mosca. La quota artica delle esportazioni petrolifere resta infatti sotto l’1%.
Tuttavia, i destinatari principali sono Paesi asiatici strategici: Cina, Corea del Sud, Brunei. In altre parole, partner che non hanno aderito al regime sanzionatorio occidentale e che rappresentano il futuro dell’economia russa. È un commercio che non cresce quanto previsto, ma indica una tendenza geopolitica chiara: spostamento dei flussi da Ovest a Est.
L’Artico come laboratorio geopolitico
Parallelamente, Russia e Cina hanno ribadito il loro impegno a promuovere uno sviluppo “sostenibile” dell’Artico, formula che copre sia l’ambizione economica sia la volontà di affermare una presenza politico-strategica. Pechino, che già definisce la regione come parte della sua strategia della “Via della Seta Polare”, sta costruendo una flotta dedicata al trasporto del gas naturale liquefatto russo, colpito dalle sanzioni europee.
La cooperazione non è solo commerciale. L’estate scorsa una flottiglia cinese, con sottomarino e cacciatorpediniere, ha partecipato alle esercitazioni Joint Sea 2025 a Vladivostok. Un chiaro segnale che la partnership artica ha anche una dimensione militare.
La Russia investe: rompighiaccio, porti e satelliti
Mosca sa che il tempo lavora a suo favore. Il ministro per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico, Alexey Chekunkov, ha delineato un piano che prevede nuovi rompighiaccio, navi cargo rinforzate, ampliamento dei porti e addirittura una costellazione satellitare dedicata alla navigazione in acque polari.
La Russia punta a rendere la rotta operativa tutto l’anno. Un obiettivo mastodontico, ma coerente con l’idea di far diventare l’Artico l’equivalente del Mar Cinese Meridionale per l’Eurasia: un crocevia dove passano energia, merci e potere politico.
La Cina si prepara a un nuovo ruolo globale
Pechino non vuole restare un semplice cliente della rotta artica: vuole essere co-protagonista. L’addestramento offerto dalla Russia serve a creare equipaggi cinesi capaci di operare autonomamente in condizioni estreme, requisito indispensabile per controllare una rotta che potrebbe diventare una dorsale commerciale pari a Suez.
Il messaggio implicito è chiaro: la Cina si prepara a un mondo dove i corridoi dominati oggi dall’Occidente non saranno più gli unici, né i più convenienti.
Un corridoio che può cambiare l’equilibrio del mercato globale
Nel 2024, 37,9 milioni di tonnellate di merci sono passate dalla Rotta del Mare del Nord. Le autorità prevedono di superare i 40 milioni nel 2025 e, nel lungo termine, addirittura di oltrepassare i 100 milioni di tonnellate.
Se queste proiezioni si avverassero, l’impatto geopolitico sarebbe enorme: una parte crescente dei traffici Asia-Europa sfuggirebbe al controllo degli Stati che dominano Suez, cioè Egitto e, indirettamente, Stati Uniti e Unione Europea.
L’Artico diventerebbe così un corridoio alternativo per le potenze emergenti, riducendo la centralità marittima occidentale.
Conclusione: il mondo si sposta verso Nord
L’accordo sulla formazione dei marinai cinesi è un segnale: Russia e Cina stanno costruendo un sistema logistico parallelo al tradizionale ordine marittimo globale. Se l’Europa resta immobile, rischia di svegliarsi in un mondo in cui le sue vie commerciali non sono più indispensabili.
Nel silenzio dei ghiacci artici si sta disegnando il futuro della geopolitica. E, come spesso accade, l’Occidente se ne accorgerà troppo tardi.
*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
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