Sudafrica: gli strascichi dell’apartheid

Di Valeria Fraquelli

Città del Capo. Negli ultimi tempi il Sudafrica si è infiammato, si è riempito di scontri e violenze che hanno sconvolto tutte le principali città del Paese. Alle proteste contro la corruzione dilagante si sono unite tutte le recriminazioni per una vita che nelle periferie, le township, è diventata impossibile.

Molti sono coloro che in seguito alle restrizioni e alle chiusure hanno perso il lavoro e si sono ritrovati impossibilitati a comprare da mangiare, ad usufruire del servizi di base per una vita dignitosa. Il divario tra lo strato più basso della popolazione e lo strato più elevato è cresciuto sempre di più e alla fine si è arrivati ad una situazione esplosiva.

Nelson Mandela, un simbolo del Sudafrica

Ma come mai il Sudafrica, Paese che fino a poco tempo fa era considerato uno dei pochi stabili e pacifici del continente africano, si è trasformato fino a tal punto in insicuro e instabile?

Dopo il governo davvero inclusivo di Nelson Mandela non è stato facile per il Paese mantenere e accrescere la sua eredità.

Uno dei motivi principali delle enormi disparità economiche è l’eredità dell’apartheid, un sistema che garantiva che la popolazione delle minoranze bianche avesse accesso al meglio che il Paese potesse offrire, lasciando molto spesso la maggioranza nera in condizioni di sostanziale indigenza.

Diseguaglianze profonde, mancanza di servizi, politici spregiudicati che pensano solo al loro tornaconto personale, la corruzione dilagante che ha ormai invaso ogni angolo della società sono solo alcune delle storture che la società sudafricana si porta dietro dall’apartheid. Una eredità scomoda che ancora oggi condiziona tantissimo il Sudafrica e le sue istituzioni. Basta pensare che nella stragrande maggioranza dei casi gli studenti di colore non riescono ad accedere alle scuole e alle università più prestigiose per mancanza di basi solide nella loro preparazione culturale, perché non possono permettersi le scuole migliori.

Scontri nelle township del Sudafrica

Ad oggi il Sudafrica rimane un Paese profondamente diviso in cui rimane ancora la differenza tra ceti alti e ceti popolari e con le chiusure dovute al virus questo divario si è ampliato ancora di più.

E la popolazione più povera protesta perché vede i suoi diritti continuamente calpestati e messi in secondo piano da una classe dirigente che non riesce a rappresentare le loro istanze e non riesce a farsi carico di quelli che sono i loro bisogni, non riesce a dare loro ciò di cui veramente hanno bisogno. Impiego dignitoso e una paga che sia realmente commisurata all’impegno e alla difficoltà del lavoro svolto, sono queste le prime due cose di cui ha bisogno la popolazione per fare del Sudafrica un Paese veramente equo.

Nelle township la vita è dura, molto dura, e il governo viene percepito come impotente, troppo lontano dalla popolazione che vive ogni giorno come una sfida continua. Nelle baraccopoli periferiche non c’è niente da dare per scontato, la corruzione toglie anche la minima speranza di avere una vita migliore e toglie ai più poveri la possibilità di emergere.

Ancora oggi i bianchi sono la parte più ricca e non si rendono conto delle difficoltà che devono patire i poveri, neri e anche bianchi si vedono tolte tutte le possibilità di dialogare alla pari e di strappare migliori condizioni di vita.

Il Sudafrica è un Paese ricco di materie prime e metalli rari, di splendidi paesaggi ma i proventi finiscono nelle mani dei soliti pochi che li utilizzano solo per il loro tornaconto personale e non per fare avanzare la società nel suo complesso.

 

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