Stati Uniti: la questione dell’arsenale acustico Seabed Sentry. La nuova frontiera della guerra sottomarina

Di Giuseppe Gagliano*

WASHINGTON D.C. Negli abissi silenziosi degli oceani, dove la luce del sole non arriva e il fragore delle tempeste si spegne in un sussurro, si sta consumando una nuova corsa agli armamenti, tanto discreta quanto cruciale.

Gli Stati Uniti, secondo quanto riportato da fonti internazionali, stanno dispiegando un sistema di sensori autonomi denominato Seabed Sentry, progettato dalla californiana Anduril, per monitorare i movimenti dei sottomarini missilistici balistici nucleari russi e cinesi.

È un’operazione che, pur nascosta sotto la superficie del mare, getta luce su un aspetto inquietante della competizione geopolitica globale: la lotta per il controllo degli abissi, dove si gioca una partita strategica che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere.
 

Un orecchio sotto il mare
Il progetto Seabed Sentry non è solo un’innovazione tecnologica, ma un tassello fondamentale nella strategia americana per mantenere la supremazia militare in un mondo sempre più multipolare.

Questi sensori autonomi, collocati sui fondali marini, sono progettati per captare le firme acustiche dei sottomarini, quei rumori impercettibili generati da eliche, scafi e motori che, per quanto silenziosi, non possono sfuggire a un orecchio elettronico sufficientemente sensibile.

La tecnologia, sviluppata da Anduril – un’azienda che si sta rapidamente affermando nel settore della difesa con un approccio innovativo e aggressivo – rappresenta un’evoluzione rispetto ai tradizionali sistemi sonar.

Non si tratta più di semplici idrofoni trainati da navi o sottomarini, ma di una rete di dispositivi autonomi capaci di operare per lunghi periodi senza intervento umano, trasmettendo dati in tempo reale o registrandoli per analisi successive.

L’obiettivo è chiaro: tracciare i sottomarini nucleari russi e cinesi, in particolare quelli armati con missili balistici a capacità nucleare, come i classe Borei russi o i classe Jin cinesi.

Questi mezzi rappresentano la spina dorsale della deterrenza nucleare di Mosca e Pechino, progettati per operare in profondità e sfuggire ai sistemi di rilevamento tradizionali grazie alla loro furtività.

Un sottomarino russo classe Borei (foto Wikipedia)

La capacità di individuarli in tempo reale, o almeno di mapparne i movimenti, è un vantaggio strategico che potrebbe alterare gli equilibri in caso di crisi.
Ma non si tratta solo di sicurezza militare: il controllo degli abissi è anche una questione economica e geopolitica, considerando che il 95% del traffico Internet globale passa attraverso cavi sottomarini, vulnerabili a sabotaggi o intercettazioni.

La risposta a una minaccia crescente

La mossa americana non arriva in un vuoto strategico.

Negli ultimi anni, sia la Russia sia la Cina hanno investito pesantemente nelle loro flotte sottomarine, non solo per rafforzare la deterrenza nucleare, ma anche per proiettare potenza in aree chiave come l’Artico, il Pacifico e il Mar Cinese Meridionale.

La Cina, in particolare, ha fatto passi da gigante.
Secondo un rapporto del 2023, Pechino ha migliorato non solo la tecnologia dei suoi sottomarini, ma anche la capacità di rilevare quelli nemici grazie a una rete di sensori subacquei nota come “Grande Muraglia sottomarina”.

Questa infrastruttura, che combina sonar, boe e aerei da pattugliamento, ha reso il Pacifico occidentale un ambiente sempre più ostile per i sottomarini americani, riducendone l’imprevedibilità e il vantaggio tattico.

La Russia, d’altro canto, non è rimasta a guardare.

La scoperta di sensori russi vicino alle basi navali britanniche nel 2025 ha sollevato allarmi nella NATO, evidenziando la capacità di Mosca di condurre operazioni di intelligence sottomarina anche nelle acque territoriali occidentali.

Il sottomarino Belgorod, piattaforma per il drone nucleare Poseidon, è un esempio della nuova generazione di armamenti russi, progettati per operare a profondità estreme e sfidare i sistemi di rilevamento tradizionali.

In questo contesto, Seabed Sentry appare come una risposta diretta alla crescente sofisticazione delle flotte avversarie.

Gli Stati Uniti, che detengono ancora il primato tecnologico in molti ambiti, si trovano però a fare i conti con un divario che si sta riducendo.

La Cina, ad esempio, ha recentemente sviluppato un sistema ibrido per ridurre il rumore dei motori sottomarini fino a 26 decibel, dimezzando il raggio di rilevamento dei sonar ostili.

Questo tipo di innovazione rende i sottomarini cinesi sempre più difficili da individuare, spingendo Washington a investire in tecnologie come Seabed Sentry per mantenere un vantaggio competitivo.

Le implicazioni strategiche

L’impiego di Seabed Sentry non è privo di rischi.

Primo fra tutti, l’escalation della tensione geopolitica.

La posa di sensori sui fondali marini, specialmente in aree contese come il Mar Cinese Meridionale o l’Artico, potrebbe essere interpretata come una provocazione da parte di Russia e Cina, alimentando una spirale di contromisure.

Inoltre, la dipendenza da sistemi autonomi solleva interrogativi sulla sicurezza informatica: un hackeraggio di questi dispositivi potrebbe compromettere l’intera rete di sorveglianza americana, esponendo dati sensibili o, peggio, fornendo informazioni false.

C’è poi la questione dei cavi sottomarini, che rappresentano il vero tallone d’Achille dell’infrastruttura digitale globale.

Incidenti come il taglio dei cavi nel Baltico nel 2024, attribuito a una nave cinese, hanno dimostrato quanto siano vulnerabili queste arterie della comunicazione moderna. Seabed Sentry potrebbe servire non solo a tracciare sottomarini, ma anche a proteggere queste infrastrutture critiche, sebbene la sua efficacia dipenderà dalla capacità di integrarlo con altri sistemi di sorveglianza, come i droni sottomarini autonomi (Orca di Boeing) o i programmi DARPA per il monitoraggio biologico marino.

Un gioco di ombre negli abissi

La guerra sottomarina è, per sua natura, un gioco di ombre.

Nessuno vuole rivelare le proprie carte, ma tutti sanno che il controllo degli abissi potrebbe decidere l’esito di un conflitto futuro.

Gli Stati Uniti, con Seabed Sentry, stanno cercando di mantenere il loro vantaggio in un dominio che diventa ogni giorno più conteso.

Ma la vera sfida non è solo tecnologica: è politica.

In un mondo dove la fiducia reciproca è un bene sempre più raro, ogni sensore piazzato sul fondale marino rischia di essere un passo verso una nuova Guerra Fredda, combattuta non con carri armati o missili, ma con microfoni silenziosi e algoritmi.

Come sempre, la storia ci insegna che la tecnologia non risolve i conflitti, ma ne cambia il campo di battaglia.

E mentre gli Stati Uniti, la Russia e la Cina si sfidano negli abissi, il resto del mondo osserva, sperando che il silenzio del mare non venga spezzato dal rombo di una crisi globale.

*Presidente Centro Studi Cestudec

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