Siria: Al Hol e i suoi fratelli. In aumento i rapimenti, i suicidi e gli stupri di bambini e l’IS riprende vigore

Di Giusy Criscuolo

Hasakah. Il campo profughi di al-Hol la fa da padrone, ma anche i suoi “fratelli più piccoli” non scherzano. Numerose le richieste di attenzione negli ultimi periodi, soprattutto da quando la presenza di Daeash meglio conosciuto come Stato Islamico, sta assistendo ad una ripresa silenziosa ma significativa.

Nei campi regna il caos e la parola sicurezza è tabù. Secondo molti analisti locali, se si vuole riprendere il polso della situazione per capire come “i resti del Califfato” si stiano riorganizzando è necessario intervenire all’interno di questi luoghi. Anche perché le presenze di ex mogli e figli di combattenti, pronti ad essere rimpatriati, non riguarda solo il mondo arabo.

Una guardia veglia mentre i siriani aspettano di lasciare il campo di al-Hol gestito dai curdi, che detiene i parenti dei presunti combattenti del gruppo dello Stato Islamico (IS) – (Foto di Delil SOULEIMAN / AFP)

Definiti dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani e da Save the Children una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, i campi profughi sembrano essere assimilabili a quelli di detenzione, poiché ciò che subiscono gli “sfollati” non è molto differente da ciò che accade nelle carceri, dove i combattenti dell’IS stanno scontando le pene, radicalizzandosi oltremodo.

A subire prepotentemente i riverberi della guerra bambini e adolescenti.

A tal proposito, prima di affrontare il quid, è giusto raccontare un recente abominio, che indubbiamente darà il polso di ciò che accade in questi luoghi dimenticati anche da Dio.

Ci troviamo nel campo di Faraj Allah, a nord di Idlib, dove due giorni fa una bambina di 6 anni ha trovato la morte. Una fine preannunciata e sotto gli occhi di tutti, che oggi si ritengono colpevoli di non aver parlato.

D’altronde chi si metterebbe contro l’esponente di un’organizzazione feroce come quella di al-Nusra.

La bambina vittima del trattamento brutale operato dal padre, un membro del fronte al-Nusra – Si legge su Twitter

Nahla al-Othman, 6 anni è stata trovata morta, dopo anni di torture ricevute dal padre. Un esponente della conosciuta organizzazione terroristica legata ad al-Qaeda. L’uomo dopo aver divorziato dalla moglie residente in Turchia ha deciso di tenere la bambina. Ma l’iperattività della piccola ha spinto, colui che doveva tutelarla, a farla vivere come un animale, legata con catene, con una gabbia per letto e continuamente picchiata, e spesso senza cibo e acqua.

In un video che abbiamo deciso di non mostrarvi, la bambina era già stata ampiamente picchiata e “intervistata” da un “tizio” che ha preferito postarlo sui social, rispondeva mentre mostrava le ferite: “Come ti chiami?” –Lei “Nahla. Papà mi picchia (mentre le riprendeva i tagli sulle mani e sulla fronte)” – Lui “Perché?” – Lei “Perché vado dal vicino”. Lui “Ti piace papà?” – Lei “Si, tanto” – Lui “Dov’è la mamma” – Lei “In Turchia” – Lui “Dove vivi?” – Lei “Con mio padre”. L’ultimo video prima dei giorni che hanno preceduto la sua fine, mentre gli abitanti del campo la vedevano scorrazzare avanti e in dietro per la strada con le catene ai polsi, per poi rientrare nella “gabbia”.

La bambina, secondo il rapporto diffuso dal centro medico vicino al campo Faraj Allah, in cui viveva con il padre, avrebbe indicato che la causa della morte sarebbe da addebitare a soffocamento da cibo. Ma chi si metterebbe contro un tale esponente?

La gabbia della piccola Nahla – Credit Twitter

Così le voci di coloro che potevano intuire e denunciare arrivano come sempre troppo tardi. Attivisti, abitanti del campo e giornalisti che accusano il padre di essere dietro la morte della piccola.

Le imputazioni, secondo al-Hurra, sarebbero legate a dettagli sulla vita della bambina negli ultimi anni. Fonti dall’interno del campo di Faraj Allah avrebbero dichiarato al Quotidiano, che il padre la ammanettava all’interno dell’abitazione in cui viveva con la sua nuova moglie.

Le fonti avrebbero aggiunto: “Chiunque viva nel campo di Faraj Allah – nella campagna settentrionale di Idlib – conosceva il caso della piccola Nahla. Incatenata in una gabbia per limitare i suoi movimenti o sottoposta a brutali percosse di tanto in tanto. Ma nessuno è mai stato in grado di intervenire o presentare il suo caso sui media per paura di ritorsioni”.

Altre fonti mediche dicono che il corpo della bambina presentava segni di percosse e contusioni. La piccola, nonostante la giovane età, sembra aver resistito per diversi mesi in condizioni esasperate. Il suo volto chiuso in quel sacco di plastica sembra adesso aver trovato serenità. Come se dormisse con quelle guanciotte tonde e sporche di terriccio.

Lo sguardo perso di un bambino davanti all’immagine della piccola Nahla

Un attivista scrive: “Non so o non capisco come sia possibile per la società raggiungere questo stadio di subduzione e addomesticamento. Guardare un bambino legato da una catena di ferro che muore … Com’è possibile che un bambino nell’età delle rose muoia in questo modo, legata con catene, senza mangiare o bere. Noi, i nostri college, abbiamo ucciso Nahla al-Othman, senza eccezioni. Siamo tutti responsabili”.

Il campo, che si trova vicino alla città di Kafr Sijnah sembra non trovare pace.

Ma non è finita, perché al-Hol, nel governatorato di Hasakah, vicino al confine siriano-iracheno, ha il triste primato di circa 62mila sfollati, tra siriani, rifugiati iracheni ed esponenti di famiglie del Califfato, senza contare le famiglie di combattenti stranieri che sono tenute lontane dal resto degli sfollati, come fossero in un 41-bis.

Questi ultimi sarebbero sorvegliati “speciali” dalle forze di sicurezza interne curde, dette forze Asayish.

Dal 2019 prima dello scoppio della pandemia, il problema dei rimpatri è stato ampiamente discusso senza mai raggiungere un risultato. E’ stata anche chiesta l’istituzione di un tribunale internazionale, che si occupasse unicamente di questo, poiché numerosi paesi europei avevano accettato di riprendere solo alcuni bambini, bloccando l’ingresso a nuclei familiari.

Un’immagine ottenuta dall’ufficio media delle Unità di protezione del popolo siriano curdo (YPG) il 29 marzo 2021 mostra le forze YPG curde che conducono un’operazione di sicurezza il giorno precedente nel campo di Al-Hol gestito dai curdi che detiene sospetti parenti dello Stato islamico (IS ) – (Photo by – / YPG Press Office / AFP) / XGTY / == LIMITATO ALL’USO EDITORIALE – CREDITO OBBLIGATORIO “AFP PHOTO / HO / YPG” – NO MARKETING NESSUNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA – DISTRIBUITO COME SERVIZIO AI CLIENTI

Il campo profughi più grande della Siria definito dai locali “Lo Stato di al-Hol” già da un’idea su cosa non dovrebbe essere.

Uno “Stato non Stato” in cui numerosi sono gli omicidi nei confronti di funzionari, che sarebbero lì per gestire il caos e nei confronti di rifugiati e membri delle forze di sicurezza.

Ma a rimetterci sono i bambini, gli adolescenti e le ragazze. Secondo numerosi analisti ciò che sta accadendo sotto gli occhi del mondo, in questi campi, potrebbe ripercuotersi ulteriormente su una regione già ampiamente provata come la Siria, colpendo non solo le regioni limitrofe ma il resto del globo. Il tutto attraverso quei rimpatri non ancora avvenuti.

L’Osservatorio Siriano ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali a lavorare per “fermare i crimini e le violazioni commessi dall’IS e per istituire tribunali specializzati a processare i colpevoli”.

Lo scorso aprile le forze curde del YPG (Yekineyen Parastina Gel –Unità di protezione popolare) hanno annunciato l’arresto di 125 militanti dell’Is all’interno del campo. L’operazione sarebbe avvenuta a seguito dell’aumento dei delitti sopra citati.

A tal proposito, il Comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, il Gen. Kenneth F. McKenzie Jr in un interessante ed incalzante faccia a faccia di 58 minuti, con un’analista dell’AEI (American Enterprice Institute) Elaine McCusker, avrebbe dichiarato che la risoluzione del problema nel campo di al-Hol, come per gli altri campi siriani, non può essere discussa senza “adottare un approccio internazionale”.

Chiarendo come “ogni Stato ha il compito di riprendere i propri cittadini investendo molto di più”. Questo perché a detta del Gen. McKenzie Jr “Il problema umanitario di oggi potrebbe diventare un problema militare tra alcuni anni”.

Non nascondendo la preoccupazione sul futuro dei rifugiati e degli sfollati nella sua area di responsabilità, come il campo di al-Hol in Siria. Lo “Stato non Stato” che accoglie migliaia di mogli straniere e figli, di coloro che hanno militato e militano nell’IS.

Il Comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti – il Gen Kenneth F McKenzie incalzato dalla analista del American Enterprice Institute Elaine McCusker

Combattenti che si trovano ancora nelle aree tra Siria e Iraq, dove a preoccupare sono il reclutamento, lo stupro e l’infanticidio “animalesco”. Tutti fattori che spingono i bambini siriani a suicidarsi. Pagando il prezzo più alto della guerra voluta da folli adulti.

Parole che i bambini e i ragazzi di 14/16 anni lasciano scritte su fogli, chiedendo scusa alle famiglie, perché non sono più in grado di vedere il futuro. Adolescenti e bambini a cui non è permesso di vivere la propria età, non solo perché poveri, ma perché costretti a reclutamenti forzati, a stupri di massa. Vittime di violenze anche da parte di genitori malati.

Il mondo gira lo sguardo, mentre nel cuore di queste “generazioni di invisibili” crollano le speranze e la visione di un futuro possibile. Una guerra che ha creato e sta creando generazioni plasmate sulla paura, sulla violenza, sull’apolidia, sulla fame e sull’abbandono.

Save the Children parla di un aumento dei suicidi esponenziale, rispetto agli anni passati, e che uno su cinque appartiene a bambini o adolescenti. Secondo l’Organizzazione, il 42% degli attentatori suicidi va dai 15 anni i giù, mentre il 18% sono giovani e adolescenti tra i 16 ei 20 anni.

L”ultimo caso di suicidio, risale alla fine del mese scorso, dove un ragazzino di 14 anni, sfollato nel campo di Hama, ha deciso di togliersi la vita.

Campo di Al Hol Siria – Credit Twitter

Così Sky News Arabia ha deciso di farsi portavoce, raccontando ciò che accade. Una bambina di 10 anni avrebbe confermato che ad Afrin il tasso di suicidi dei bambini è aumentato, soprattutto tra le ragazze, che decidono di farsi morire lì dove vengono abbandonate dopo gli stupri. Secondo le Organizzazioni e Sky News Arabia il numero delle vittime viene nascosto.

I rapimenti e gli stupri sarebbero commessi quotidianamente da milizie terroristiche legate all’IS o ad al-Qaeda. Milizie che controllano i campi, le campagne e le città facendo incursioni per rapire a scopo di riscatto, reclutare o stuprare ragazzi/e minorenni.

Una delle milizie in questione si chiamerebbe “Brigata Samarcanda”. Una donna avrebbe raccontato a Sky News Arabia che, la figlia di 14 anni, dopo essere stata rapita, è stata ritrovata tra le sterpaglie dei campi e tra gli ulivi in ​​condizioni psicologiche e di salute deplorevoli, afflitta da emorragie recate dalla violenza dello stupro.

La ragazza si è suicidata tre settimane dopo il suo ritorno a casa. La zia avrebbe dichiarato: “Mia nipote non è il primo caso di ragazza giovane rapita e stuprata ad Afrin. Avvengono stupri brutali commessi contro queste giovani donne e molte di loro vengono utilizzate come donne kamikaze. Purtroppo non si riesce a documentare nulla, perché le famiglie e chi gravita intorno viene privato di ogni mezzo di comunicazione, in modo che i loro suicidi possano passare inosservati”.

Un iracheno scrive – L’arrivo delle famiglie dal campo di Al-Hol in Siria a sud del Governatorato di Mosul, nel segreto dei media

Continua la donna: “Lo scorso anno due adolescenti curdi, un ragazzo e una ragazza di 14 e 15 anni, hanno preferito il suicidio alla fuga da queste milizie”. Sembrerebbe che la “Brigata Samarcanda” sia diventata famosa per i suoi metodi di reclutamento di minori ai fini del combattimento e di quello delle ragazze per abusarne.

A tal proposito il Parlamento Europeo, proprio il 26 ottobre 2019 ha approvato un testo sui diritti dei bambini in occasione del 30° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Alla dicitura bambini migranti scrive: punto 38. esprime preoccupazione per il fatto che i bambini continuino a nascere apolidi, anche all’interno dell’UE, e continuino ad essere esclusi dall’accesso ai diritti fondamentali, comprese l’assistenza sanitaria, l’istruzione e la protezione sociale; ribadisce la sua richiesta agli Stati membri per una soluzione al problema dei minori apolidi all’interno e all’esterno dell’UE, in conformità con il diritto internazionale; invita la Commissione a promuovere l’accesso universale alla registrazione delle nascite e il diritto del bambino di acquisire una cittadinanza, al fine di porre fine al rischio di apolidia.

Ma alle parole non seguono mai i fatti. Sui timori espressi da Organizzazioni e analisti non c’è ancora risposta. Questi bambini devono essere estirparti a queste realtà, prima che diventino concime per la terra o come detto dal Gen. McKenzie Jr “Il problema umanitario di oggi potrebbe diventare un problema militare di domani”. In un modo o nell’altro, se non si interviene, il destino di questi piccoli angeli rimane segnato e con loro anche il nostro mondo, che non è poi così lontano e per cui dovremmo farci carico in modo più lungimirante.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore