BARI. Il capoluogo pugliese è stato, nella I e nella II Guerra mondiale al centro di numerosi eventi bellici.
Iniziamo dal 31 maggio 1915.
Alle 4,45 del mattino, improvvisamente appare sui cieli di Bari è un piccolo aereo.
Si tratta di un biplano che proviene dal mare.
Prende la direzione del centro. Si tratta di un aereo nemico, un austriaco.
Il velivolo colpisce con una bomba la Stazione centrale e uccide un ragazzo che dormiva sul marciapiede: Michele Ranieri di Giuseppe, di anni 14.
Viene attaccata ancora la città. Altre bombe colpiscono obiettivi civili e poi si allontana verso il mare, tornando indietro.
Bari subì bombardamenti dal cielo: 1° giugno, il 17 luglio e l’11 agosto 1915.
Altri bombardamenti ci furono il 27 luglio 1916, il 25 febbraio e l’11 aprile del 1917,
In quest’ultimo raid furono lanciate quattro bombe, delle quali due caddero in mare e le altre in Piazza Garibaldi e in Via Trevisani.
Rimasero uccisi due donne, un vecchio e un bambino. I feriti furono otto.
Nella Seconda Guerra mondiale, precisamente il 2 dicembre 1943.
Quel giorno ha segnato profondamente la storia di Bari.Infatti, il Porto di Bari fu teatro di un devastante bombardamento, effettuato dalla Luftwaffe, che ebbe conseguenze drammatiche per la città.
L’attacco provocò la distruzione di navi cariche di munizioni, tra cui una che trasportava un carico segreto di bombe all’iprite, dalla quale fuoriuscirono, per alcuni giorni, una grande quantità di sostanze tossiche che contaminarono le acque del Porto, i militari e i civili nella zona.

Quella sera, 105 bombardieri Junkers Ju 88 appartenenti alla Luftflotte 2 tedesca bombardarono le navi da trasporto ancorate alla fonda del porto.
L’attacco causò grosse perdite per gli Alleati, che non subivano un’incursione aerea a sorpresa di tale efficacia a un proprio porto dall’attacco giapponese di Pearl Harbor.
Lo scopo era quello di rendere inagibile il Porto, nel quale affluiva la maggior parte dei rifornimenti per le truppe dell’8ª Armata britannica e per le basi aeree alleate nell’area di Foggia.

Otto navi cargo furono gravemente danneggiate mentre quelle affondate furono 17, i cui relitti bloccarono il Porto per tre settimane.
Gli anglo-americani, messi in difficoltà nell’approvvigionare le proprie truppe, dovettero quindi rallentare sia l’offensiva terrestre in Italia sia la costruzione degli impianti aeroportuali di Foggia.
Durante l’attacco venne colpita la nave statunitense SS John Harvey, che trasportava un importante carico di bombe all’iprite, dalla quale fuoriuscirono per alcuni giorni una grande quantità di sostanze tossiche che contaminarono le acque,, i militari e i civili nella zona mentre le bombe inesplose finirono sul fondo.
Il Porto barese fu anche al centro di un breve scontro armato tra un Reparto della Wehrmacht e alcuni militari e civili italiani, avvenuto il 9 settembre 1943 a seguito dell’armistizio di Cassibile.
Di mattina, le truppe si erano fatte largo tra la Città vecchia, occupandone il centro storico.
Tuttavia il Generale Nicola Bellomo, che dal 1941 era incaricato della protezione del capoluogo pugliese, raggruppò in pochissimo tempo un manipolo di uomini.
Il gruppo inizialmente era composto da un’ottantina di ex Camicie nere, da 15 finanzieri e 6 marinai.
Così il Generale organizzò una controffensiva che sarebbe partita alle ore 13.45.
Bellomo e il suo plotone, seppur molto meno armato dei nemici, riuscì da subito a tener testa ai tedeschi anche grazie ai rinforzi civili che arrivarono da più parti.
Si unirono alcuni Fanti, un piccolo distaccamento del Genio militare e soprattutto tanti baresi.
Furono decine gli adolescenti che si misero a difesa dell’abitato.
Tra questi, il 15 enne Michele Romito, il quale si piazzò di guardia sulla muraglia, all’altezza dell’arco di San Nicola.
Così quando al lungomare giunse un camion blindato con torrette mitragliatrici, Romito scagliò con decisione due bombe a mano, centrando il mezzo in pieno, che prese fuoco riuscendo così a bloccare l’accesso ad altri veicoli più grandi.
Al porto intanto la battaglia proseguì, e alla fine, dopo una feroce resistenza del Plotone italiano, la battaglia ebbe fine alle 17.30.
I nazisti dichiararono la resa finale.
Alcuni catturati chiesero di parlamentare, così tramite un colloquio con il Tenente Giuseppe Moiso accettarono di ritirarsi.
Bari era libera.
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