Di Giuseppe Gagliano*
BERBERA (SOMALILAND). Il Somaliland, entità indipendente di fatto ma ancora priva di un riconoscimento internazionale generalizzato, sta diventando uno dei punti più sensibili della competizione per il controllo del Mar Rosso, del Golfo di Aden e dello Stretto di Bab el-Mandeb.

Dietro l’apparente perifericità di Hargeisa si muove infatti una partita che coinvolge Israele, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Somalia, Etiopia, Iran e il movimento yemenita Ansar Allah.
Secondo diverse fonti africane e mediorientali, Israele avrebbe inviato in Somaliland un piccolo contingente militare composto in larga parte da cittadini israeliani di origine etiope. La scelta avrebbe una logica operativa evidente: rendere meno riconoscibile la presenza straniera e agevolare l’inserimento del personale in un contesto etnico e geografico vicino al Corno d’Africa.
Le autorità del Somaliland negano l’esistenza di una vera base israeliana.
Tuttavia, le informazioni relative all’utilizzo dell’aeroporto di Berbera, alla presenza di personale dei servizi informativi e all’addestramento in Israele di agenti e reparti speciali locali delineano un quadro molto più articolato.
L’aeroporto di Berbera e la guerra contro gli Houthi
La posizione di Berbera spiega l’interesse israeliano.
La città si trova sulla costa del Golfo di Aden, di fronte allo Yemen e a breve distanza dalle rotte marittime attraversate da una parte decisiva del commercio mondiale.
Da qui possono essere controllati i movimenti navali tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez.

Per Israele, Berbera offre soprattutto profondità strategica nella guerra contro Ansar Allah. La possibilità di utilizzare aeroporti, depositi, impianti di rifornimento e strutture sotterranee consentirebbe alle forze israeliane di ridurre le distanze operative rispetto allo Yemen, migliorare la sorveglianza elettronica e sostenere missioni aeree, navali e informative.
Le immagini satellitari mostrerebbero lavori di ampliamento, scavi e trincee nell’area meridionale della pista. Alcune strutture potrebbero essere destinate allo stoccaggio di munizioni e carburante. Gli Emirati Arabi Uniti, presenti a Berbera attraverso accordi firmati con il Somaliland, rappresenterebbero il principale intermediario logistico e finanziario dell’operazione.
Si configurerebbe così una divisione dei compiti: Abu Dhabi mette a disposizione capitali, infrastrutture e relazioni politiche; Israele fornisce capacità informative, addestramento, tecnologie e potenza militare; gli Stati Uniti garantiscono la cornice strategica e la protezione delle rotte marittime.
Un piccolo territorio dentro una grande guerra
Il Somaliland non è soltanto un punto d’appoggio contro gli Houthi.
È anche una piattaforma che consente di osservare l’intero Corno d’Africa: Somalia, Etiopia, Gibuti, Eritrea e Sudan.
In questa regione si incrociano le rotte energetiche del Golfo, le ambizioni commerciali della Cina, le basi militari occidentali e asiatiche, gli interessi turchi e la proiezione iraniana.
Il rapporto con Israele rafforza il Governo di Hargeisa, che da anni cerca un riconoscimento internazionale.
Il riconoscimento israeliano dell’indipendenza del Somaliland avrebbe quindi un valore politico ben superiore alla semplice apertura di relazioni diplomatiche: offrirebbe a Hargeisa una legittimazione esterna e, contemporaneamente, consegnerebbe a Tel Aviv un avamposto strategico sulle coste africane.

Per Mogadiscio, invece, questa evoluzione rappresenta una minaccia diretta alla sovranità territoriale somala. La presenza israeliana rischia di trasformare la contesa tra Somalia e Somaliland in una crisi regionale, coinvolgendo potenze esterne e aumentando il valore militare di un territorio finora considerato relativamente stabile.
Anche l’Etiopia osserva con attenzione. Addis Abeba, priva di accesso diretto al mare, considera i porti del Somaliland una possibile via d’uscita commerciale e strategica.
La crescente influenza israeliana ed emiratina potrebbe quindi favorire nuovi accordi infrastrutturali, energetici e militari tra Etiopia e Hargeisa, aggravando le tensioni con la Somalia.
Investimenti, acqua e risorse naturali
La cooperazione non riguarda soltanto la sicurezza. Israele punta anche ai settori agricolo, sanitario, idrico e minerario. In un territorio segnato dalla scarsità d’acqua e dalla fragilità delle infrastrutture, le tecnologie israeliane per l’irrigazione, la desalinizzazione e la gestione delle risorse idriche possono diventare strumenti di influenza politica.
Gli investimenti in agricoltura, porti, strade e sanità consentirebbero a Tel Aviv di costruire un rapporto di dipendenza economica duraturo.
Berbera potrebbe inoltre integrarsi nelle reti commerciali e logistiche degli Emirati, diventando uno scalo alternativo rispetto a Gibuti e una piattaforma per gli scambi con l’Etiopia.
Il valore geoeconomico del Somaliland deriva proprio dalla sua posizione: un territorio povero, ma collocato accanto a una delle principali arterie energetiche mondiali.
Chi controlla le infrastrutture di Berbera acquisisce capacità di pressione sulle rotte marittime, sui costi assicurativi, sui trasporti petroliferi e sui collegamenti tra Asia ed Europa.
La risposta iraniana si sposta anche nello spazio informatico
Ansar Allah ha già avvertito che considera il Somaliland una possibile base nemica.
L’attacco informatico contro i siti del Ministero degli Esteri e della Banca centrale di Hargeisa appare come un primo segnale della risposta dell’asse vicino all’Iran.
Non si tratta ancora di una reazione militare diretta, ma di una forma di pressione destinata a dimostrare che le infrastrutture del Somaliland possono essere colpite anche senza missili o droni.
Qualora Berbera venisse utilizzata stabilmente per operazioni contro lo Yemen, il rischio di attacchi alle installazioni portuali, aeroportuali ed energetiche aumenterebbe sensibilmente.
Il Somaliland potrebbe così passare dalla condizione di territorio relativamente sicuro a quella di bersaglio inserito nel conflitto tra Israele e Iran.
Per Hargeisa, il sostegno israeliano offre protezione, investimenti e riconoscimento; nello stesso tempo, però, espone il Paese a minacce che le sue limitate capacità militari difficilmente potrebbero affrontare senza un’assistenza esterna permanente.
Il nuovo fronte meridionale di Israele
La presenza israeliana a Berbera risponde a una strategia più ampia: spostare la difesa delle rotte marittime lontano dalle coste israeliane, circondare le aree di influenza iraniana e costruire una rete di punti d’appoggio dal Mediterraneo orientale all’Oceano Indiano.
Sul piano militare, Berbera permette di sorvegliare lo Yemen e di sostenere operazioni nel Mar Rosso. Sul piano geopolitico, rafforza l’asse tra Israele ed Emirati Arabi Uniti.
Sul piano geoeconomico, apre a Tel Aviv l’accesso ai mercati e alle infrastrutture del Corno d’Africa.
Resta però il rischio di una militarizzazione crescente.
Più Berbera diventerà utile a Israele, più aumenterà il suo valore come obiettivo per Ansar Allah e per le reti vicine all’Iran.
Il Somaliland potrebbe ottenere finalmente la visibilità internazionale che cerca da decenni, ma al prezzo di essere trascinato dentro una guerra regionale molto più grande delle sue capacità politiche, economiche e militari.
* Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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