SPECIALE BOSNIA-ERZEGOVINA: ESCLUSIVA. EUFOR, VIAGGIO DENTRO LA MISSIONE MULTINAZIONALE. CONTRIBUISCE ALLA PRONTEZZA CON IL MULTINATIONAL BATTALION

SARAJEVO (dal nostro inviato). La credibilità di una missione internazionale non si misura soltanto dalle capacità di cui dispone, ma anche dalla prontezza a impiegarle, dalla capacità di far operare insieme assetti differenti e dalla presenza che riesce a mantenere sul territorio.

È in questa prospettiva che si inserisce l’attività di EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, impegnata a contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro e stabile (Safe and Secure Environment, SASE) attraverso un dispositivo multinazionale che integra capacità operative, addestramento e collegamento con le realtà locali.

La linea del Comandante di EUFOR, Generale di Divisione Maurizio Fronda, punta a consolidare la credibilità, l’affidabilità e la prontezza della missione, mantenendone l’imparzialità nei confronti delle diverse componenti del Paese.

Il Comandante di EUFOR, Generale di Divisione Maurizio Fronda

Un obiettivo che richiede un impegno costante e articolato, nel quale la preparazione delle forze, la presenza sul territorio e la capacità di rispondere alle esigenze operative concorrono a sostenere il mandato della missione.

Tre degli strumenti attraverso cui questo impegno prende forma sono il Multinational Battalion (MNBN), l’Aviation Detachment (AVDET) e la componente di collegamento e osservazione sul territorio, rappresentata dalle Liaison and Observation Team Houses  (LOT House).

I Carabinieri della LOT House

 

Capacità diverse, chiamate a integrarsi nell’ambito di un dispositivo più ampio.

IL MULTINATIONAL BATTALION: PRONTEZZA E INTEROPERABILITÀ

Il MNBN rappresenta il principale strumento terrestre immediatamente disponibile a EUFOR.

I suoi compiti comprendono l’intervento delle proprie unità per il mantenimento e, ove necessario, il ripristino della SASE, i pattugliamenti a corto e lungo raggio sull’intero territorio della Bosnia-Erzegovina e il mantenimento di una Quick Reaction Force (QRF), pronta a intervenire in caso di necessità.

Militari italiani di EUFOR in un’attività adestrativa

Una Compagnia, attualmente su base rumena, assicura inoltre la sicurezza di Camp Butmir, sede del Quartier Generale della missione.

Il Battaglione è articolato in un comando attualmente a guida italiana, retto dal Tenente Colonnello Gabriele Uras, proveniente dal 151° Reggimento Fanteria “Sassari”, di stanza a Cagliari, e cinque Compagnie di Fanteria fornite da Romania, Italia, Albania, Austria, Paesi Bassi, Grecia e Macedonia del Nord.

Oltre a questi contingenti, il Comando opera con il supporto di unità provenienti da Moldavia, Turchia e Ungheria.

Una composizione che rende l’interoperabilità un requisito operativo essenziale.

Addestramento al controllo della folla

Durante la rotazione semestrale sotto il comando del Tenente Colonnello Uras, le attività del Battaglione sono state orientate al rafforzamento della cooperazione e dell’integrazione tra i contingenti nazionali, con l’obiettivo di sviluppare la capacità di operare come un’unica componente multinazionale.

Questo lavoro si sviluppa su più livelli. Quello umano, attraverso la conoscenza reciproca, il superamento delle barriere linguistiche e culturali, le attività di collegamento e il team building; quello procedurale, mediante l’addestramento congiunto e l’adozione di modalità operative condivise; infine, quello tecnico, che richiede di affrontare le differenze tra sistemi, mezzi e dotazioni nazionali, ricercando soluzioni pratiche compatibili con le capacità disponibili.

L’interoperabilità, dunque, non deriva automaticamente dalla presenza di contingenti diversi sotto un unico comando: è una capacità che richiede un lavoro quotidiano e una verifica continua.

PARLA IL TENENTE COLONNELLO GABRIELE URAS

Il Tenente Colonnello Gabriele Uras che in Patria è Comandante di Battaglione del 151° Reggimento Fanteria della Brigata Sassari,  ricorda a Report Difesa la Bosnia Erzegovina come era alla fine degli anni ’90- inizi anni 2000.

