CASERTA. Il 29 aprile di 80 anni fa ,nella Reggia di Caserta, fu firmato l’atto formale e conclusivo che sancì la fine della campagna d’Italia iniziata dopo l’8 settembre 1943 e la definitiva sconfitta delle truppe tedesche e di quelle ancora legate al fascismo.
L’atto, intitolato Strumento di resa locale delle forze tedesche e delle altre forze poste sotto il comando o il controllo del Comando Tedesco Sud-Ovest e relativi allegati, fu firmato alla presenza di ufficiali delegati britannici, statunitensi, tedeschi e di un osservatore sovietico:

Prevedeva la resa incondizionata, che doveva diventare operativa a partire dal 2 maggio.
Nel documento stilato, i tedeschi erano associati ai repubblichini della Repubblica Sociale italiana, in quanto a quest’ultima, considerata uno Stato fantoccio, e come tale non riconosciuto dalle forze alleate, non era concesso di stipulare accordi diretti.
Il rappresentante tedesco era stato delegato dal ministro della difesa della RSI, Rodolfo Graziani.

Le trattative e la resa
A Caserta, nel Palazzo della Reggia, era stato insediato il Quartier generale delle forze alleate in Italia (guidato all’epoca da Harold Alexander).
Il 28 aprile i rappresentanti dello Stato Maggiore del Comando supremo alleato nel Mediterraneo Generale William Duthie Morgan, capo di Stato Maggiore, con il suo vice capo Generale Lyman Louis Lemnitzer, Generale Terence Sydney Airey, responsabile dei servizi d’informazione, Ammiraglio H. A. Packer, capo di Stato Maggiore per la Marina, Generale C. F. Cabell, capo di Stato Maggiore per l’Aeronautica, ricevettero alle ore 18:00 i plenipotenziari tedeschi il Colonnello Viktor von Schweinitz e il Maggiore Eugen Wenner.

