Di Fabrizio Scarinci
ROMA. Tra i maggiori obiettivi della Difesa vi è quello di far sì che lo Strumento Militare del Paese acquisisca il livello di flessibilità necessario ad adattarsi al meglio a tutte le esigenze (anche le più onerose) dettate dalla continua evoluzione dello scenario internazionale.
In tale ottica, è stato avviato, tra le altre cose, un importante processo di transizione volto a muovere dal concetto di operazioni “Interforze” al più attuale approccio incentrato sul “Multidominio”.
Un approccio introdotto dalla NATO da, ormai, quasi un decennio, che vede, però, l’Italia, ancora in una fase di comprensione e adattamento.
Quanto appena riportato è stato evidenziato ieri dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, nell’ambito dell’evento “Defence Summit 2025”, organizzato dal Sole 24 Ore e dall’Istituto Affari Internazionali presso il Centro Alti Studi della Difesa (CASD).

Nel corso del suo intervento, incentrato proprio su tale tematica, il Generale ha dapprima delineato i concetti dottrinali alla base delle cosiddette operazioni multidominio, il cui scopo, in un contesto di stretta integrazione tra gli elementi militari e non militari del potere nazionale, è quello di generare effetti altamente sincronizzati, efficaci e tempestivi non solo nella dimensione fisica (data dai domini terrestre, navale e aereospaziale), ma anche in quella virtuale (cyberspazio e spettro elettromagnetico) e in quella cognitiva (si pensi, a tal proposito, alle operazioni di carattere informativo, psicologico, di disinformazione, di manipolazione informativa e, più in generale, di conseguimento di una maggiore influenza strategica sull’avversario a livello sociale, economico e geopolitico), per poi focalizzarsi sulla descrizione dell’architettura concettuale alla base della Pianificazione Generale Interforze posta in essere per facilitare lo strumento militare italiano nel conseguimento dei suoi obiettivi in tal senso.
Come spiegato dal Generale, tale attività di pianificazione, che, con prospettiva di lungo periodo e in modo sistematico e analitico, individua sia i programmi da continuare a sostenere sia quelli da avviare ex-novo in relazione agli obiettivi strategico-militari da raggiungere, si basa su tre pilastri di sviluppo capacitivo che prevedono esigenze derivanti dall’implementazione del Piano Militare di Difesa nazionale, dai NATO Capability Target 2025, necessari all’implementazione dei piani di difesa e deterrenza dell’Alleanza (con particolare riferimento al Regional Plan South East) e dagli ulteriori compiti istituzionali delle Forze Armate, previsti dalla legge.
Inoltre, ha quindi proseguito Portolano, tenuto conto dell’impegno che le nostre Forze Armate potrebbero essere chiamate ad assolvere in funzione delle quattro missioni assegnate (tra cui anche impegni che potrebbero potenzialmente richiedere capacità, risorse e adattamenti su larga scala), attraverso un processo di reverse engineering, esse si sono dotate, per la prima volta al livello nazionale, di un importante documento di strategia militare nazionale volto a definire gli interessi vitali, strategici e di contingenza del Paese, a sistematizzare le principali minacce e sfide presenti e prevedibili e, proprio nell’ottica delle necessità a cui si accennava pocanzi, a declinare le linee di impiego dello strumento militare in tutti i domini ed in piena sinergia con gli altri strumenti del potere.
“In questo quadro articolato – ha pertanto sottolineato – il punto di caduta delle Operazioni Multidominio si concretizza nella capacità di fondere, di interpretare e di mettere a disposizione dei Comandanti l’enorme quantità di dati generata in tutti i domini operativi, per perseguire una maggiore capacità di connettività e la necessaria sicurezza e resilienza del cyber-space. E in tale contesto, la crescente complessità strategica e la rapidità dei cicli decisionali, impongono non solo velocità di azione, ma soprattutto la capacità di costruire una comprensione unitaria e condivisa del campo di battaglia”.
In conseguenza dei concetti appena espressi, viene, quindi da sé come, nel moderno ambiente operativo, il dato (la sua disponibilità, integrità, accessibilità e protezione), sia ormai divenuto sia una risorsa centrale della sicurezza nazionale, sia il fondamento di un nuovo modo di concepire il comando e controllo, che deve comunque continuare a basarsi sugli imprescindibili principi di semplicità, linearità, unicità di comando e diffuso controllo.
E proprio in tale prospettiva, come ricordato dal Generale, a livello Difesa si è già provveduto ad avviare la transizione dal paradigma net-centrico a quello data-centrico, con l’obiettivo di garantire superiorità informativa, interoperabilità e interconnettività nell’ambiente Multidominio.
Tale cambiamento implica, per forza di cose, la necessità di valorizzare il patrimonio informativo della Difesa, che dovrà quindi essere coerente, condiviso e privo di duplicazioni, e di integrarlo con tecnologie avanzate per trasformare la complessità dei dati in vantaggio operativo, organizzativo e decisionale.

Portolano ha, poi, fatto una breve analisi delle crisi in atto, spiegando come gli ammaestramenti tratti dall’Ucraina e dal Medio Oriente mostrino come, pur restando immutata la natura della guerra, l’evoluzione tecnologica ne stia fortemente accelerando i ritmi, spostando il vantaggio non solo sul semplice possesso di singole capacità per lo sviluppo delle attività operative, ma sulla loro indispensabile sincronizzazione, coerente e resiliente.
