Sudan: le violenze fanno male anche agli affari. La gente chiede elezioni libere subito

Di Valeria Fraquelli

KHARTOUM (nostro servizio). In Sudan la situazione è delicatissima. La sicurezza non esiste, terroristi e signori della guerra fanno i propri comodi.

La popolazione ha davvero bisogno di tutto e le recenti inondazioni che, seguite ad un periodo di siccità estrema, non sono riuscite a portare acqua ma solo a fare disastri ovunque.

Si fa sempre più grave la crisi umanitaria in Sud Sudan

La gente è sempre più povera e non riesce nemmeno a procurarsi i beni primari come cibo e medicinali.

Sempre più commercianti cercano di mantenere aperte le loro attività ma per loro è difficile continuare a lavorare, stretti tra violenze e incendi dolosi da una parte e carenza estrema da un’altra.

Dopo il golpe e l’instaurazione di un regime militare il Sudan ha peggiorato la sua situazione .

Si registrano più poveri e una scarsa di sicurezza e questo ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche sull’economia, già fragile per una siccità estrema che sembra non avere fine.

Si susseguono scontri e violenze.

“Nelle campagne  – racconta un membro della Rural Sons Charity Organizationn – ci sono i famigerati janjaweed (un braccio armato del governo sudanese già dagli anni di al-Bashir) che vanno ad aggredire e a uccidere i neri a loro invisi e ad incendiare case e stalle (ora le spedizioni non vengono più fatte a cavallo, ma a bordo di potenti automobili)”.

“Sono ormai molti mesi, diciamo pure anni – aggiunge l’esponente dell’associazione – che la situazione si è fatta pericolosa anche dentro la capitale: le mobilitazioni contro il governo sono continue e i militari rispondono sparando; andare nelle strade comporta dei rischi e la gente (quei pochi che un lavoro ancora ce l’hanno) è spesso impossibilitata a raggiungere il posto di lavoro o ad andare a comprare qualcosa. Anche uscire di casa con una borsetta è sconsigliabile perché gli scippi sono quasi certi”.

La crisi economica colpisce duramente il Paese

Questo rappresenta un male per gli affari. I commercianti sono costretti a chiudere le loro attività. Nessuno acquista più e mancano i rifornimenti. I piccoli supermercati hanno interi scaffali che rimangono totalmente e desolatamente vuoti.

Non c’è più cibo, non ci sono più medicinali, non c’è più niente. E quelle poche cose che rimangono finiscono al mercato nero con prezzi inarrivabili per i più poveri.

La popolazione del Sudan è molto povera e sono ben pochi quelli che possono permettersi di mettere insieme pranzo e cena, per molti fare pasti regolari è ormai un miraggio e tanti non hanno nemmeno un pochino di pane per placare i crampi della fame.

La maggior parte del popolo sudanese pratica un’agricoltura arretrata con colture di sussistenza come il sorgo e il miglio, con piccole quantità di grano, mais e orzo.

Inoltre, le merci non arrivano più perché il Sudan non è considerato sicuro, e molte derrate destinate al popolo vengono intercettate da guerriglieri, terroristi e signori della guerra che se li spartiscono senza lasciare niente ai civili.

Gli unici capaci di arricchirsi in mezzo al grande caos sudanese sono i militari.

I militari hanno un grande potere economico e i continui colpi di Stato, qualcuno riuscito e altri no, hanno rafforzato il loro potere.

Sono, infatti, considerati gli unici capaci di dare stabilità e portare il Sudan sulla strada della democrazia, instaurando elezioni libere e senza brogli.

Ma adesso la gente sta cominciando a perdere la pazienza, vuole al più presto le consultazioni e e un governo forte per rendere il Paese un posto sicuro in cui si possano fare affari e si possa migliorare il proprio stile di vita.

La gente vuole scuole e Università per studiare e tanti negozi in cui poter acquistare il necessario per vivere, Vuole un commercio dinamico capace di convincere i giovani a non emigrare e mettere la loro vita nelle mani di squallidi trafficanti di esseri umani.

Cosa succederà in Sudan? Dopo l’ultimo estenuante colpo di Stato ci sarà davvero una road map per la pace e la democrazia?

A queste domande non si può ancora rispondere. Quello che è sicuro è che bisogna fare in fretta perché più il tempo passa e più le condizioni di vita della popolazione peggiorano.

 

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