Taiwan: un confronto strategico per l’aggiornamento delle strutture militari nell’Indo-Pacifico

Di Pierpaolo Piras

Taipei (nostro servizio). L’adeguamento delle strutture militari sarà un notevole passo in avanti per potenziare la presenza degli Stati Uniti in tutta l’area dell’Indo-Pacifico.

L’area dell’Indo Pacifico

Tuttavia, questo aspetto non potrà essere sufficiente per ottenere un significativo vantaggio militare sulla Cina.

Ancor più che per il fatto del conflitto tra la Cina e Taiwan che investirebbe, non tanto l’area geografica locale, ma l’intero terracqueo dell’Indo-Pacifico stesso.

Qualora nei prossimi anni iniziasse un conflitto in questo Teatro geografico, gli Stati Uniti entrerebbero in azione più o meno con le forze armate schierate attualmente.

Non con quelle che i pianificatori della Difesa e i tecnocrati immaginano per il futuro.

Washington non può neanche permettersi di ritirare o tagliare attrezzature e armi convenzionali nell’attesa che le sofisticate tecnologie future, per altro non ancora sufficientemente sperimentate sul campo,  le sostituiscano.

Dovrà sfruttare al meglio l’hardware militare che ha già.

La necessaria revisione del naviglio disponibile

Nel suo bilancio del maggio 2021, la US Navy ha proposto di ritirare 15 unità, tra cui 7 sette incrociatori d’altura, e di sostituirli acquistandone solo otto.

Percorso acustico servizi ecoscandaglio attraverso (TRAPS)

Di fronte agli scenari che si prospettano, alcune delle unità di maggiore ruolo e potenza, come gli incrociatori della classe “Ticonderoga”, oggi destinate al ritiro, con un esperta revisione (refitting),  potrebbero invece continuare a svolgere un ruolo sempre fondamentale fornendo un’efficace difesa aerea a lungo e lunghissimo raggio, in assistenza ai potenti gruppi di attacco (Task Force) capitanati dalle portaerei.

Un incrociatore della classe “Ticonderoga”

Con adattamenti meno impegnativi sotto il profilo dei costi, alcuni  incrociatori della medesima classe eserciterebbero un ruolo altrettanto cruciale come mezzi di difesa aerea di Teatro, ma stazionari in aree geograficamente più ristrette come a Guam oppure in Giappone.

Gli Stati Uniti potrebbero aumentare la propria dotazione di questi stessi sistemi d’arma acquistando e posizionando le celle missilistiche del sistema di lancio verticale, indipendentemente sia da terra che  piattaforme stabili e ormeggiate in prossimità della costa, per la esaltazione delle capacità di difesa aerea locale.

Negli ultimi anni, il processo di pianificazione operativa USA nell’Indo-Pacifico ha sviluppato un crescente arsenale di armi ad alta tecnologia,  tra cui missili a lungo raggio e sensori ultra sensibili e sofisticati, progettati per impedire a qualunque avversario di operare in ampie aree oceaniche in caso di conflitto.

Il ritiro della precedente Amministrazione Trump nel 2019 dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, tuttavia, ha creato la circostanza negativa di contrastare questi sforzi tramite l’utilizzo, relativamente meno dispendioso anche logisticamente, di missili convenzionali lanciati prevalentemente da terra.

L’ex Presidente americano Donald Trump

I lanciatori containerizzati

Un modo promettente per praticare lo stesso progetto potrebbe essere quello di utilizzare il sistema dei “lanciatori containerizzati” nel quale missili e lanciatori sono abilmente mimetizzati in container commerciali, assicurandone così la facile dispersione e l’occultamento sia in terra che nell’intero Indo-Pacifico.

Lo sviluppo delle alte tecnologie in una guerra a breve termine

Il Pentagono – sede del Quartier generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in Virginia – dovrebbe concentrarsi sull’acquisto e la modifica (anche) degli attuali sistemi d’arma per migliorare la capacità di speciali reparti  militari di intercettare e colpire le forze avversarie.

Emblematico è l’aereo antisommergibile P-8 Poseidon, che la US Navy a breve prevede di dismettere.