Ad essi fu chiesto di presentare le credenziali: il primo affermò di agire in rappresentanza di Vietinghoff, comandante dell’Armata ‘C’, comandante in capo della zona europea Sud Ovest e della Wehrmacht in Italia.
E il secondo in rappresentanza di Wolff, ambedue con pieni poteri seppur entro i limiti degli ordini da loro ricevuti; Wenner aggiunse di avere la delega con pieni poteri da parte di Graziani.
Fu successivamente mostrato loro il dispositivo di resa, che doveva essere esaminato ed accettato o meno entro le ore 21.
I due tedeschi, in abito civile, avendo accettato nel successivo incontro delle ore 21 le condizioni ultimative consegnate da Morgan nel pomeriggio, firmarono ufficialmente l’atto di resa alle 14 del 29 aprile.
Il documento, controfirmato da Morgan e redatto in inglese e in tedesco, fissava alle ore 12 del 2 maggio 1945 (in Italia alle ore 14) il cessate il fuoco.
All’incontro delle ore 21:00 e alla successiva sottoscrizione di resa, sempre nello stesso salone degli incontri del 28 aprile, assistette come osservatore il Generale sovietico Aleksej Kislenko, espressamente incaricato dal Comando Militare URSS e da tempo dislocato a Roma.
Il dispositivo di resa incondizionata Instrument of local surrender of German and other forces under the command or control of the German Commander-in-Chief Southwest prevedeva norme di applicazione con un’Appendice “A” per l’Esercito (tre pagine), con un’Appendice “B” per la Marina (sei pagine) e con un’Appendice “C” per l’Aeronautica (tre pagine).
Tra dette norme, erano significative quella sulla non distruzione di armi ed impianti e quella sul trattamento dei prigionieri.
La sottoscrizione dell’accordo di resa tra forze alleate e nazifasciste, pur politicamente condiviso, non aveva formalmente e direttamente coinvolto i rappresentanti del Governo italiano e del C.L.N.A.I.: quest’ultimo, in particolare, dieci giorni prima della firma della resa a Caserta aveva emanato unilateralmente l’ordine denominato “Arrendersi o perire“.
La fine delle ostilità
Il giorno precedente la sottoscrizione dell’atto di resa, il 28 aprile, Adolf Hitler aveva ampliato i poteri di Albert Kesselring, già responsabile del Comando tedesco delle armate tedesche dell’Ovest, nominandolo Comandante anche delle armate del Sud Ovest in sostituzione di Vietinghoff.
L’inaspettato cambio dei vertici aveva comportato anche una diversa visione rispetto alla resa in Italia, in quanto Kesselring (unitamente a pochissimi altri alti ufficiali) era assolutamente contrario ad arrendersi, oltre ad essere ignaro delle trattative segrete condotte su mandato di Vietinghoff.
Nel frattempo gli eventi precipitavano, con l’esecuzione di Mussolini in Italia (28 aprile), la consegna di Graziani agli americani (29 aprile) e il suicidio di Hitler nel suo bunker berlinese (30 aprile).
A seguito di ciò, e dopo alcuni drammatici contrasti, Wolff riuscì a convincere in extremis Kesselring, che solo la mattina del 2 maggio, alle ore 4:30, acconsentì a rispettare il cessate il fuoco previsto per le ore 14:00 della stessa giornata.
L’accordo fu rispettato in tutto il territorio italiano, con l’effettivo disarmo ed imprigionamento di tutte le forze armate nazifasciste, anche se localmente si ebbero alcuni casi di reparti che rifiutarono di cedere le armi, almeno sino al giorno successivo.
Le conseguenze
Per evitare il rischio di essere immediatamente giustiziati dai partigiani, in alcuni casi le forze armate tedesche, rimaste in Italia e costrette alla resa, accettarono di consegnarsi solo alle forze armate angloamericane; lo stesso fecero alcuni alti rappresentanti della Repubblica Sociale Italiana, come Rodolfo Graziani e Junio Valerio Borghese, tramite emissari dell’OSS (Office of Strategic Services) americano.
Oltre 60 mila tedeschi, e tra essi alcune decine di militari della Repubblica di Salò,, rimasero a lungo nell’insieme dei campi contrassegnati 370 PW Camp Rimini e smobilitati a dicembre 1947.
I prigionieri altoatesini non furono considerati militari tedeschi e vennero internati, insieme a quelli della RSI, nei campi della Toscana: tornarono in libertà nel settembre 1946.
Il trattato
Le parti in causa
Maggiore Eugen Wenner da parte tedesca, su delega dell’Obergruppenführer delle SS Karl Wolffe del Ministro della difesa della RSI Rodolfo Graziani
Tenente Colonnello Victor von Schweinitz da parte tedesca, su delega del Generale Heinrich von Vietinghoff, Comandante del Gruppo d’Armate C
Generale William Duthie Morgan da parte alleata, su delega di Harold Alexander
Il trattato di resa
Strumento di resa locale (pagina1).
Strumento di resa locale (pagina2).
Lettera di accompagnamento con indicazione delle deleghe.
GLI EVENTI DI OGGI ALLA REGGIA
Questa mattina è stata inaugurata la mostra, presso l’Archivio di Stato di Caserta, dal titolo “La Reggia liberata. L’occupazione militare alleata, la resa tedesca, la restituzione all’Italia. 1943-1947”, a cura di Fortunata Manzi e Giuseppe Angelone, aperta al pubblico fino al 2 settembre prossimo.
Si è tenuto anche un interessante convegno dal titolo “La resa tedesca in Italia ottant’anni dopo: 29 aprile 1945 – 29 aprile 2025”.
Sono intervenuti: Francesco Eriberto d’Ippolito, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli», Fortunata Manzi, Direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta, Tiziana Maffei, Direttrice della Reggia di Caserta. Coordina e modera Simonetta Conti, Società italiana di storia militare. Intervengono come relatori: Giovanni Cerchia, dell’Università degli Studi del Molise, Matteo Luigi Napolitano, dell’Università degli Studi del Molise, Paolo De Marco, dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza e dell’età, Francesca Canale Cama, dell’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Comunicazioni di Felicio Corvese, dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea «Vera Lombardi», Fortunata Manzi, dell’Archivio di Stato di Caserta, Fosca Pizzaroni, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Luca Gianfrancesco, di Mediacontents, Tommaso Tartaglione, del Centro Studi della Provincia di Caserta.
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