“La mia storia militare – dice – inizia come volontario alla fine degli anni 90. La mia seconda missione quando ancora ero un volontario è stata proprio in Bosnia Erzegovina; eravamo schierati a Rogatica, nell’entità della Repubblica Serpska.

Nel 2001, erano ancora evidenti gli strascichi della guerra. Ora ritrovarmi qui, dopo 25 anni, chiaramente mi fa vedere tutti i progressi e i cambiamenti che ci sono stati, anche grazie al contributo della comunità internazionale”.

Esperienza precedente da volontario, esperienza attuale da Comandante di un battaglione multinazionale, che differenze ci sono tra l’esperienza del 2001 con oggi?, domandiamo.

“Quella di allora fu un’esperienza chiaramente impattante – ricorda Uras –  infatti all’epoca stavano ritornando nei villaggi e nei paesi coloro che erano fuggiti dalla guerra. E spesso ciò che trovavano era solo distruzione.

Ritornare qui oggi e vedere tutti gli sviluppi che ci sono stati in questi 25 anni, assieme al cambio generazionale, mi fa chiaramente osservare la Bosnia Erzegovina sotto una prospettiva più ottimistica”.

Soldati. italiani di EUFOR in attività addestrativa

“In Bosnia- Erzegovina – aggiunge l’ufficiale – secondo il nostro mandato abbiamo un esplicito compito: supportare le istituzioni della Bosnia Erzegovina, addestrarci con le forze armate e garantire chiaramente la sicurezza a tutti i cittadini della Bonsia Erzegovina, il famoso Safe and Secure Environment”.

“La sfida più grossa, da Comandante – spiega ancora il Tenente Colonnello Uras – è avere alle dipendenze unità che provengono da Nazioni diverse. Dal punto di vista del comando significa che uno dei miei obiettivi principali è quello di superare i problemi di interoperabilità. Una sfida questa, che superiamo e mitighiamo svolgendo diverse attività addestrative, mettendo insieme tutte le varie Nazioni che ho alle dipendenze. Stabilire un common training ground, come lo chiamo io, dove si possono sviluppare procedure comuni e superare le barriere linguistiche attraverso l’impiego di funzioni di liaison officers schierate nei punti chiave. Questo mi permette di avere la gestibilità e quindi il comando e controllo del battaglione multinazionale”.

Molto importante, al di là delle attività operative che vengono assegnate dal livello superiore, quali ad esempio le pattuglie per garantire la costante presenza sul territorio, è perciò l’addestramento, che come ho detto è incentrato sul principio cardine dell’interoperabilità.

Tutto deve garantire il Safe and Secure environment in Bosnia Erzegovina.

Le 5 Compagnie che formano oggi il Battaglione operano in questo modo: una, su base rumena si occupa della Force Protection, tutte le altre si alternano nei compiti, garantendo la presenza sul territorio, la prontezza ed il livello addestrativo richiesto.

IRON SHIELD 05: l’addestramento come banco di prova

È proprio a questa esigenza che risponde IRON SHIELD, la serie addestrativa concepita in seno al MNBN per testare e sviluppare l’interoperabilità attraverso scenari differenti, accomunati da due requisiti: la partecipazione multinazionale e l’impiego di più assetti.

IRON SHIELD 05 ha offerto un esempio concreto di questo approccio. L’esercitazione, condotta di notte in ambiente montano e in condizioni climatiche autunnali rigide, ha contrapposto un dispositivo composto da un plotone italiano e una squadra albanese a un plotone dei Paesi Bassi.

L’oscurità, la visibilità limitata e la necessità di operare dopo ore di attività hanno aggiunto complessità allo scenario.

Nella prima fase, il dispositivo italo-albanese, incaricato di mettere in sicurezza un’area, ha individuato a distanza un veicolo abbandonato e una cassa lasciata nelle vicinanze.

L’osservazione con apparati a infrarossi ha consentito di rilevare gli oggetti senza evidenziare presenze ostili.

Informato il Tactical Operations Centre (TOC) del MNBN, che seguiva parallelamente l’attività, il comandante di plotone ha richiesto l’intervento dell’assetto Explosive Ordnance Disposal (EOD), dopo la segnalazione di una possibile minaccia esplosiva.

Uno specialista EOD di EUFOR ispeziona una cassa nell’oscurità

I tre specialisti EOD hanno condotto una complessa attività di verifica e bonifica, resa più impegnativa dall’oscurità.

L’ispezione della cassa, effettuata a distanza e da una posizione protetta, ha portato alla decisione di neutralizzare il materiale rinvenuto.

Gli specialisti hanno quindi verificato la sicurezza del veicolo, al cui interno erano presenti documenti e un telefono.

Solo dopo aver accertato che l’area fosse sicura, il personale di fanteria ha potuto recuperare i documenti.

Le informazioni contenute nei documenti hanno introdotto un nuovo elemento nello scenario: la possibile presenza del dispositivo avversario in una struttura abbandonata a pochi chilometri di distanza. Il comandante ha quindi dovuto pianificare una nuova azione, mantenendo nel frattempo la sicurezza dell’area e organizzando i turni di riposo del personale.

Prima dell’alba, il plotone si è mosso verso il nuovo obiettivo.

Il rumore di un APR nell’area ha fornito il primo indizio della presenza avversaria; l’impiego di un proprio piccolo aeromobile a pilotaggio remoto ha poi consentito di confermarla.

È seguita una fase di combattimento ravvicinato (Close Quarter Battle, CQB), durante la quale il dispositivo ha applicato le procedure addestrate, con il supporto della squadra albanese.

La fase conclusiva ha messo alla prova il personale in condizioni di visibilità complessa, temperature rigide e progressivo affaticamento, a confronto con un dispositivo addestrato, dotato di sistemi d’arma comparabili e di capacità di osservazione mediante APR.

L’attività si è conclusa con il debriefing e l’analisi, passaggi essenziali per esaminare quanto svolto e individuare gli aspetti da consolidare nelle successive attività addestrative.

Il valore di IRON SHIELD 05 non risiede quindi nel solo esito dello scontro simulato, ma nel processo complessivo: pianificazione, gestione delle informazioni, coordinamento tra unità nazionali e assetti specialistici, adattamento a uno scenario in evoluzione e verifica delle procedure.

AVDET: LA CAPACITÀ AEREA A GUIDA ITALIANA

Accanto alla componente terrestre, EUFOR dispone di una capacità aerea espressa dall’Aviation Detachment, anch’esso a guida italiana.

Il distaccamento è comandato dal Tenente Colonnello Alessandro Guadagno, proveniente dal 34° Gruppo Squadroni “Toro” di Venaria Reale (Torino) e opera attraverso due linee di aeromobili: AB205 e CH-47F Chinook.

Gli aeromobili consentono di assolvere compiti di trasporto, recupero di personale ed evacuazione medica.

Un elicottero AB-205 decolla da Camp Butmir

Quest’ultima capacità è garantita 24 ore su 24, sette giorni su sette, con un equipaggio medico reperibile. La componente aerea contribuisce così alla rapidità d’intervento in un Paese caratterizzato da distanze significative e da una morfologia complessa, favorendo il rischieramento tempestivo delle forze e l’evacuazione del personale quando necessario.

LA PRESENZA SUL TERRITORIO: LA LOT HOUSE DI DRVAR

La dimensione operativa di EUFOR si completa con la presenza sul territorio e il collegamento con le realtà locali.

In questo quadro si inserisce la LOT House di Drvar, municipalità a maggioranza serba situata nella Federazione di Bosnia-Erzegovina.

La struttura riveste una particolare specificità nel contributo italiano: è l’unica LOT House a guida italiana e l’unica affidata a un assetto di polizia militare, costituito dai Carabinieri.

Una scelta che riflette le caratteristiche della formazione professionale dell’Arma, tradizionalmente orientata alla conoscenza approfondita del territorio e delle comunità locali.

Competenze maturate anche nell’attività svolta in Italia, che risultano particolarmente pertinenti per un servizio basato sul collegamento, sull’osservazione e sulla capacità di comprendere le dinamiche del contesto in cui si opera.

In un’area dalla collocazione geografica e istituzionale peculiare, mantenere rapporti continuativi con gli interlocutori locali e acquisire una conoscenza puntuale della situazione contribuisce a fornire al comando elementi utili alla valutazione dell’ambiente di sicurezza.

È una dimensione dell’impegno di EUFOR meno visibile rispetto all’addestramento delle unità o all’impiego degli aeromobili, ma complementare e funzionale alla presenza della missione sul territorio.

PARLA IL TENENTE PIERLUIGI MASUCCI, COMANDANTE USCENTE DELLA LOT HOUSE DI DRVAR

Il Tenente Pierluigi Masucci fino a qualche giorno fa era al comando della LOT House di Drvar.

