Russia: I Maestri dell’Ombra a Mosca. A fine maggio il Forum Russo sulla Sicurezza e i suoi protagonisti

Di Giuseppe Gagliano*

MOSCA. Alla fine di maggio scorso, Mosca si è trasformata nel crocevia globale delle élite della Sicurezza e dell’Intelligence, ospitando il 13° Incontro Internazionale degli Alti Rappresentanti per le Questioni di Sicurezza.

Un evento che, sotto la presidenza di Sergei Shoigu, segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, ha riunito oltre 126 delegazioni da 104 Paesi, un mosaico di nazioni che spazia dal Global South all’Asia orientale, dai membri della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) alle potenze emergenti di BRICS, SCO e ASEAN.

Il Generale russo Sergej Shoigu

Tra strette di mano, colloqui informali e seminari scientifici, il Forum si è confermato una piattaforma cruciale per discutere il futuro della sicurezza globale, ma anche un palcoscenico dove le potenze non occidentali cercano di ridisegnare le regole del gioco internazionale.

Un raduno di peso

L’immagine di Chen Wenqing, membro del Politburo del Partito Comunista Cinese, che stringe la mano a Sergei Shoigu il 28 maggio, catturata da un fotografo di Anadolu, è più di un semplice gesto diplomatico.

Una riunione del Partito Comunista Cinese

 

È il simbolo di un’alleanza strategica tra Russia e Cina che si rafforza in un contesto di crescente tensione con l’Occidente.

Chen, figura di spicco dell’apparato di sicurezza cinese, rappresenta un regime che ha fatto della sorveglianza interna e dell’influenza globale i pilastri della sua politica.

La sua presenza a Mosca non è casuale: Pechino cerca di consolidare il suo ruolo di attore chiave in un’architettura di sicurezza che, come dichiarato dagli organizzatori, ambisce a essere “più equa e indivisibile”.

Ma Chen non era solo.

Tra i partecipanti spiccavano figure di calibro internazionale, come il capo dei servizi segreti turchi, il cui Paese, pur membro della NATO, mantiene un dialogo pragmatico con Mosca, e il ministro della Giustizia dei talebani, presenza inedita che segna l’ingresso ufficiale del nuovo Governo di Kabul nei consessi internazionali.

Talebani

 

Da notare anche la partecipazione di Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, il cui arrivo ha alimentato speculazioni su possibili incontri bilaterali con il suo omologo pakistano, sotto l’egida russa, per allentare le tensioni tra Nuova Delhi e Islamabad.

Questi nomi, insieme a rappresentanti di oltre 20 organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione Africana e la Lega Araba, hanno dato al forum un respiro globale, smentendo le narrazioni occidentali di un presunto isolamento della Russia.

L’Agenda: Sicurezza globale e nuove alleanze

Il Forum presso il Centro Nazionale “Russia”  ha affrontato temi cruciali: dalla lotta al terrorismo e alla criminalità informatica alle sfide transnazionali come il traffico di droga e l’estremismo.

Ma il cuore delle discussioni è stato la proposta di una nuova “architettura di sicurezza globale”, un concetto che Mosca promuove per contrastare l’egemonia occidentale e che trova eco tra i Paesi del Global South, riluttanti a diventare terreno di scontro tra grandi potenze.

Per la prima volta, l’evento ha incluso un seminario scientifico sulla sicurezza globale, con la partecipazione di oltre 100 delegazioni, a testimonianza dell’ambizione russa di legittimare il forum come un laboratorio di idee, non solo un’arena diplomatica.

Le discussioni informali tra i rappresentanti di BRICS, SCO, ASEAN e CSI hanno offerto un’opportunità per consolidare alleanze regionali e discutere questioni delicate, come la cooperazione economica e la transizione verso valute nazionali nei pagamenti internazionali, un tema caro a Russia e Cina.

La presenza di 45 delegazioni africane, tra cui rappresentanti dell’Unione Africana, ha sottolineato l’interesse crescente del continente per il Forum, visto come un’alternativa ai consessi occidentali come la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza.

Le ombre dello spionaggio

Nonostante l’apparenza di un evento diplomatico, il Forum di Mosca è stato anche un raduno di maestri dello spionaggio.

I capi delle Agenzie di intelligence di Paesi come Turchia, Cina e India non si sono limitati a discutere di sicurezza in senso astratto.

Questi incontri offrono un’occasione unica per scambi di informazioni, trattative riservate e accordi sottobanco.

La presenza del ministro della Giustizia talebano, per esempio, ha sollevato interrogativi su possibili negoziati tra Mosca e Kabul per contrastare minacce comuni, come l’ISIS-K, attivo in Afghanistan e Asia centrale.

Allo stesso modo, la partecipazione di Doval potrebbe aver aperto canali per colloqui indiretti con il Pakistan, con la Russia che si propone come mediatore in un contesto regionale sempre più instabile.

Il Forum si è svolto in un momento di particolare tensione globale.

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha espresso disappunto per le azioni militari russe in Ucraina, e le voci di nuove sanzioni anti-russe, hanno gettato un’ombra sull’evento.

Tuttavia, Shoigu ha ribadito che il forum non è contro nessuno, ma “per la sicurezza di tutti”, un messaggio che cerca di attrarre i paesi del Global South, stanchi delle pressioni occidentali.

Una sfida all’Ordine occidentale

Il successo del Forum di Mosca, con la partecipazione di oltre 100 Paesi e 13 segretari generali di organizzazioni internazionali, è un segnale chiaro: la Russia non è isolata, nonostante le sanzioni e le condanne dell’Occidente.

Al contrario, il Cremlino sta costruendo una rete di alleanze che sfrutta il malcontento verso l’unipolarismo americano, offrendo un’alternativa basata sulla cooperazione multilaterale e il rispetto della sovranità nazionale.

La presenza di figure come Chen Wenqing e il ministro talebano non è solo simbolica: riflette la volontà di Mosca di posizionarsi come un polo alternativo, capace di attrarre anche chi, come la Turchia o l’India, mantiene legami con l’Occidente.

Tuttavia, il Forum non è privo di contraddizioni.

La diversità dei partecipanti, dai regimi autoritari ai Governi democratici, rende complesso raggiungere un consenso su questioni concrete.

Inoltre, la retorica di una sicurezza “indivisibile” si scontra con le realtà geopolitiche: la Russia stessa è coinvolta in conflitti che alimentano instabilità, come in Ucraina, e la sua partnership con la Cina è vista con sospetto da alcuni partecipanti, come l’India, che teme l’espansionismo di Pechino in Asia.

Conclusione

Il 13° Incontro Internazionale di Mosca non è stato solo un summit sulla Sicurezza, ma un’arena dove i maestri dell’ombra – capi dell’Intelligence, ministri e consiglieri – hanno tessuto la tela di un nuovo ordine globale. In un mondo multipolare, dove le alleanze si formano e si disfano con rapidità, la Russia ha dimostrato di saper convocare un pubblico eterogeneo, dai talebani alla Cina, dall’India all’Africa.

Resta da vedere se questo raduno riuscirà a tradursi in azioni concrete o se rimarrà un esercizio di soft power, utile a Mosca per dimostrare che il suo peso geopolitico è tutt’altro che diminuito.

In un’epoca di incertezze, una cosa è certa: il forum di Mosca ha messo in luce le crepe dell’ordine internazionale dominato dall’Occidente, aprendo la strada a un confronto che si giocherà sempre più nell’ombra.

*Presidente Cestudec  (Centro Studi Strategici)

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