SPECIALE Nagorno Karabakh: Utilizzo di armi “convenzionali” nell’Artsakh. L’ombra di Willie Pete torna prepotente

Di Giusy Criscuolo

Stepanakert. Sono trascorsi poco più di 4 mesi dalla fine dell’ultimo conflitto in Nagorno Karabakh. I dialoghi per la pacificazione non sono mai finiti e gli equilibri sono più fragili che mai, soprattutto se si pensa che ancora ad oggi, si stanno perpetrando numerose e silenziose violazioni dei diritti umani, oltre alle sfacciate distruzioni di beni storici che interesserebbero l’UNESCO.

Luogo l’Artsakh dove la storia continua ad essere demolita da prepotenze che la definiscono “un falso storico” e che per questo giustificano l’abbattimento di cattedrali e monumenti ultracentenari. Ancora violenze su semplici cittadini, mai cessato l’utilizzo di armi “convenzionali leggere” nelle immediate vicinanze dei villaggi di Syunik. A questo si aggiungono i numerosi soldati armeni ancora detenuti in prigionia e di cui nessuno sa più nulla.

La cattedrale di Shushi dopo che è stata ceduta agli azeri

Quelli che da poco sono stati rimpatriati, hanno raccontato di indicibili torture e violenze, su cui Human Rights Watch, sta chiedendo approfondimenti e indagini. Ma il governo azero tace.

Infinite le richieste di liberazione, ma non ci sono occhi e orecchie ad ascoltare questi “lamenti”. Richieste di aiuto e attenzione, che si scontrano contro un muro fatto di interessi economici e che gravitano intorno a cifre con troppi zeri. Una lotta impari tra Titani e “anonimi nessuno”.

Ma a lasciare perplessi è il silenzio a cui sono state relegate le denunce di Human Rights Armenia, che ha parlato dell’utilizzo, durante lo scorso conflitto, di armi chimiche nell’Artsakh, adottate dalle forze azere. Danni causati a foreste, bestiame e persone, sulle quali i medici del National Burn Center, stanno rivolgendo cure ininterrotte e impegnative.

Tutti ricorderanno le atroci immagini sugli incendi e sulla deforestazione causata da fuochi inusuali nell’Artsakh. Analisi che parlano di possibili bombe al fosforo come quelle utilizzate in Siria e nel Libano nel 2006. Un’arma usata contro i militari armeni e vicino a centri abitati, dove ad essere colpiti gravemente sono stati anche civili, bambini compresi.

 

Fosforo Bianco, foto fatte da Human Rights Defender Ombuds ai ricoverati dopo gli incendi

Quello che, durante il conflitto armato, sembrava essere un rumors, ad oggi si è manifestato nella sua atroce realtà. I soldati in primis e la popolazione adiacente ai luoghi colpiti, hanno manifestato evidenti danni collaterali, legati ad ustioni chimiche. I danni fin troppo visibili, si ripercuoto anche sulla ripresa di una vita normale e sulla deambulazione dei pazienti in cura.

Il primo a denunciare ufficialmente l’accaduto è stato il funzionario permanente per la difesa dei diritti umani in Armenia, il Dr. Arman Tatoyan, che il 5 dicembre pubblicò un post in cui diceva: “Oggi, insieme al nostro staff medico e avvocati del Centro Nazionale per le Ustioni, abbiamo ottenuto nuove prove sull’utilizzo di elementi chimici (possibilmente fosforo bianco) utilizzati da parte delle forze armate azere in Artsakh.

Abbiamo condotto studi con l’ausilio di dispositivi speciali e i risultati ottenuti portano a confermare questa ipotesi.

Fuochi tra i boschi dell’Artsakh durante il conflitto armato – Credit Twitter

Secondo i medici, le lesioni ed il gonfiore dei militari (soprattutto agli arti superiori) persistono a lungo. Le ferite causate dalle ustioni sono profonde in diversi punti, con bordi grigi sanguinanti, maleodoranti e difficili da trattare.

Si registrano bassi livelli di calcio ed emoglobina nel sangue (ipocalcemia) e si evince un aumento delle dimensioni del fegato e della milza (epatosplenomegalia). Secondo i medici specialisti, se le sostanze emesse dalle armi usate entrano nel corpo, attraverso le vie respiratorie, gli organi interni vengono danneggiati (fegato, cuore e reni). Questo può portare ad un deterioramento della salute a lungo termine e persino alla morte.

Secondo i medici, la maggior parte delle ustioni riportate dai ricoverati durante i primi giorni di guerra differiscono dai casi incontrati in questa seconda fase…”.

A questa prima ed importante denuncia lanciata da Tatoyan, sono seguite indagini e analisi più approfondite, che hanno indotto The Human Rights Defender of the Republic of Armenia e The Human Rights Ombudsman of the Republic of Artsakh a stilare un rapporto, ora nelle mani degli enti internazionali di riferimento e al vaglio degli esperti. Un Report reso pubblico e che denuncia ciò che non dovrebbe accadere e che dovrebbe essere soggetto a sanzioni.

Tracce di fosforo sui militari ricoverati – Credits Facebook Burn Center

Secondo quanto riportato e documentato dettagliatamente all’interno dell’analisi, i dati esaminati hanno mostrato che gli attacchi erano intenzionali e rivolti contro la popolazione. Obiettivo, la pulizia etnica degli abitanti dell’Artsakh. Secondo Tatoyan e alcuni osservatori, dal 29 al 31 ottobre le forze armate azere avrebbero utilizzato, nel Nagorno Karabakh, munizioni incendiarie di distruzione di massa, poiché contenenti elementi chimici.

Stando alle informazioni, le munizioni includevano possibile fosforo bianco, nome in codice Willie Pete (White Phosphorus). I numerosi rapporti rilasciati da allora, hanno portato alla luce gli ingenti danni rilasciati a persone e cose.

Il 29 ottobre, coinciderebbe con la seconda escalation incendiaria, quella a cui i medici citati nella denuncia di Tatoyan farebbero riferimento: “… la maggior parte delle ustioni riportate dai ricoverati durante i primi giorni di guerra differiscono dai casi incontrati in questa seconda fase…”

Le forze armate azere avrebbero dunque lanciato attacchi mirati, contro le aree forestali dell’Artsakh, volutamente in prossimità di centri abitati. Il tutto provocando enormi incendi, disastri ambientali e contro civili.

Nagorno Karabakh – Siria

Sempre secondo quanto riportato nel report e stando al parere di esperti in munizionamento, le armi utilizzate avrebbero contenuto fosforo bianco e/o altri elementi chimici simili. Sostanze utilizzate come riempitivo di diverso munizionamento.

In particolare, l’Artsakh Defence Army avrebbe dichiarato che il mezzo utilizzato dall’Azerbaijan contro il le foreste dell’Artsakh contenevano fosforo bianco “…le forze armate azere hanno utilizzato armi chimiche contenenti elementi al fosforo”, seguita da una dichiarazione ufficiale rilasciata dal ministero della Difesa della Repubblica Armena.

A sganciare le numerose bombe incendiarie, i droni turchi messi a diposizione dell’Azerbaijan.

Il periodo coperto da tali lanci, che andava dal 29 e al 31 ottobre, coinciderebbe con il lasso di tempo in cui la popolazione iniziava a fuggire dalle proprie case per sottrarsi alle violenze indiscriminate dei militari azeri e delle milizie mercenarie portate da Ankara, rifugiandosi anche nelle foreste intorno ai villaggi.

Uomini, donne, vecchi e bambini che correvano e si nascondevano tra la fitta vegetazione, convinti di essere al sicuro, senza sapere che da quel momento in poi, un nemico subdolo avrebbe saturato l’aria di fumo irrespirabile. Polveri così sottili, da annidarsi tra i vestiti, perforando la pelle ed i tessuti come un coltello caldo taglia il burro.

Ferite riportate da un civile dopo gli incendi dopo diverse settimane di cure – Credit Facebook

Queste bombe incendiarie, oltre a creare vittime e a sterminare animali di allevamento e non, avrebbero intaccato oltre 1815 ettari di superfice forestale, creando ingenti danni anche a livello ambientale. A detta degli esperti, i fuochi divampati da queste esplosioni, non si sono fermati per giorni, pur avendo utilizzato materiali estinguenti e acqua.

Si, perché quest’arma subdola, dopo aver brillato non cessa di lavorare, consumando tutto ciò che trova sul suo cammino. Senza contare che le molecole che penetrano in profondità nel terreno o nei letti dei fiumi o dei laghi, possono rimanere per circa mille anni.

Ma quali sono gli effetti a lungo termine a cui i civili e i militari sottoposti all’esposizione di tale arma vanno incontro?

Stando al report e alle dichiarazioni rilasciate da medici esperti, le ustioni e i danni alle vie respiratorie sarebbero gravi: “Le vittime sottoposte ad attacchi di questo tipo, possono subire gravi lesioni personali. Tramite l’azione degli agenti chimici, si possono raggiungere ustioni di quarto o quinto grado. (Questo accade perché l’effetto ustionante continua a camminare nonostante non ci sia più una fiamma a provocarlo).

Le ustioni possono superare lo strato epidermico, fino ad arrivare in profondità, corrodendo tendini, muscoli, legamenti, nervi, vasi sanguigni e persino ossa. Il processo riabilitativo è lento e doloroso. La pulizia quotidiana delle ustioni infligge dolori che superano ogni descrizione immaginabile”. I medici, arrivando a paragonare questo passaggio obbligato verso la guarigione, allessere scorticati vivi.

Porzione delle foretste dell’Artsakh bruciate tra il 29 ed il 31 ottobre 2021 – Credit Report The Human Rights Defender of the Republic of Armenia e The Huma Rights Ombudsman of the Republic of Artsakh

“Molte vittime muoiono e quelle che sopravvivono rimangono sfregiate fisicamente e psicologicamente” oltre a danneggiare gravemente il sistema respiratorio fino a comprometterne i polmoni.

Gli effetti causati dal fosforo bianco e dai suoi “fratelli” possono creare danni a lungo termine o permanenti, che potrebbero portare al collasso di organi, infezioni gravi, deturpazioni e disabilità stabile.

Inoltre, le vittime possono perdere la funzione motoria, soprattutto delle mani. Il tutto per concause mediche troppo lunghe da approfondire.

Si legge nel Report, “Sono spesso fisicamente e psicologicamente isolati dalla società durante il trattamento. Dopo la guarigione, a volte, sono socialmente emarginati a causa delle deturpazioni riportate. Cause che li inducono a ritirarsi dalla società. Le vittime sono quindi vulnerabili e soggette a traumi psicologici. Il loro reinserimento nella società risulta arduo”.

Bestiame morto dopo gli incendi divampati nelle foreste – Credit Report The Human Rights Defender of the Republic of Armenia e The Huma Rights Ombudsman of the Republic of Artsakh

Nel mentre i giornalisti ed i blogger armeni ed azeri, che denunciano il dubbio operato di Baku, vengono messi a tacere. A pochi giorni dalla Pasqua, risuonano minacciose le dichiarazione del presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, al vertice del Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turca. Ribadendo il corretto operato contro il 90% degli armeni in Artsakh. Alimentando sentimenti di odio non solo in territorio azero, ma anche nei paesi di lingua turca e musulmani.

“Il presidente dell’Azerbaigian continua ad alimentare sentimenti anti-armeni non solo all’interno dell’Azerbaijan, ma anche nelle società dei paesi di lingua turca e musulmani. In tal modo, il leader dell’Azerbaijan attribuisce deliberatamente elementi etnici e religiosi al conflitto azero-armeno, tentando di unire il mondo turco e quello musulmano attorno alle aspirazioni dell’Azerbaijan”, ha affermato il ministero degli Esteri.

“Aliyev trasferisce intenzionalmente il conflitto azero-armeno e l’armenofobia nella dimensione del pan-turkismo e del panislamismo, allegando così elementi di radicalismo a queste ideologie”. Ed è così che diventa giustificabile ciò che è ingiustificabile.

PR e media manager della squadra di calcio azera Qarabag che ha scritto sulla sua pagina Facebook – Dobbiamo uccidere gli armeni; Non importa se una donna, un bambino, un vecchio. Dobbiamo uccidere tutti, possiamo … Non dovremmo dispiacerci; non dobbiamo provare pietà. Se non li uccidiamo i nostri figli verranno uccisi. Come fanno da 120 anni. Dobbiamo ripristinare Difai33,
dobbiamo creare un distaccamento di assassini… dobbiamo trovarli e
punirli in ogni angolo del paese come Israele. Parlare legalmente con loro non aiuterà. Turchia – Ma lo sport non dovrebbe UNIRE?

Ma perché l’uso di tale arma è permesso?

Senza contare la Grande Guerra che diede i natali a Willie Pete e i numerosi contesti storici in cui sedette al tavolo della morte, dal 2000 al 2016 sono stati segnalati almeno 7 casi di utilizzo di fosforo bianco, tra Afghanistan, Gaza, Iraq, Libano, Somalia, Ucraina e Yemen.

Alla luce dell’uso indiscriminato di tale elemento, è importante tenere presente che nel 1980, a Ginevra, le Nazioni Unite hanno firmato la Convenzione sulla proibizione e/o limitazione dell’utilizzo di alcune armi convenzionali, ritenute altamente dannose e nocive per l’uomo (CCW – Convention on Certain Conventional Weapons). La stessa sarebbe stata ratificata in legge nel 1983.

Non è quindi necessaria un’illuminazione extraterrena, per comprendere che quanto denunciato violerebbe il diritto internazionale umanitario (DIU), la Convenzione di Ginevra, nonché le disposizioni introdotte dalle convenzioni e dai documenti delle Nazioni Unite.

Un tipo ZERO che pubblica la foto di una bambina armena e scrive- Se vedi un bimbo Armeno durante la guerra, vuoi ucciderlo? – Alcune delle 300 e più risposte – Ovviamente lo ucciderò, le mie mani non vedono l’ora di provare questa esperienza – Lo farò, berrò il suo sangue e spargerò il sangue dei miei prigionieri e dei miei figli senza dire una parola … ecc ecc

Ma questo non basta per denunciare l’accaduto, perché partendo dal presupposto, che la Convenzione sulle armi chimiche, non considera il fosforo bianco un’arma chimica, la situazione diventa borderline.

Questo perché l’utilizzo del fosforo bianco in guerra, sarebbe ammesso a scopo di illuminazione notturna, per intimorire l’avversario, per nascondere le proprie truppe o per creare una cortina fumogena utile a coprire la ritirata delle stesse, pur sapendo che si tratta di polveri sottili che non andrebbero inalate.

In questi casi, il W.P. rientra nell’utilizzo concesso per uso militare. Ma molto spesso, la sottile linea rossa potrebbe essere valicata, venendo utilizzato come arma impropria.

Non a caso, a detta di numerosi studiosi e anche a detta del Parlamento europeo (GU C 189 del 13/07/2010) “L’uso di armi contenenti fosforo bianco è, come l’uso di qualsiasi altra arma, soggetto alle regole base del DIU consueto… Spetta agli Stati parti della Convenzione perseguire tale questione su alcune armi convenzionali, ad esempio proponendo un emendamento al Protocollo III”.

Lembo di pelle colpito da fosforo – Credit National Burn Center

In una pubblicazione elaborata da Human Rights Watch, dalla Harvard Law School – IHRC nel 2011 (Q & A on Incendiary Weapons and CCW Protocol III), si legge: “Nonostante i regolamenti del Protocollo III, della Convenzione sulle armi convenzionali (CCW), le armi incendiarie continuano a causare sofferenze inutili e inaccettabili ai civili nei conflitti attorno al mondo. Queste armi producono ferite indescrivibili sugli esseri umani e sulla loro psiche in modo indiscriminato…”.

Resta evidente che tali regolamentazioni andrebbero riviste, che gli Stati membri dovrebbero affrontare in modo più approfondito l’argomento, perché troppo inintelligibile, vago, fumoso e raggirabile. Non resta a questo punto che aggiungere una nuova tacca all’annuario dei conflitti in cui Willie Pete è tornato a far parlare di se.

Anche qui poco è stato fatto e si spera che alla porta non bussino mai i barbari. Come quel barbaro del Covid-19, fratello della Peste e di altre sorelle, che ha sorpreso il mondo in mutande. Proprio quel mondo che si riteneva ormai superiore e invincibile. Basterebbe vivere con meno presunzione e più consapevolezza di ciò che ci circonda e che, in fin dei conti, non e mai così lontano. La terra dei Dragoni oggi insegna.

 

Le immagini scelte per la pubblicazione sono risultate tra le meno invasive.

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