SPECIALE LIBANO: L’esplosione a Beirut potrebbe mutare il volto del Paese

Di Giusy Criscuolo

Erano le 00:00 ore Italiane di ieri, quando le notizie e le ipotesi, ancora confuse sull’esplosione, hanno provato a prendere forma. Tra i numerosi tweet di analisti, giornalisti locali e non e tra le varie ipotesi complottistiche, il sangue si gela sul numero dei feriti.

Famiglia colpita nell’esplosione a Beirut – Credit Twitter

Una fonte medica libanese ha sottolineato che il numero delle persone uccise nell’esplosione al porto di Beirut è ad ora di 100 unità e potrebbe variare dalle 700 alle 1000 persone, per la maggior parte civili unitamente a vigili del fuoco (morti durante la seconda esplosione) e personale della protezione civile. Il numero ufficiale dei feriti e di oltre 4000, ma fonti non ufficiali parlano di oltre 10.000 dispersi.

Migliaia le richieste postate online da familiari di persone scomparse. Tutto sembra riportare agli eventi delle guerre passate, dove una lettera o un’affissione impiegavano settimane o mesi prima di raggiungere l’obiettivo: “Ritrovare i propri cari”. Ma siamo nel 2020 e ad oggi è tutto in presa diretta.

Età, nomi, volti, tipo di lavoro, luogo in cui si trovavano e chi più ne ha più ne metta. Donne e Uomini senza più un viso, colpiti da un’assurda esplosione che tutto sa, tranne che di fuochi di artificio.

I pompieri dopo la seconda esplosione

Un video raccapricciante girato sulle strade della capitale, mostra una carreggiata piena di auto distrutte e cadaveri ovunque. Si legge in un tweet: “… il grande ospedale di Beirut non può più ricevere feriti…”. Tre ospedali distrutti e i restanti messi fuori uso dalla mancanza di corrente. Senza contare l’emergenza mondiale legata all’attuale pandemia in corso.

In un altro il canale ufficiale della Sanità e della Croce Rossa pubblicano una richiesta per la donazione di sangue. Il plasma non basta. A rendere la situazione ancora più spaventosa, sono le urla di coloro che la guerra non la possono dimenticare. Una guerra che si affaccia come un’ombra oscura. Una spada di Damocle sempre pronta a staccarsi dall’esile crine di cavallo.

Ricerca di plasma

Le autorità locali invitano dalla notte di ieri tutti i cittadini a lavarsi il più possibile e a non uscire di casa (per chi la possiede ancora) a causa della nube tossica creatasi dopo l’esplosione.

Questo perché nel pulviscolo si sono trovate quantità inimmaginabili di sostanze chimiche altamente combustibili. Nello specifico 2750 tonnellate di nitrato di ammonio e non solo.

Infatti, unitamente alla partita di cui parla il direttore della dogana di Beirut sul materiale sequestrato da una nave diretta in Zambia nel 2014, ci sarebbe in concomitanza, una denuncia lanciata dalla Russia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed esposta dal loro portavoce presso UN, Vitaly Churkin nel 2015. Denuncia che parlava di un carico di materiale utile alla creazione di bombe e che finanziava gruppi terroristici che operavano in Siria, attraverso carichi di aiuti umanitari. Questi gruppi, al confine con il Paese dei cedri, avrebbero ricevuto 1,9 milioni di dollari di esplosivi attraverso la Turchia. In totale si parlava di 2.500 tonnellate di nitrato di ammonio (per un valore di circa $ 788.700), 456 tonnellate di nitrato di potassio ($ 468.700), 75 tonnellate di polvere di alluminio ($ 496.500), nitrato di sodio ($ 19.400) e glicerina per un ammontare di ($ 102.500). Toccherà a chi di dovere unire i punti e arrivare alla quadra.

Propagazione dell’onda d’urto dopo le due esplosioni

Una scioccante quanto inaspettata deflagrazione che, oltre ad aver causato la riapertura di una ferita antica, provocata dalla guerra civile, sembra proiettare una nube altrettanto “tossica” sul futuro del Libano, già ampiamente provato dalla drammatica situazione economica. Ombra che sembra ripercorrere le tragiche linee del passato.

Tutto sembra riportare in dietro nel tempo alla guerra civile che durò più di 15 anni e il tutto, all’indomani di una sentenza che vede sul banco degli imputati uomini di Hezbollah per un crimine commesso nel 2005 e che ha visto l’assassinio dell’ex Presidente libanese Rafiq Hariri. Ma le ipotesi complottistiche, al momento, non trovano riscontri.

Un simile “incidente” accadde il 13 aprile 1975 e fu la scintilla che diede inizio alla guerra civile. Un ricordo che fa temere lo scoppio di un nuovo conflitto. Si parla dell’incidente di Ain al-Rummaneh avvenuto 45 anni fa e che scatenò una lotta armata durata 3 lustri e poco più.

Le 5 esplosioni più forti al mondo

Il popolo non può dimenticare e non riesce a farlo, a renderlo più evidente, il timore di un padre che cerca di nascondere il proprio bimbo sotto il tavolo, come se vivesse in un dejavù. Gesti semplici e richieste di aiuto a Dio, che in questi momenti sembra l’unico appiglio su cui poter contare.

Tutti urlano sui social: “Svegliati Beirut, la corruzione ha superato i limiti”. Molti puntano il dito contro Hezbollah, che sembra aver creato, come da sua abitudine, un Hub di armi all’interno del porto, adiacente al centro abitato e alla movida. Si parla di Hangar 11, ma il nitrato di ammonio sembrava essere depositato nel Hangar 12.

Hangar 12 del porto di Beirut

Una tecnica non nuova per i militanti con il “fucile alzato al cielo” che generalmente scelgono ospedali, scuole o porti come “serbatoi” di armi. Questo perché a nessuno verrebbe in mente che in posizioni così sensibili, possano essere collocati elementi così pericolosi per i civili.

Le numerose richieste dei parenti sui dispersi

A detta di alcune nostre fonti locali informate: “La maggior parte delle operazioni nel porto di Beirut sono sotto il controllo “informale” di Hezbollah. Prima della prima esplosione ci sarebbero stati degli alert che avrebbero indicato un incendio all’interno di un deposito – che in base anche alle immagini giunte dai vari social legherebbe la prima esplosione ad un deposito di munizioni piuttosto che fuochi d’artificio – e che si sarebbe poi propagato su container multipli adiacenti contenenti: nitrato di ammonio, probabile nitrato di potassio ed altri elementi che hanno scatenato un effetto d’urto simile a 2 kiloton o poco più”. Secondo la nostra fonte, nulla avrebbe a che fare con il terrorismo, ma è accaduto qualcosa che ha sicuramente messo a nudo un “segreto” già ampiamente raccontato nel passato e legato alla cattiva gestione della sicurezza.

Certo molti elementi possono essere utilizzati per creare diserbanti chimici per l’agricoltura, ma ha detta anche di esperti dell’Intelligence americana quell’esplosione non può certo essere stata causata da semplici fuochi di artificio. “Basta osservare il video per rendersi conto del calore emanato durante il primo scoppio e dell’onda d’urto causata dalla seconda esplosione, poi propagatasi per la capitale”, devastandola come in uno scenario post apocalittico.

Scenario post apocalittico a Beirut

Oltre alle numerose richieste di sostegno e ricerca di plasma, posti e alberghi per gli sfollati, oltre 300mila, sui social si percepisce qualcosa che va oltre alla drammatica situazione. Molti analisti temono uno scontro popolare contro Hezbollah, proprio perché inizia a prendere forma l’idea che l’esplosione sia stata causata da un incidente in un probabile deposito di armi.

Le dichiarazioni del primo ministro libanese Hassan Diab sembrano rafforzare la tesi, soprattutto dopo aver giurato che: “… tutti i responsabili dell’esplosione pagheranno un prezzo molto alto e non passerà inosservato”.

C’è anche chi prova a gettare in mezzo Israele postando un tweet del 2018 pubblicato dall’IDF (Israel Defence Force) riguardo ad un sito di Hezbollah ricondizionato come armamentario missilistico e supportato dall’Iran, ma i facinorosi del complottismo vengono immediatamente smentiti da alcune foto satellitari che collocano il luogo molto più a sud dell’esplosione. Di certo Israele ad ora ha aumentato il controllo sulla linea blu e sui confini siriani. Inoltre questa tragedia, secondo numerosi analisti, potrebbe trasmette un messaggio indiretto all’Iran, che continua ad inviare armi e munizioni in Libano.

Location individuata nel 2018 dal IDF più a sud rispetto all’area dell’esplosione

Purtroppo dalla lettura di numerosi interventi a preoccupare potrebbe anche essere una destabilizzazione sociale dettata da elementi religiosi. Non essendoci da entrambe le parti delle certezze, iniziano a palesarsi sui social reazioni di risposta e accuse legate al sunnismo e allo sciismo, che potrebbero creare immediate risposte a livello sociale. Questo in un momento in cui religione, colore e nazionalità hanno solo l’obbligo di unire una splendida popolazione, ma fortunatamente il mondo è solidale con il Paese del cedro.

Tutto è ancora al vaglio degli specialisti e il quadro è in continua mutazione.

Frame del video in chiusura articolo

Una cosa è certa! I libanesi, gente di grande cuore non ha intenzione di mollare e una donna canuta, che quasi sicuramente ha vissuto il vecchio conflitto, intona delle note nostalgiche al pianoforte, da una casa ormai a pezzi e senza mura. Note che volano dritte al cuore di un popolo ferito ma non sconfitto. Un popolo che ha saputo risollevarsi dal passato e che saprà risollevarsi da questo infausto presente.

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