Taiwan sotto assedio invisibile: triadi, spie e la guerra ibrida di Pechino

Di Giuseppe Gagliano*

TAIPEI. A Taipei non si parla più soltanto di missili cinesi o di incursioni nello spazio aereo. La minaccia oggi corre dentro le istituzioni, si muove nelle retrovie della politica, si infiltra nelle stanze più delicate della sicurezza nazionale. A lanciare l’allarme, con toni che non si vedevano dai tempi della Guerra Fredda, è stato il Presidente Lai Ching-te dopo le rivelazioni pubblicate da Intelligence Online: la Cina starebbe usando in modo sistematico le triadi, in primis la Bamboo Union, come strumento di reclutamento, pressione e spionaggio all’interno dello Stato taiwanese.

Il Presidente di Taiwan Lai Ching-te – Credit: Taipei Economic and Cultural Representative Office in Japan

 

Lo spionaggio del 2025: un anno record

Il 2025 è già considerato il peggiore degli ultimi settant’anni per i casi di spionaggio filocinese scoperti a Taiwan. Sono stati coinvolti militari, funzionari, ex collaboratori del Partito Democratico Progressista e perfino uomini della guardia presidenziale. Un mosaico di infiltrazioni che racconta di una strategia coordinata, capace di arrivare a pochi metri dal presidente.

Gli episodi più gravi parlano da soli. A marzo, quattro soldati addetti alla sicurezza presidenziale sono stati condannati per aver fotografato documenti e movimenti di Lai da consegnare a Pechino. A maggio e giugno è emersa una rete di spionaggio interna al DPP, orchestrata da funzionari filocinesi. A settembre quattro ex quadri del partito sono stati condannati fino a dieci anni dopo aver trasmesso dati sensibili, compresi dossier su personalità politiche. Uno di loro lavorava direttamente nell’ufficio del presidente.

Le triadi come braccio operativo del Partito comunista cinese

Il punto più inquietante delle indagini del 2025 è però il ruolo delle triadi. Non più soltanto criminalità, ma veri strumenti di influenza politica e reclutamento per conto di Pechino. Il nome che ricorre sempre è quello di Chang An-lo, il “Lupo Bianco”, leader storico della Bamboo Union e fondatore del Chinese Unification Promotion Party, formazione nata per spingere l’isola verso l’unificazione.

Chang è descritto come il canale privilegiato tra le triadi e gli apparati cinesi, in contatto con il Ministero della Sicurezza di Stato e con l’Ufficio Affari Taiwan. Attraverso queste reti sono stati avvicinati militari, pensionati e figure dell’apparato politico, con promesse di denaro, protezione o vantaggi personali. Non sono mancate operazioni di intimidazione: aggressioni contro attivisti anti-Pechino, pressioni su manifestazioni pubbliche, attività di propaganda mirata.

Un caso emblematico arriva da Kaohsiung, dove tre membri collegati al CUPP – inclusi due ex ufficiali di marina e aeronautica – sono stati condannati per aver reclutato personale militare per conto cinese. Tutto passava attraverso il circuito del “Lupo Bianco” e funzionari dell’Ufficio Affari Taiwan di Zhuhai.

Infiltrazioni nel cuore dello Stato

Il dato più grave è che diversi dei condannati avevano precedenti penali o legami noti con la Bamboo Union, ma erano comunque riusciti a ottenere ruoli sensibili: guardia presidenziale, staff dell’ufficio del presidente, collaboratori del DPP. In almeno due casi, i controlli sui precedenti erano stati lacunosi o completamente ignorati. Un fallimento delle procedure interne che ha spalancato la porta a infiltrazioni nel cuore del potere.

La risposta di Lai: una “purga” per chiudere le falle

Il governo taiwanese ha avviato una reazione senza precedenti. A gennaio è iniziata la procedura per sciogliere il CUPP, definito un “gruppo criminale travestito da partito politico”. Sono state rafforzate le operazioni contro la Bamboo Union – con oltre quaranta arresti solo a marzo dopo un raduno vicino al Parlamento – e introdotte le famose “17 misure di sicurezza nazionale”, che prevedono pene più dure per lo spionaggio, il ritorno dei tribunali militari e controlli più rigorosi sul personale che accede a informazioni classificate.

La nuova strategia ibrida di Pechino

Per Lai, la Cina sta passando a una fase più aggressiva della sua pressione su Taiwan: non solo spie tradizionali, non solo cyberattacchi, ma una vera contaminazione sociale e politica attraverso reti criminali. Triadi usate come infrastruttura di reclutamento, come cinghia di trasmissione verso cittadini ricattabili, come strumenti per penetrare laddove lo Stato taiwanese è più vulnerabile.

E il fatto che diverse cellule siano arrivate fino alla Guardia presidenziale indica che la minaccia non è marginale: è strutturale, organizzata e alimentata da una strategia di lungo periodo.

Conclusione

Taiwan si trova di fronte a un assedio invisibile che punta a indebolire lo Stato dall’interno. Un’operazione lenta, sommersa, fatta di mazzette, intimidazioni e infiltrazioni, e resa possibile da falle di sicurezza che solo ora si stanno chiudendo. Lai parla di un rischio esistenziale. E le indagini degli ultimi mesi, tra arresti, reti mafiose e spie penetrate ai livelli più alti, mostrano che non sta esagerando.

*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)

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