Curiosità storiche: Capestrano, la casa natale di San Giovanni da Capestrano,  patrono dei cappellani militari di tutto il mondo

Di Anna Maria De Luca

CAPESTRANO (L’AQUILA)Nel borgo medievale di Capestrano (L’Aquila), arroccato sulle pendici del Gran Sasso nel cuore dell’Abruzzo, c’è uno dei luoghi più significativi per la spiritualità militare cattolica di tutto il mondo: la casa natale di San Giovanni da Capestrano (1386-1456), frate minore francescano, predicatore infaticabile, diplomatico pontificio, e soprattutto condottiero spirituale, che nel 1456 guidò la resistenza cristiana all’assedio ottomano di Belgrado, salvando, secondo la tradizione storica, l’intera Europa cristiana dall’avanzata di Maometto II.

La casa natale di san Giovanni di Capestrano

Oggi, a quasi sei secoli dalla sua morte, questa piccola abitazione medievale è diventata meta di pellegrinaggio per devoti, storici e militari di ogni nazionalità.

È un luogo in cui la storia della fede e quella delle armi si intrecciano in modo inestricabile, restituendo al visitatore la dimensione di un’epoca in cui il cappellano militare non era soltanto un confortatore dell’anima, ma un protagonista del destino d’Europa.

Per tanto tempo visitare la casa natale del Santo non era cosa facile, oggi invece lo è grazie alla Pro Loco di Capestrano che, insieme a Il Bosso, all’ Università “Gabriele D’Annunzio” e al Comune, sono partner di “Le Terre del Guerriero”, progetto che sta concentrando la visione e la missione progettuale verso la riqualificazione del patrimonio materiale e immateriale di Capestrano, della Valle del Tirino ed in un’ottica più ampia della destinazione turistica integrata dei Paesi Narranti del Gran Sasso.

Una targa di marmo bianco racconta in poche righe la storia di questo luogo:  la casa natale fu donata ai Frati Minori d’Abruzzo dai fratelli Giannunzio fu Giustino, poi restaurata nel quinto centenario della morte del Santo “col generoso obolo dei concittadini” e infine restituita come meta di devozione ai pellegrini.

La data incisa è il 23 ottobre 1956: cinque secoli esatti dopo la morte del Santo.

L’interno della casa

Un’abitazione medievale

L’interno della casa si articola su più ambienti comunicanti, conservati in uno stato di austera autenticità.

Le pareti sono in pietra e malta grezza, i soffitti a travi di legno scurite dai secoli, i pavimenti in pietra locale: nulla è stato “restaurato” nel senso moderno del termine, e proprio per questo il luogo trasmette un’emozione rara, quella del contatto diretto con il passato.

Nella prima stanza, un inginocchiatoio-scrittoio in legno grezzo con una sola candela votiva e, alla parete in pietra viva, un crocifisso in bronzo.

Pochi oggetti per immaginare il giovane Giovanni, prima ancora di diventare il frate che avrebbe scosso l’Europa, chino in preghiera in questo stesso spazio.

Le pareti mostrano la tecnica costruttiva medievale con blocchi di pietra di dimensioni diverse, alternati a mattoni in cotto nei punti di raccordo. Un dettaglio che gli appassionati di storia dell’architettura militare e civile riconosceranno immediatamente come tipico dei borghi appenninici del Quattrocento.

Un camino in pietra con cappa a mensola, le pareti interne ancora annerite dall’uso secolare.

Accanto, una panca e un tavolo in legno massello: il mobilio essenziale della vita del Quattrocento.

Questo è il luogo in cui trascorse i suoi primi anni il futuro santo, figlio di un capitano angioino di origini francesi, in una famiglia dunque che aveva già il sigillo delle armi nel proprio destino.

Il Santo dei cappellani militari

Giovanni da Capestrano visse in un’epoca di ferro. Giurista affermato, podestà di Perugia, poi dopo la prigionia seguita alla disfatta dell’Aquila del 1416, francescano sotto la guida di Bernardino da Siena, divenne in pochi anni il predicatore itinerante più ascoltato d’Europa. Ma fu il 1456, l’anno della sua morte, a consegnarlo alla storia militare.

Era il 22 luglio 1456, il “pericolo estremo”,  quando Giovanni, ormai settantenne e malato, guidò la controffensiva dei crociati cristiani a Belgrado (Nándorfehérvár) contro le forze di Maometto II, che aveva già conquistato Costantinopoli tre anni prima. Con una croce in una mano e il gonfalone papale nell’altra, il frate abruzzese trasformò una difesa disperata in una vittoria storica.

Morì poche settimane dopo, il 23 ottobre, stroncato dalla peste e dagli stenti. Ma l’Europa aveva resistito.

Un  pannello espositivo spiega il contesto geopolitico con una ricca raccolta di immagini d’epoca: carte geografiche dell’espansione ottomana, rappresentazioni di battaglie, miniature turche della corte di Solimano.

Un’immagine di battaglia contro gli Ottomani

I visitatori possono così comprendere come la vittoria di Belgrado non fu un episodio minore, ma uno snodo cruciale della storia europea del Quattrocento.

La casa natale è divenuta nel tempo un punto di riferimento per il cappellanato militare internazionale, grazie all’opera di figure straordinarie che ne hanno promosso il riconoscimento universale.

Tra i protagonisti di questa storia moderna spicca la figura di Padre Costantino Di Vico OFM (1916-2008), cappellano militare, reduce di guerra e pluridecorato al valor militare.

A lui si deve, in primo luogo, la tenace azione diplomatica e religiosa che portò alla proclamazione di San Giovanni da Capestrano a patrono dei cappellani militari di tutto il mondo.

La sua targa, conservata nella casa natale, lo ritrae in abito religioso con le decorazioni militari: un’immagine che racchiude perfettamente la duplice natura del suo servizio, alla patria e a Dio.

Il 23 ottobre 2016, in occasione della festività del Santo, Papa Francesco inviò una lettera, conservata nella casa in una cornice dorata, in cui esprimeva la propria vicinanza spirituale alle Forze Militari della Regione Pastorale Abruzzo-Molise e auspicava che la circostanza dell’Anno Giubilare dei Cappellani costituisse “un rinnovato richiamo ai perenni valori della pace e della fraternità cristiana”.

Quella lettera papale è la prova tangibile di quanto il piccolo borgo abruzzese abbia saputo rimanere al centro della spiritualità militare mondiale.

Accanto ad essa, una statuetta del Santo con in mano la croce e il Gonfalone crociato bianco e rosso d’Ungheria, la bandiera sotto cui combatté, insieme a corone di fiori e candele votive deposte da pellegrinaggi militari provenienti da ogni parte d’Europa.

Una statuetta del Santo con in mano la croce e il Gonfalone crociato bianco e rosso d’Ungheria

 

Come arrivare a Capestrano

Capestrano si trova nella provincia dell’Aquila, in Abruzzo, a circa 40 km dal capoluogo.

È raggiungibile dalla A24 (autostrada Roma–L’Aquila–Teramo), uscita Cocullo/Goriano Sicoli, poi seguendo le indicazioni per Capestrano. Il paese è arroccato su una collina a 625 m s.l.m. con un panorama mozzafiato sulla Valle Peligna e sul Gran Sasso.

Cosa visitare

La visita alla casa natale si inserisce naturalmente in un itinerario più ampio che include il castello di Capestrano (XIV sec., tra i meglio conservati dell’Abruzzo), la chiesa di San Pietro ad Oratorium (XI sec., capolavoro del romanico abruzzese) e il museo civico, che ospita – tra l’altro – il celebre “Guerriero di Capestrano”, la statua picena del VI sec. a.C. simbolo dell’archeologia italiana. Un’intera giornata di turismo storico, militare  culturale in pochi chilometri.

Per visitare la casa di San Giovanni da Capestrano potete rivolgervi a www.ilbosso.com o telefonare allo 0859808009.

 

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