Londra. La diffusione della paura costituisce la componente fondante del terrorismo, di qualsiasi matrice e in qualsiasi sua fase storica. Effetto, portata e potenza del messaggio di gruppi terroristici che sfruttano questa tattica asimmetrica sono stati incredibilmente amplificati dalla rivoluzione nell’informazione, cassa di risonanza per la diffusione del messaggio e della violenza estremista.

Lo sviluppo tecnologico in questo campo e nella comunicazione ha ampliato a dismisura la toolbox a disposizione di gruppi terroristici, ma non solo. Nel palcoscenico di sicurezza europeo, il vero fattore di novità appare essere la progressiva affermazione dei cosiddetti cani sciolti, individui che, a seguito di un rapido e sommario processo di radicalizzazione, pianificano e perpetrano attacchi poi puntualmente rivendicati da gruppi come lo Stato Islamico.
Questa famiglia di attentatori è estremamente disomogenea e difficile da inquadrare o analizzare con chiarezza, tanto diversi sono profili, storie personali, ideologia e motivazioni dei protagonisti degli attacchi. Nonostante l’enfasi posta sulla sospetta correlazione tra il massiccio flusso di migranti e il terrorismo, la natura di questa minaccia appare essere prevalentemente domestica e locale.
Questa evoluzione costituisce un duplice vantaggio per attori come lo Stato Islamico. L’attività dei cani sciolti è estremamente difficile da prevenire da parte dei servizi di intelligence e di polizia europei, avviene quasi a rischio e costo pressoché nullo per l’organizzazione -che altro non deve fare se non continuare la propria propaganda online-, e promuove una vera e propria spirale di panico ed emulazione tramite la celebrazione dei martiri attuata delle agenzie di informazione di Da’esh, e il panico seminato dall’allarmismo dei massmedia.
PER APPROFONDIRE:
https://www.alphainstitute.it/wp-content/uploads/2016/09/Lattesa-del-terrore-%C3%A8-essa-stessa-il-terrore
http://_Fedeli.pdf