“Il nostro lavoro – spiega a Report Difesa – è di osservare e monitorare la situazione nell’area di responsabilità assegnata. Lo facciamo attraverso incontri con la popolazione locale, con i principali attori istituzionali sul luogo, che possono essere i sindaci, le law en forcement agencies, associazioni di volontariato, associazioni di veterani.

Qui c’è anche il Consolato della Repubblica di Serbia. Si tratta di attori che possono darci un messaggio di ritorno rispetto al sentimento generale, rispetto alla particolarissima situazione istituzionale della Bosnia Erzegovina”.

Le Lot House sono la longa manus di EUFOR. Sono il sensore periferico, “per cui siamo i primi deputati ad accorgerci di qualche situazione che può mettere a rischio il “safe and secure environment” e siamo anche i principali rappresentanti di EUFOR nella periferia bosniaca”.

Drvar ne è un esempio lampante, poiche’ è una piccola municipalità, di poco più di 3 mila abitanti, che sente la presenza di EUFOR anche e soprattutto per la presenza di noi Carabinieri.

Una realtà molto piccola dunque, che però rappresenta un caso sui generis, in quanto pur trovandosi nella Federazione di Bosnia Erzegovina, ha una popolazione a maggioranza serba. Inoltre, attraversa un un periodo di forte calo demografico, specialmente da parte dei giovani, che una volta completate le scuole, spesso migrano altrove nel paese.

Riguardo al nostro ruolo, l’Arma dei Carabinieri – aggiunge il Tenente – qui svolge un servizio molto affine a quello delle Stazioni Carabinieri in patria, con la vicinanza al cittadino e l’osservazione costante. E l’occhio e l’orecchio di un Carabiniere, anche in un contesto internazionale, sono addestrati a cogliere tutte le varie dinamiche, sebbene non esplicitiamo alcun compito o cooperazione quale polizia, ma semplicemente operiamo sul territorio come un attore istituzionale, nel rispetto del nostro mandato.

La LOT House è quindi in estrema sintesi, una Stazione dell’Arma senza però compiti di polizia giudiziaria.

QUICK RESPONSE 26: COOPERAZIONE E CAPACITÀ DI RINFORZO

La cooperazione tra componenti differenti ha trovato un ulteriore banco di prova in Quick Response 26 (QR26), esercitazione su larga scala condotta tra agosto e settembre, che ha coinvolto gli assetti della missione e testato la capacità di rischieramento di unità di rinforzo provenienti da diversi Paesi europei.

Il trasferimento delle forze, mezzi e materiali, ha interessato molteplici modalità: vettori navali e aerei, trasporto terrestre su ruota e ferrovia, financo aviolanci.

L’attività ha permesso di verificare non soltanto la capacità di far affluire ulteriori unità in Area di Operazione, ma anche di integrarle con il dispositivo già presente.

Un elicottero CH-47 sorvola Sarajevo

Tra le capacità testate figurava la gestione di un’emergenza presso una LOT House, scenario esercitato in diverse aree del Paese e che ha coinvolto anche la struttura di Drvar.

Il MNBN ha fornito le forze incaricate di raggiungere e mettere in sicurezza il personale delle LOT; i team hanno verificato le procedure e i protocolli di emergenza; l’AVDET ha assicurato, mediante gli elicotteri, il rapido rischieramento delle unità e l’evacuazione del personale coinvolto.

Nel caso di Drvar, la distanza da Sarajevo – oltre quattro ore e mezza di percorrenza stradale – evidenzia il valore aggiunto della componente aerea nella riduzione dei tempi di risposta.

L’attività ha così permesso di verificare, in uno scenario concreto, la complementarità tra forze terrestri, aviazione e strutture di collegamento sul territorio.

QR26 ha inoltre mostrato una dimensione ulteriore della prontezza di EUFOR: la capacità di ampliare il dispositivo attraverso l’afflusso di rinforzi, integrandoli con le unità già presenti.

L’insieme di queste attività restituisce il quadro di una missione che sviluppa la propria credibilità ed autorevolezza attraverso strumenti diversi ma complementari: l’addestramento e la prontezza delle forze terrestri, la mobilità garantita dalla componente aerea, la costante e diuturna presenza sul territorio, la capacità di rafforzare il dispositivo quando necessario.

È nell’integrazione di queste capacità, nel rispetto dell’imparzialità e del mandato, che l’intento del Comandante di EUFOR trova una concreta espressione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto