SPECIALE BOSNIA – ERZEGOVINA. ESCLUSIVA. GENERALE DI DIVISIONE MAURIZIO FRONDA (COMANDANTE DI EUFOR): “AREA OCCIDENTALE DEI BALCANI STABILE E SICURA E UN PAESE PACIFICO SONO NELL’INTERESSE STRATEGICO DELL’EUROPA”

SARAJEVO (Bosnia-Erzegovina) – dal nostro inviato. Le date, in ogni parte del mondo, sono fondamentali perché sono punti fermi della storia di un popolo e di un Paese.

Anche qui in questa parte dei Balcani.

Il 21 novembre si ricorderanno i 31 anni dell’Accordo quadro generale per la pace in Bosnia ed Erzegovina, noto anche come Accordo di Dayton.

La firma degli accordi di Dayton . (U.S. Air Force/Staff Sgt. Brian Schlumbohm)

Una intesa che pose fine a un conflitto armato durato tre anni e mezzo.

Fu firmato a Dayton, in Ohio (Stati Uniti), presso la base aerea Wright-Patterson, e successivamente sottoscritto in via cerimoniale a Parigi, il 14 dicembre 1995.

Le parti in conflitto concordarono la pace e la creazione di un unico Stato sovrano, la Bosnia ed Erzegovina, composto da due entità: la Republika Srpska, a maggioranza serba, e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a maggioranza croato-bosgnacca.

Nel quadro di tali accordi, nel 1996 la Bosnia ed Erzegovina aderì al trattato sul controllo degli armamenti noto come Accordo di Firenze.

L’accordo di Dayton seguì quello di Washington, firmato l’anno precedente, nell’ambito degli sforzi congiunti per definire l’assetto territoriale del Paese.

Oggi, ci sono piccolissime realtà etiche che, percentualmente parlando sono bosgnacchi e bicroati e vivono nella Repubblica Serpska e viceversa, ci sono piccolissime entità di di biserbi presenti nella Federazione della Bosnia ed Erzegovina

I croati vivono nella parte occidentale e sud-occidentale del Paese.

I serbi in quella orientale e tutto il resto della Federazione è bosgnacca.

Il censimento della popolazione è fermo al 2013.

Tra il 1995 e il 1997 con l’arrivo della NATO e delle missioni IFOR e SFOR, l’Occidente intende sistemare la situazione sul terreno.

Soldati italiani della Missione IFOR su una Blindo Centauro

L’Alleanza atlantica arriva a schierare ben 65 mila soldati sul terreno.

Poi la NATO passa la pratica all’Unione Europea nel 2004 per mantenere la stabilità, la pace e la sicurezza.

Il 9 luglio 2004 le Nazioni Unite approvano la Risoluzione 1551 che, nell’autorizzare la prosecuzione di SFOR per ulteriori sei mesi, accoglie la decisione della NATO di concludere SFOR entro la fine del 2004 e la decisione dell’Unione europea di avviare in Bosnia, dal dicembre 2004, una missione a guida UE comprensiva anche di una componente militare.

Citrca una settimana dopo (15 luglio)  viene reso noto che dopo il termine di SFOR, la NATO manterrà una presenza militare nel Paese con una “Military Liaison and Advisory Mission – NATO HQ Sarajevo”, con specifiche competenze quali l’assistenza per la riforma della difesa e per la preparazione per la potenziale adesione del Paese al programmadi partenariato per la pace e che la missione a guida UE si chiamerà “ALTHEA”.

L’11 ottobre dello stesso anno la Unione Europea approva la pianificazione operativa di “ALTHEA” e rende noto che “ALTHEA” succederà a SFOR il 2 dicembre 2004.

Ogni anno viene deciso se mantenere la missione.

Per i 2026, il D-day è il prossimo 30 ottobre.

Oggi a comandare la missione c’è dal 21 gennaio scorso il Generale di Divisione, Maurizio Fronda (questo il link al suo curriculum: https://www.euforbih.org/index.php/en/eufor-commander).

il Generale di Divisione, Maurizio Fronda, Comandante di EUFOR

Report Difesa lo ha intervistato in esclusiva.

 Signor Generale, il 2 dicembre 2004 è iniziata l’Operazione Althea – EUFOR (European Union Force Bosnia-Erzegovina). In 22 anni di attività quali sono state le principali attività per la stabilizzazione dell’area?

Il lungo percorso per riportare pace e prosperità in questa nazione devastata dalla guerra è iniziato nel 1995, con l’aiuto della Comunità Internazionale e della NATO, e la firma, a Parigi, degli Accordi di Dayton. EUFOR, nel 2004, ha sostituito la missione NATO SFOR mantenendo gli stessi compiti.

Nel 2012 l’Operazione è stata ristrutturata e ha cambiato il suo obiettivo verso lo Sviluppo Capacità e la Formazione (CB&T) delle Forze Armate della BiH (AF BiH).

Ha comunque mantenuto i suoi impegni di supportare le autorità della BiH nel mantenere un Ambiente Sicuro e Protetto.

Nel 2018 il programma CB&T è stato portato a termine con successo, poiché le AF BiH avevano raggiunto l’obiettivo di essere autosufficienti nella loro formazione militare.

Il mandato oggi di EUFOR è di ASSISTERE le autorità locali nel mantenimento di un ambiente sicuro e protetto, principalmente insieme alle forze di polizia e alle Forze Armate della Bosnia ed Erzegovina.

Il contesto in Bosnia ed Erzegovina è fondamentalmente diverso rispetto alla fine degli anni ’90.

All’epoca, la missione era incentrata sull’attuazione degli aspetti militari dell’accordo di pace, compresa la separazione delle forze e l’instaurazione di un livello base di sicurezza sul terreno.

Quell’ambiente era più visibile e definito.

Oggi operiamo in un contesto di sicurezza molto più complesso e meno tangibile. I rischi che monitoriamo non sono definiti da linee del fronte, ma da una combinazione di dinamiche politiche, sviluppi nello spazio informativo e influenze regionali più ampie. Tutto ciò richiede una comprensione più ampia e sfumata dell’ambiente.

Ed oggi quali sono le attività operative?

La mia priorità come Comandante di EUFOR è supportare le autorità locali nel mantenere un ambiente sicuro qui in BiH.

Gli incontri con i leader chiave sono una parte essenziale dei miei compiti. Garantiscono trasparenza, dialogo e comprensione reciproca a tutti i livelli.

Che si tratti di parlare con leader politici, inclusi membri della Presidenza, Ministri o con rappresentanti delle istituzioni locali, c’è una comprensione condivisa che la sicurezza e la stabilità sono condizioni fondamentali per il progresso.

I continui impegni a tutti i livelli della società e della governance evidenziano il ruolo imparziale di EUFOR nel promuovere la cooperazione, rafforzare la stabilità e supportare la pace e la sicurezza a lungo termine della Bosnia ed Erzegovina.

Il ruolo di EUFOR è senza dubbio legato a una serie di sfide locali, aspettative diplomatiche e al mantenimento costante delle variabili socio-politiche.

Un ruolo che richiede preparazione e dedizione, valutazione, pianificazione e visione oltre i limiti della nostra presenza.

Monitoriamo da vicino vari fattori di potenziale instabilità della sicurezza e seguiamo attentamente gli sviluppi politici, cercando di cogliere le sfumature del cambiamento sociale e anticipare eventuali criticità.

Come opera sul terreno EUFOR?

Come militari, continuiamo ad adattarci a un ambiente in evoluzione mantenendo un forte focus sulla prontezza, flessibilità e capacità di risposta se necessario.

Questo include addestramento regolare, mantenimento delle capacità operative e assicurarsi che i meccanismi di rinforzo restino efficaci.

Rafforzare l’interoperabilità e mantenere un alto livello di preparazione è essenziale per garantire che EUFOR resti un partner affidabile e capace nel supportare la stabilità a lungo termine della Bosnia Erzegovina.

Un. momento dell’esercitazione Quick Response 2026

Giusto un mese fa abbiamo concluso l’impegnativa esercitazione annuale Quick Response 2026, durata circa un mese, che ha visto le unità di EUFOR operare insieme ai reparti di rinforzo arrivati da 8 Paesi partecipanti.

L’obiettivo era verificare non solo la rapidità del loro arrivo, per via aerea, per via mare, su rotaia e su strada, ma anche la capacità di renderli operativi in tempi brevi insieme alle forze già schierate.

Una compagnia del 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo” ha raggiunto la Bosnia-Erzegovina mediante un aviolancio da un velivolo dell’Aeronautica Militare, dimostrando come in poche ore un reparto proveniente dall’Italia può raggiungere il Paese e operare insieme alle unità già presenti.

L’aviolancio con la bandiera della Bosnia – Erzegovina

Anche la Marina Militare Italiana è stata coinvolta nell’esercitazione con la Nave “San Giorgio” che ha trasferito via mare i mezzi e materiali dell’Esercito, consentendo di verificare una modalità alternativa e complementare al trasporto aereo per sostenere l’arrivo di ulteriori forze nel Paese.

Mezzi militari sbarcano da Nave San Giorgio

La fase conclusiva, svolta a Mostar, ha riunito in un unico scenario alcune delle complesse attività condotte nei giorni precedenti: aviolancio di personale, intervento delle unità sul terreno, soccorso dei feriti ed evacuazione sanitaria con elicotteri.

Importante, inoltre, è mantenere la cooperazione tra EUFOR e le Forze Armate e le Agenzie di Sicurezza della Bosnia-Erzegovina forte, ben consolidata e basata sulla fiducia reciproca e sulla professionalità.

Una stretta coordinazione e un dialogo aperto a tutti i livelli, dalla leadership alle unità sul campo, assicurano una comprensione condivisa dell’ambiente, della sicurezza e delle priorità operative.

Questa partnership è continuamente rafforzata attraverso addestramenti congiunti ed esercitazioni.

Ci permette di sviluppare fiducia, migliorare il coordinamento e garantire che tutte le forze possano operare efficacemente insieme.

Questo livello di cooperazione è un fattore chiave per mantenere la stabilità e contribuisce direttamente a creare un ambiente sicuro e protetto in tutto il paese.

Un approccio equilibrato, che combina presenza, coinvolgimento e prontezza, è centrale per l’efficacia di EUFOR. Supporta una postura preventiva, rinforza la stabilità e offre rassicurazione alla popolazione.

Ci sono stati casi, nel passato, dove le Autorità locali hanno richiesto il vostro intervento?

Nell’ultimo anno, gli sforzi di EUFOR si sono concentrati sul mantenere la presenza, migliorare l’interazione con le comunità locali e costruire fiducia con i partner in tutto il Paese.

Non c’era bisogno di andare oltre queste attività e, come ho detto, tutte le istituzioni della Bosnia ed Erzegovina hanno gestito molto bene quei pochi casi che avrebbero potuto causare una leggera instabilità. Il nostro atteggiamento costante riflette un ambiente stabile e l’efficacia dell’impegno preventivo.

 Come in Kosovo, in Bosnia Erzegovina ci sono aree ritenute più monitorate?

EUFOR mantiene la propria presenza lungo tutto il territorio della Bosnia Erzegovina mediante le attività di pattugliamento motorizzate ed appiedate degli uomini del Battaglione Multinazionale di Manovra che si unisce alla attività svolta dai 20 Team di Collegamento e di Osservazione, LOT House, dislocati permanentemente nelle maggiori città della Bosnia Erzegovina.

Il ruolo delle LOT House è cruciale, sono le nostre sentinelle e garantiscono che EUFOR resti aggiornato sugli sviluppi e sulle problematiche locali, il che a sua volta ci permette di anticipare gli eventi e di capire meglio come supportare le comunità.

La LOT House italiana con i Carabinieri presenti nella cittadina di DRVAR

Questo costruisce fiducia e comprensione reciproca, dimostrando che il ruolo di EUFOR non è solo quello di forza militare in Bosnia ed Erzegovina, ma anche di partner impegnato nello sviluppo di questo paese e dei suoi cittadini senza focalizzarci in alcuna area specifica.

 La NATO è ancora presente in Bosnia Erzegovina. Quali sono le relazioni tra quella europea e quella dell’Allenza atlantica?

EUFOR e la NATO sono organizzazioni separate con mandati distinti, ma mantengono un rapporto stretto e costruttivo nell’ambito degli Berlin Plus Arrangements.

In Bosnia ed Erzegovina, EUFOR coopera e coordina strettamente con il Quartier Generale della NATO a Sarajevo su questioni di interesse comune, garantendo trasparenza e un supporto efficace e complementare per la pace e la stabilità a lungo termine.

Una testimonianza concreta di questa cooperazione è data dalla recente visita del Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea e del Presidente del Comitato Militare della NATO, che insieme hanno visitato la Bosnia ed Erzegovina ribadendo l’importanza di un coordinamento stretto tra EUFOR e NATO, basato su ruoli complementari e obiettivi condivisi.

Lavoriamo insieme attraverso coordinamento, scambio di informazioni e impegno regolare per garantire un approccio coerente e unificato alla stabilità in Bosnia ed Erzegovina.

 In termini di assetti italiani la EUFOR impiega personale proveniente da quali Reparti?

L’Italia ha una presenza consolidata in Bosnia-Erzegovina ed ha rafforzato in maniera costante e significativa il contributo di personale e mezzi alla missione dimostrando un interesse attivo della Difesa nella stabilità internazionale del quadrante dei “Balcani occidentali”.

Attualmente oltre a detenere il Comando di EUFOR, della Task Force Intelligence, del Battaglione Multinazionale di Manovra e della componente aerea leggera, l’Italia ha schierato una compagnia di manovra del 151° Reggimento di fanteria della Brigata Sassari, inquadrata nel Battaglione Multinazionale di Manovra, due gruppi di volo articolati su CH47 e AB205, e una compagnia Surveillance and Reconnaissance.

Da annoverare, altresi’, l’importante presenza di un Team di Collegamento e Osservazione costituito da uomini dell’Arma dei Carabinieri dislocato nella cittadina di DRVAR.

L’intero contingente italiano opera nel rispetto del mandato, svolgendo attività orientate alla stabilità della regione e alla rassicurazione della popolazione locale, con professionalità, trasparenza e imparzialità, nel rispetto della sicurezza del personale e delle comunità locali, senza distinzione tra le diverse componenti etniche del Paese.

 Se volessimo fare una breve analisi strategica della Bosnia Erzegovina e dei Balcani cosa potremmo dire?

Il Sud-est Europa, i Balcani occidentali e in particolare la Bosnia ed Erzegovina contano. La sicurezza e la stabilità di quest’ultima, il Paese dove e’ presente EUFOR, sono fondamentali. Tutte le crisi che ci circondano sono strettamente connesse qui.

La comunità internazionale, ed il lato politico in particolare, ma non solo, deve mantenere l’attenzione per affrontare al meglio le sfide future che riguarderanno questa Regione.

 Generale, per raggiungere la stabilità, questo Paese, secondo Lei, di cosa ha bisogno?

Sicurezza, pace e progresso.

La sensazione è sempre la stessa, indipendentemente da chi incontro: il desiderio condiviso di sicurezza è una condizione fondamentale e imprescindibile per vivere in pace, ed EUFOR continua a lavorare insieme ai suoi partner per far sì che questo resti una realtà.

I funzionari di alto livello della Bosnia ed Erzegovina hanno mostrato un fermo impegno per la pace e la stabilità, un impegno che è stato da sempre la pietra miliare della missione di EUFOR qui fin dal suo inizio.

La stabilità regionale è interconnessa, ed è per questo che una continua cooperazione, dialogo e leadership responsabile nei Balcani Occidentali sono essenziali.

Un’area occidentale dei Balcani stabile e sicura e una Bosnia ed Erzegovina pacifica sono nell’interesse strategico dell’Europa.

Gli sviluppi nella regione più ampia sono sempre monitorati da vicino, la Bosnia ed Erzegovina beneficia di quadri istituzionali consolidati e di un sostegno internazionale continuo, inclusa la presenza di EUFOR.

Il mantenimento dell’attenzione internazionale, insieme alla crescente assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni locali, resta pertanto essenziale per consolidare i progressi raggiunti e sostenere una pace duratura.

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