ROMA. Nei pressi della Capitale, sulla Via Cassia, in zona La Giustiniana, esattamente all’imbocco di Via Giulio Galli, una lapide ricorda ancora oggi uno dei più drammatici eccidi commessi dai tedeschi in Italia.
Era il 4 giugno del 1944 quando si consumò l’ennesima barbarie contro chi s’era battuto in favore della democrazia e del ritorno della libertà.
Passato alla storia col nome di “Eccidio de La Storta”, l’esecuzione di massa riguardò 14 poveri sventurati, i quali sino a qualche ora prima erano stati “ospiti” del “palazzetto degli orrori “di Via Tasso, sempre a Roma.
Fra di loro vi fu anche un giovane ufficiale d’Artiglieria, Eugenio Mario Arrighi Scarponi, nato e cresciuto in Honduras da genitori italiani, tornato in Italia solo per motivi di studio.
La sua colpa? Quella di aver aderito alla Resistenza.
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