Taiwan: la Cina mostra di nuovo i muscoli contro Taipei. Novanta navi militari pronte a un’altra esercitazione a Sud del Giappone e nel Mar Cinese Orientale. Taipei in massima allerta

Di Andrea Nepentini

TAIWAN (nostro servizio particolare), La situazione nello Stretto di Taiwan ha raggiunto un nuovo picco di tensione con la mobilitazione di quasi 90 navi della Marina Militare e della Guardia Costiera cinesi (CCG) nei pressi di Taiwan, delle isole meridionali del Giappone e nel Mar Cinese Orientale.

Il Governo di Taipei ha agito prontamente, aumentando l’allerta militare ad “alto” e avviando esercitazioni di difesa.

Una LPD Type 071 della People’s Liberation Army Navy della Repubblica Popolare Cinese

L’aumento del conflitto in quest’area segnala una crescente mancanza di stabilità e causa preoccupazione per una crescita dell’ostilità militare.

Le manovre cinesi che comprendono la creazione di 7 riserve di spazio aereo sul Fujian e sullo Zhejiang, simboleggiano una delle più grandi dimostrazioni di potere di Pechino.

Queste operazioni si conformano ad una strategia unificata: impiegare movimenti militari tattici per esercitare pressioni su Taiwan, considerata dalla Cina una regione separatista da riunire e, se necessario, con l’utilizzo della forza.

Secondo il Ministero della Difesa di Taiwan, le esercitazioni cinesi sono strettamente legate alla recente visita del Presidente taiwanese Lai Ching-te negli Stati Uniti, un gesto simbolico che Pechino ha interpretato come una provocazione.

Un momento di un’esercitazione a Taiwan

La Cina ha infatti criticato duramente Lai, accusandolo di cercare un sostegno internazionale contro il principio dell’“Unica Cina”.

Queste esercitazioni non sono solo una dimostrazione di forza militare, ma anche un messaggio politico volto a dissuadere ulteriori interazioni ufficiali tra Taiwan e le potenze occidentali.

Questa nuova situazione non è solitaria ma fa parte di una sequenza di esercitazioni e tattiche che definiscono gli anni 2023 e 2024.

Tra queste, spiccano le esercitazioni militari “Joint Sword-2024”, tenutasi tra il 23 e il 24 maggio scorso e “Joint Sword-2024B”, avvenuta il 13 ottobre per circa 13 ore.

Citando l’IISS l’esercitazione avrebbe avuto l’obiettivo di dissuadere gli estremisti separatisti e coinvolto tutti i rami dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) e della Guardia Costiera Cinese (CCG).

L’annuncio, accompagnato da pochi preavvisi, ha fatto crescere le aspettative di un’ulteriore escalation nello Stretto di Taiwan.

Le attività addestrative,  tuttavia, sono sembrate meno “escalatorie” di quanto previsto.

Iniziate alle 5 del mattino, hnnoa visto la partecipazione delle Forze di Terra, Marina, Aeronautica e della Forza Missilistica del PLA, oltre che della Guardia Costiera cinese,.

Taiwan ancora al centro delle manovre di Pechino

 

Il PLA ha dispiegato 153 velivoli, con 111 che hanno attraversato la linea mediana.

Si tratta del numero più alto mai registrato in un solo giorno, e significativamente superiore ai 111 velivoli impiegati durante l’esercitazione Joint Sword-2024A, svoltasi tra il 23 e il 24 maggio.

 Tali esercitazioni hanno dimostrato la capacità della Cina di effettuare grandi operazioni congiunte, utilizzando portaerei, missili a lungo raggio e forze aeree.

La mobilitazione sembra semplicemente continuare un piano precedente per continuare a fare pressione su Taiwan.

Queste azioni hanno effetti di lunga durata che vanno oltre l’area compresa tra Cina e Taiwan.

I Paesi vicini come il Giappone e le Filippine sono preoccupati per il maggior numero di navi militari lungo importanti rotte marittime.

Gli Stati Uniti, il principale sostenitore di Taiwan, hanno ribadito il proprio impegno a salvaguardare la libertà di navigazione nell’Indo-Pacifico e hanno posizionato risorse militari nelle vicinanze come misura preventiva.

La comunità internazionale teme che un’eventuale crisi militare possa avere un impatto devastante sul commercio globale, dato che gran parte delle rotte commerciali mondiali passa attraverso il Mar Cinese Meridionale.

Inoltre, un conflitto potrebbe destabilizzare ulteriormente i mercati energetici e tecnologici, con Taiwan che gioca un ruolo cruciale nella produzione globale di semiconduttori

Nonostante la pressione, Taiwan continua a rafforzare la propria difesa e a costruire alleanze internazionali.

Il Governo di Taipei ha intensificato la cooperazione con partner regionali e globali, investendo in armamenti avanzati e rafforzando la sua diplomazia economica e culturale. Tuttavia, l’isola si trova in una posizione estremamente vulnerabile, costretta a bilanciare le proprie ambizioni di autonomia con la necessità di evitare provocazioni che possano giustificare un’azione militare.

Un’altro elemento da tenere in considerazione, puntando uno sguardo alla situazione nell’Indo-Pacifico, è il rafforzamento della presenza cinese nelle contese Isole Paracelso, situate nel Mar Cinese Meridionale.

Le isole Paracelso

Le isole, rivendicate anche da Vietnam e Filippine, rappresentano un punto strategico per quanto riguarda il controllo delle rotte commerciali e delle varie risorse naturali nella regione.

La costruzione di basi militari, piste di atterraggio e radar, ha ulteriormente innalzato le già presenti tensioni con i Paesi coinvolti, ma anche con gli Stati Uniti.

Durante le esercitazioni “Joint Sword-2024B”, navi della Marina e della Guardia Costiera cinesi sono state mandate nei pressi delle Isole Paracelso.

Una Fregata cinese

Le manovre sono state interpretate come un segnale di avvertimento come un tentativo di rafforzare la presenza cinese nella regione contesa. Proteste ufficiali sono arrivate da parte del Vietnam, che ha condannato le esercitazioni, definendole una violazione della prorpia sovranità.

La crescente pressione da parte della Cina sulle Isole Paracelso e le esercitazioni nello Stretto di Taiwan fanno parte di una strategia più ampia, con fine il rafforzamento del controllo nella regione.

L’aggressività del Governo di Pechino potrebbe ulteriormente indebolire la stabilità nell’Indo-Pacifico che, a livello globale, è una delle zone più sensibili per il commercio. Paesi come gli Stati Uniti, Giappone, Australia e altri alleati, hanno risposto con esercitazioni congiunte e l’intensificazione di pattuglie navali nella regione.

Considerando che circa il 30% del commercio mondiale transita per queste acque, l’intensificazione delle pressioni da parte della Cina non va solo a compromettere la libertà di navigazione, ma anche la stabilità economica.

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