Siria: il nodo irrisolto delle SDF e la ricostruzione dello Stato. La fusione che non arriva

Di Giuseppe Gagliano*

DAMASCO.  I colloqui tra il Governo siriano e le Syrian Democratic Forces non hanno prodotto risultati concreti.

Miliziani dell’SDF

È una notizia che pesa più di quanto sembri.

La mancata intesa sulla fusione militare non è un incidente procedurale, ma il riflesso di una frattura strutturale che attraversa la Siria post-guerra: la difficoltà di ricostruire uno Stato unitario dopo tredici anni di conflitto e frammentazione armata.

Damasco e le SDF: integrazione o dissoluzione

L’incontro a Damasco tra i rappresentanti del Governo e la delegazione guidata da Mazloum Abdi ha confermato le distanze.

Il punto centrale del dissenso resta irrisolto: le SDF chiedono di essere integrate come corpo unitario all’interno delle Forze Armate, mantenendo coesione e catena di comando;

Damasco punta invece a uno scioglimento della struttura e all’assorbimento individuale dei combattenti.

Non è una questione tecnica, ma politica. Accettare le SDF come unità significherebbe riconoscere un potere armato autonomo all’interno dello Stato.

Il calcolo del Governo ad interim

Il Presidente ad interim Ahmed al-Sharaa ha firmato nel marzo scorso un accordo che prevedeva l’integrazione delle SDF entro la fine dell’anno scorso.

Il Presidente siriano Ahmad al-Sharaa

Da allora, però, il processo si è arenato. Per Damasco, il controllo delle regioni del Nord e Nord-Est – ricche di petrolio, attraversate da valichi strategici con Iraq e Turchia e sede delle carceri che ospitano migliaia di ex combattenti dell’ISIS – è una priorità esistenziale.

Ma cedere sul modello di integrazione significherebbe accettare una Siria de facto decentralizzata.

Il fattore turco

A complicare ulteriormente il quadro c’è la Turchia.

Ankara considera le SDF un’estensione del PKK e quindi una minaccia diretta alla propria sicurezza.

Miliziani del PKK

La posizione turca è ambigua solo in apparenza: le forze curde devono essere integrate nello Stato siriano, ma non come soggetto compatto.

Le pressioni esplicite del ministro degli Esteri Hakan Fidan indicano che la pazienza di Ankara è limitata e che l’opzione militare resta sul tavolo, soprattutto lungo il confine.

Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan

Decentramento contro centralismo

Le SDF insistono su un modello di governance decentrata che consenta loro di mantenere influenza politica e amministrativa nei territori controllati.

Per il Governo siriano, reduce dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, questa richiesta è difficilmente accettabile.

La ricostruzione dello Stato passa, nella visione di Damasco, da un esercito unificato e da un potere centrale forte. Qualsiasi concessione strutturale rischia di trasformarsi in un precedente per altre milizie e attori armati.

Valutazione strategica militare

Dal punto di vista militare, l’impasse è pericolosa.

Le SDF restano la principale forza armata non integrata nel nuovo assetto siriano e controllano territori cruciali.

Gli scontri episodici, come quelli avvenuti ad Aleppo a dicembre, mostrano quanto sia fragile la linea di separazione.

In assenza di un accordo, il rischio è una lenta escalation a bassa intensità, con incidenti locali destinati ad accumularsi.

Geopolitica e sicurezza regionale

La presenza statunitense a sostegno delle SDF aggiunge un ulteriore livello di complessità.

Washington vede le forze curde come un pilastro della lotta contro l’ISIS, mentre Damasco le percepisce come un fattore di sovranità incompiuta.

In questo equilibrio instabile, ogni ritardo nella fusione militare prolunga la transizione e mantiene aperta la questione siriana sul piano regionale.

Conclusione

La mancata integrazione delle SDF non è un dettaglio negoziale, ma il sintomo di una Siria ancora irrisolta. Finché non verrà sciolto il nodo tra unità dello Stato e pluralità armata, la ricostruzione resterà parziale e reversibile.

La guerra è formalmente finita, ma la pace istituzionale è ancora lontana.

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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