L’aereo antisommergibile P-8 Poseidon

Al contrario, lo stesso aereo con modesti aggiustamenti potrebbe servire come mezzo altamente economico, visto il suo basso consumo, utilizzabile in un ambito logistico per la consegna e il disbrigo di una vasta gamma di armi, compresi i missili antinave a lungo e lunghissimo raggio.

Inoltre, il Pentagono dovrebbe fare un più diffuso utilizzo dei sistemi sonar esistenti come il “Transformational Reliable Acoustic Path System” che può rilevare passivamente l’attività sottomarina dal fondo dell’Oceano Pacifico, specie lungo il decorso dei passaggi più critici della navigazione come è lo Stretto di Luzon, posto in comunicazione tra il Mar delle Filippine a Est con il Mar Cinese meridionale a Ovest ed è delimitato a Nord dall’Isola di Taiwan e a Sud da quella di Luzon dell’arcipelago delle Filippine.

Un altro passo relativamente semplice sarebbe quello di acquisire un sistema completo di sorveglianza tramite l’ancoraggio sonar “bolt-on” ottimizzato per navi commerciali.

Gli stessi sistemi che potrebbero dispiegarsi nel Mar Cinese Meridionale per aumentare la presenza della Marina degli Stati Uniti tramite unità specializzate nella sorveglianza oceanica anti sommergibile.

Il Pentagono dovrebbe anche aumentare la dotazione di velivoli senza pilota (drone MQ-9B – “Predator”) appositamente equipaggiati per disseminare e monitorare la disposizione di sono-boe antisommergibile – il compito attualmente svolto dai P-8 Orion – che consentirebbe a quesi velivoli di concentrarsi sul dispiegamento di armi contro sottomarini o navi nemiche di superficie.

Un drone MQ-9B “Predator”

Gli Stati Uniti possono anche rendere più complicata la strategia antisommergibile avversaria, schierando un numero maggiore di veicoli sottomarini senza equipaggio, operativi come sottomarini “esca”.

La riserva di munizioni

In un eventuale conflitto con la Cina per Taiwan, il Pentagono dovrà pianificare i rifornimenti con più largo anticipo onde evitare ogni limitazione, funzionale e/o materiale nella produzione di munizioni, che sono emersi in alcuni recenti conflitti.

Ad esempio, durante la campagna NATO del 2011 contro il dittatore libico Muammar Gheddafi, sembra proprio che le Forze Armate europee si siano gravemente  trovate a corto di munizioni con teleguida di precisione.

L’omicidio di Gheddafi

Sulla tempistica di queste realizzazione, giova sapere che in un dato sistema missilistico, circa il 30% del materiale utile per l’impiego richiede tempi di rinnovo e di riciclo che possono durare oltre un anno.

Per abbreviare questi tempi così lunghi, il Dipartimento della Difesa potrebbe utilizzare il “Defense Production Act”, una legge di Stato specificamente adottata per ottimizzare i rapporti con l’industria verso la consegna prioritaria dei materiali specifici per i contratti della Difesa nazionale.

Un approccio ancora più semplice sarebbe quello di effettuare ordini preventivi su articoli particolari come i propellenti missilistici ed esplosivi vari, accumularli e conservarli fino a quando saranno necessari.

In riferimento a più generi di materiali, tuttavia, gli ordini persistentemente di piccole dimensioni, condizionati dalle consuete pressioni di bilancio, possono rendere  fragile, e quindi poco efficiente, la catena di approvvigionamento di tutte le munizioni.

Il Pentagono dovrebbe richiedere alle aziende di monitorizzare le quote massime di produzione per intercettare le fasi nelle quali possono verificarsi pericolose cadute nella  catena di approvvigionamento e utilizzare i fondi del “Defense Production Act” per stimolare le aziende produttrici a erogare le proprie capacità anche nelle produzioni di picco.

Sebbene in apparenza possano rimanere dormienti in tempo di pace, queste linee di produzione e assemblaggio aggiuntive potrebbero bensì rendere la sostanziale differenza in un conflitto prolungato.

In ultimo, il Congresso USA dovrebbe anche redigere tutte quelle autorizzazioni che consentano all’industria di superare velocemente tutte le verifiche che, altrimenti, possono aumentare il ritardo nella messa in campo di tutto il munizionamento.

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