Scadenza del New START: gli arsenali nucleari di USA e Russia ufficialmente svincolati da ogni trattato. Improbabile, in futuro, un nuovo accordo senza Pechino

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON/MOSCA. Scade ufficialmente oggi il “New START” (New Strategic Arms Reduction Treaty), firmato nell’aprile del 2010 da Stati Uniti e Federazione Russa allo scopo di sostituire i precedenti accordi sulle dimensioni dei rispettivi arsenali nucleari strategici START I, START II e SORT e di operare una riduzione del 30% del limite massimo di testate operative fissato nel 2002 con la firma dell’ultimo di essi (ossia il SORT).

Lancio sperimentale di un ICBM statunitense di tipo Minuteman III

Per l’accordo in questione, in vigore dal 2011, era inizialmente prevista una durata di dieci anni, con la possibilità che le parti decidessero di prorogarlo per altri cinque, cosa effettivamente avvenuta nel 2021.

Nondimeno, nel volgere di pochi mesi, lo scoppio del conflitto ucraino e il conseguente deterioramento delle relazioni tra Mosca e Washington avrebbe finito col far sì che, nel 2023, il Cremlino decidesse di sospendere la propria partecipazione.

Un bombardiere pesante russo Tupolev Tu-160 “Blackjack” ripreso, alcuni anni fa, nella base di Engels. Questi velivoli fanno notoriamente parte della triade nucleare strategica a disposizione del Cremlino

Nel corso dell’ultimo anno, caratterizzato da un timido ritorno al dialogo tra l’Amministrazione Trump e la Russia di Vladimir Putin, si è più volte parlato di un suo possibile rinnovo, anche se, almeno per il momento, una simile prospettiva sembrerebbe piuttosto improbabile, non solo perché i problemi tra Washington e Mosca sono chiaramente ben lungi dall’essere risolti, ma anche e soprattutto in ragione della dichiarata volontà dei vertici cinesi di espandere il proprio arsenale, già passato, negli ultimi anni, da circa trecento a circa seicento testate complessive.

Sistemi missilistici a lungo raggio DF-41 ripresi durante la parata tenuta dalle Forze Armate cinesi per i settant’anni della Repubblica Popolare – Credit – 中国新闻社

Ovviamente, si tratta di numeri ancora molto distanti da quelli di Russia e Stati Uniti, che, come noto, possiedono rispettivamente 4.309 e 3.700 testate, tra cui quelle operative di tipo strategico regolamentate fino a qualche ora fa dal New START (che, in concreto, prevedeva, per entrambe le parti, un massimo di 1.550 ordigni e 800 vettori a lungo raggio tra ICBM, SLBM e bombardieri pesanti, di cui, però, non più di 700 disponibili per un utilizzo immediato), quelle operative di tipo tattico/sub-strategico e quelle non operative di varia tipologia.

Come ben sappiamo, però, grazie alle sue infrastrutture e alle sue straordinarie capacità tecnologico-produttive, nel giro di pochi anni la Repubblica Popolare Cinese (che nel frattempo, invita russi e americani a riprendere il dialogo sul controllo degli armamenti) potrebbe, senz’altro, raggiungere (e, volendo, anche superare) gli attuali numeri di Washington e Mosca, costruendo un vasto arsenale a lungo raggio caratterizzato, tra le altre cose, da insidiosissimi vettori ipersonici.

Di fronte a tale prospettiva appare, dunque, più che plausibile che, anche qualora russi e americani pervenissero ad una sostanziale sistemazione dei loro burrascosi rapporti, ben difficilmente deciderebbero di procedere ad una nuova regolamentazione bilaterale delle loro capacità nucleari in senso meramente restrittivo senza tener conto delle mosse di Pechino in tale ambito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto