Di Giuseppe Gagliano*
MOSCA. L’annuncio della Russia sulla messa in servizio di una brigata equipaggiata con i nuovi missili ipersonici Oreshnik non è un aggiornamento tecnico.

È un segnale politico-militare calibrato, indirizzato prima all’Europa e solo in seconda battuta al campo di battaglia ucraino.
Mosca sta dicendo che la guerra in corso è diventata il laboratorio di una postura strategica più ampia, pensata per il confronto di lungo periodo con l’Occidente.
Le parole del capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov e del Presidente Vladimir Putin vanno lette insieme: l’Oreshnik non è un’arma sperimentale isolata, ma un tassello di un sistema di deterrenza che include anche il missile nucleare a propulsione Burevestnik e il veicolo subacqueo Poseidon.

Tre piattaforme diverse, un unico messaggio: la Russia rivendica la capacità di colpire a lunga distanza, superare le difese occidentali e mantenere la parità strategica.
Valutazione strategica militare
Dal punto di vista militare, l’Oreshnik – identificato da vari analisti come un’evoluzione dell’RS-26 Rubezh – colma un vuoto creatosi dopo la fine del trattato INF.
Un missile balistico a raggio intermedio, ipersonico, potenzialmente dotato di testate multiple, restituisce a Mosca uno strumento di pressione diretta sull’Europa, riducendo drasticamente i tempi di reazione e complicando qualsiasi architettura difensiva.
Il fatto che una Brigata sia già operativa indica un passaggio dalla dimostrazione alla dottrina.
Non si tratta più di test o annunci, ma di integrazione nelle forze. L’eventuale dispiegamento anche in Bielorussia, annunciato dal presidente Alexander Lukashenko, amplierebbe ulteriormente la profondità strategica russa sul fronte occidentale.
Scenari economici e industriali
Il riarmo ipersonico ha anche una dimensione economica. In pieno regime sanzionatorio, Mosca rivendica la capacità di sostenere programmi ad altissima intensità tecnologica.
È un messaggio interno, di resilienza industriale, e uno esterno, rivolto a chi scommette su un progressivo esaurimento delle risorse russe.
La guerra ha accelerato la conversione dell’economia verso il complesso militare-industriale, rafforzando filiere che Mosca considera vitali per la propria autonomia strategica.
La dimensione geopolitica
Sul piano geopolitico, l’Oreshnik parla soprattutto all’Europa.

Mentre i Paesi NATO accusano la Russia di prepararsi a una guerra continentale, il Cremlino ribalta la narrazione: non è Mosca a voler lo scontro, ma l’Occidente a spingerlo con il riarmo e il sostegno militare all’Ucraina. Definendo “isteria” le accuse europee, Putin cerca di presentare i nuovi sistemi come strumenti difensivi, necessari a ristabilire l’equilibrio.
In realtà, la funzione è eminentemente coercitiva. Missili a raggio intermedio ipersonici ridanno alla Russia un potere di intimidazione regionale che non passa per l’escalation nucleare strategica, ma resta al di sotto della soglia dell’apocalisse.
È deterrenza flessibile, pensata per influenzare decisioni politiche prima ancora che militari.
Oltre l’Ucraina
L’Oreshnik non è pensato per vincere la guerra in Ucraina.
È pensato per il dopo. Per un’Europa che discute di riarmo, di difesa comune e di confronto diretto con Mosca.
La Russia segnala di essere pronta a quel confronto, almeno sul piano della deterrenza.
La vera partita, dunque, non è sul campo, ma nella percezione del rischio.
E quando le potenze iniziano a schierare sistemi concepiti per rendere inutili le difese dell’altro, il problema non è se scoppierà una guerra, ma quanto sarà difficile fermarla una volta iniziata.
*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
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