VITORIA-GASTEIZ (PAESI BASCHI) – dal nostro inviato. Dopo che l’ETA (Euskadi ta Askatasuna- Paese Basco e Libertà) ha deciso di riporre le armi con l’annuncio il 20 ottobre 2011 di un “cessate il fuoco, permanente, generale e verificabile” e dopo avere comunicato il suo scioglimento nel 2018 (ricordiamo che in 70 anni di attività terroristiche si è macchiata di oltre 850 omicidi, alcune fonti ufficiali le fissano tra le 845 e le 866; oltre 2.600 feriti, una novantina di sequestri di persona e circa 3.500 attentati) quello che preoccupa i baschi è la Gazte Koordinadora Sozialista o GKS (in spagnolo Coordinadora Juvenil Socialista).

Si tratta di una organizzazione politica giovanile comunista basca. Fa parte del Movimiento Socialista, organizzazione politica nata da una scissione della sinistra “abertzale” nel 2019.

Il suo primo evento pubblico avvenne a Vitoria-Gasteiz nel febbraio 2019, con l’obiettivo del superamento del dominio “borghese” e delle distinte “forme di pressione”.
In una analisi del pensiero politico della GKS emerge, con chiarezza, come questo nuovo gruppo politico voglia portare sul tavolo della politica vasca, come prima cosa, la rottura con la sinistra nazionalista basca considerata ufficiale.
Il j’accuse è che essa abbia abbandonato la lotta della classe operaia contro quella borghese (Carlo Marx docet da secoli).
E quindi la soluzione è una lotta politica indipendente dalla borghesia e dalle istituzioni statali, incentrata sulla creazione di uno Stato socialista basco che superi le forme di oppressione capitalistiche e le strutture di potere borghesi.
La GKS si candida, perciò, a rilanciare la lotta per l’emancipazione proletaria
I suoi militanti parlano di “approccio rivoluzionario”, ritenendo che le istituzioni attuali sono progettate per perpetuare il sistema capitalistico e che qualsiasi tentativo di trasformarle dall’interno è inefficace.
La pratica rivoluzionaria, sostengono sempre quelli della GKS, e la costruzione di una coscienza socialista tra i giovani lavoratori saranno le prove della validità del loro progetto politico, respingendo le accuse di dogmatismo come fraintendimenti o tentativi di screditarli.
Quello che preoccupa oggi i baschi è la storia iniziale di ETA che proprio nel pensiero rivoluzionario ha fondato la sua azione. Pensiero che si ripete in GKS.
Così come preoccupa la fine della pena per i vari militanti dell’ETA e del loro ritorno in politica tra i partiti di estrema sinistra.
Intanto, il giudice José Luis Castro, competente in materia carceraria presso l’Audencia Nacional di Madrid, ha respinto la richiesta di semilibertà per i membri dell’ETA, Soledad Iparraguirre Anboto e Juan Ramón Carasatorre e ha proposto di modificare la procedura legale utilizzata dal Governo basco per concedere loro tale beneficio carcerario, in particolare l’articolo 100.2 del Regolamento Penitenziario spagnolo.
Per il momento, la decisione implica che entrambi i membri dell’ETA non potranno più uscire di prigione quotidianamente e torneranno al regime carcerario ordinario.
Secondo il giudice, il sistema di esecuzione permissiva delle pene, che consente “scarcerazioni anticipate” senza un provvedimento giudiziario, è una disfunzione che non giova a nessuno.
“Crea false aspettative nei detenuti e inutili ansie nelle vittime, e persino nell’opinione pubblica, che, vedendo i notiziari, troverà strane queste decisioni di scarcerazione/reclusione”, ha detto.
Secondo Castro questo regime non deve entrare in vigore “immediatamente” a seguito della decisione dell’amministrazione penitenziaria, ma solo dopo aver ottenuto l’approvazione giudiziaria.
“La carenza di regolamentazione in materia richiede, dal punto di vista del legislatore, un’attenta valutazione che potrebbe portare a una possibile riforma legislativa”, conclude.
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