Per il Generale, tutto ciò richiede, ovviamente, l’adozione di concetti di impiego adeguati a un campo di battaglia sempre più trasparente, conteso e guidato dai dati, dove decidere rapidamente e adattarsi – con flessibilità ed efficacia – diventa assolutamente essenziale.
Il Capo di Stato Maggiore ci ha, quindi, tenuto a sottolineare come l’efficacia di uno strumento militare, che deve sempre essere valutata a 360°, sia rappresentata dal prodotto degli effetti generati nell’ambito di tutti i domini, nelle dimensioni fisica, virtuale e cognitiva. E non da una semplice sommatoria delle attività svolte dalle singole componenti, tipico dell’approccio solo “Interforze”.
Naturalmente, trattandosi di una moltiplicazione, qualora anche solo uno dei fattori (quindi degli effetti da generare) tendesse a zero, il risultato complessivo sarà inevitabilmente nullo, indipendentemente dal valore degli altri.
In tale contesto, richiamando una delle sue dieci priorità discendenti dal documento di Strategia Militare, ossia quella che attiene al perseguimento di un adeguato bilanciamento tecnologico, egli si è, dunque, detto convinto che proprio questo concetto, per quanto detto finora, sia il vero elemento abilitante per lo sviluppo di qualunque Operazione Multidominio.
Negli ultimi quarant’anni, infatti, pur avendo tenuto conto dell’avvento di nuove tecnologie, queste non sempre hanno coinvolto l’ammodernamento bilanciato di tutte le componenti, generando asimmetria tecnologica tra le varie Forze Armate.
A ciò si aggiungono, poi, le minacce ibride, che sono ormai un elemento strutturale della sicurezza e si sviluppano in tutti gli ambienti.
A tal proposito, il Generale ha fatto riferimento agli attacchi informatici, alle campagne di disinformazione, di manipolazione delle informazioni, alle pressioni economiche, ai sabotaggi, alle violazioni dello spazio aereo e marittimo, all’uso di flussi migratori come leva politica e all’impiego di droni e agenti non riconducibili a forze statuali, rimanendo sempre sotto la soglia del conflitto.
Per Portolano “Si tratta di minacce che non hanno un inizio e non hanno una fine… quelle minacce che non distinguono tra stato di guerra e stato di pace”. In definitiva, si potrebbe parafrasare, di minacce che vanno necessariamente affrontate con un apparato di Difesa nazionale, militare e non, quanto più possibile privo di falle, poiché i loro effetti potrebbero davvero impattare in maniera molto pesante e/o pervasiva in ogni ambito della vita del Paese.
Certo, poi, per essere corretti non andrebbe neppure dimenticato come le minacce ibride non si siano siano affatto generate solo a seguito della crisi ucraina. Proprio a tal proposito, il generale ha voluto ricordare una celebre frase pronunciata da Sun Tsu oltre 2500 anni fa, secondo cui la vittoria più efficace sarebbe quella di una guerra mai combattuta; un concetto che testimonia, senza ombra di dubbio, come quella che noi chiamiamo oggi guerra ibrida sia, in fondo, sempre esistita.
Come egli ha specificato subito dopo, però, “le nuove tecnologie, generando nuove minacce, hanno progressivamente ampliato le geometrie del campo di battaglia in termini di dimensioni e portata, fino a trasformarlo in uno spazio… che ha ridefinito le forme di interazione tra le forze schierate e le capacità esprimibili. Si tratta di uno spazio di contesa molto più ampio rispetto a quello degli scenari precedenti, uno spazio che, oggi, coinvolge anche le nostre case, come ha ricordato qualche giorno fa il ministro Crosetto , e nel quale anche il cittadino deve tornare a sentirsi parte attiva nella costruzione della sicurezza.
Stando alle sue parole, tutto questo, implica che la complessità e la caoticità del battle space nelle Operazioni Multidominio vadano risolte “non solo applicando elementi scientifici, tecnologici e industriali, ossia facendo ricorso alla sola scienza militare, ma debbano ispirarsi soprattutto ai principi dell’arte militare. Infatti, la guerra, per usare un’espressione di Von Clausewitz, agisce sopra un soggetto vigente e reagente, non su una materia inerte, ovvero sull’uomo e sull’intelligenza umana e non sulla tecnologia, che deve essere intesa al servizio dell’uomo”.
“Intendo dire – ha quindi proseguito – che lo sfruttamento delle opportunità offerte dalla tecnologia potranno sì portare a successi rapidi, sicuri e decisivi, ma solo l’estro creativo, l’inventiva, l’iniziativa del Comandante, maturata anche attraverso la conoscenza e l’applicazione dei principi dell’arte militare, potranno compensare i limiti stessi della tecnologia nel ciclo decisionale. Strumenti come l’intelligenza artificiale, il deep learning e le funzioni analitiche avanzate non potranno mai sostituire il decisore, ma certamente ne potenzieranno la sua capacità di scegliere in modo rapido, consapevole e informato”.
Concludendo, il Capo di Stato Maggiore ha, poi, citato un’altra importantissima riflessione di Sun Tsu, che affermava “Non ci sono più di cinque colori primari (rosso, giallo, blu, nero e bianco), eppure in combinazione tra di loro producono più tonalità di quante se ne possano mai vedere “.
Con riferimento al multidominio, si tratta senz’altro di un chiaro avvertimento sul fatto che il pieno successo nell’ambito delle future operazioni di guerra sarà raggiunto solo attraverso la capacità dei Comandanti di orchestrare e, quindi, di armonizzare e combinare gli effetti nell’ambito dei cinque domini.
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