Turchia, il sultano Erdogan ed il suo complicato rapporto con l’Europa

Di Vincenzo Priolo

Ankara. Cambiano le tecniche ma non la sostanza: gli spioni spiano, spiano sempre, spiano con tutti i mezzi che hanno a disposizione e spiano non soltanto gli avversari ma spiano anche gli oppositori esterni di un regime.

Tutti o quasi, ricorderanno il ponte di Glienicke, un ponte stradale di Berlino che supera il fiume Havel collegando la città di Potsdam e quella di Berlino che durante la Guerra Fredda prese il nome di “Ponte delle spie”, solo perchè era l’unico ad essere privo di controlli particolari.

Anche se l’Europa ha donato più di un miliardo di euro alla Turchia per aiutarla a gestire la crisi dei migranti siriani, soldi che a loro dire non erano un vero e proprio aiuto, ma sempre ben accetti, il presidente turco, Erdogan, si è scoperto nei giorni scorsi, ha inviato in Europa alcune spie per controllare i suoi dissidenti.

Il presidente turco Erdogan ha invisto spie in Europa.

Le autorità tedesche infatti hanno perquisito gli appartamenti di quattro religiosi islamici (imam), sospettati di fare opera di spionaggio nei confronti di oppositori del Governo turco. Le quattro spie avrebbero agito su indicazione di Ankara.

La Procura federale tedesca ha comunicato che le perquisizioni, condotte nei Land di Renania Settentrionale-Vestfalia e Renania-Palatinato, sono state ordinate per raccogliere indizi e che non sono seguiti arresti.

I quattro sono sospettati di raccogliere informazioni sui sostenitori di Fethullah Gulen, accusato dal Governo turco di essere dietro al tentato golpe di luglio. La scorsa settimana, un funzionario dell’intelligence tedesca ha affermato che 13 religiosi imam hanno inviato nominativi di presunti supporter di Gulen all’Ufficio per gli affari religiosi della Turchia.

Una moschea in Germania

Possiamo, dunque, supporre l’esistenza di un network spionistico turco? Pare di si, ma la situazione generale ha messo l’Europa in una posizione sempre più scomoda.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze per un Paese come la Turchia, a cavallo tra Europa e Asia, che negli ultimi 12 anni è passato dall’aspirazione a entrare nell’Unione europea ad essere crocevia del terrorismo internazionale?

La relazioni tra Germania e Turchia risalgono alla fine del XIX secolo, all’epoca dell’Impero tedesco e dell’Impero ottomano, che vivevano a quel tempo in simbiosi per via della loro complementarietà strategica, ma dai destini pressoché divergenti.

La Turchia di oggi, secondo molti esperti, si trova in una posizione di forza, ma le tensioni dei mesi scorsi e questo delicato episodio di spionaggio potrebbero rappresentare un notevole problema per le esportazioni turche. La Germania attualmente risulta essere seconda fonte d’importazione dopo la Cina.

Ha bisogno inoltre dell’Occidente per assicurare la propria sicurezza interna, a causa della guerra infinita ai propri confini meridionali e un amico-nemico, la Russia, i cui rapporti molto altalenanti non possono certo costituire una sicura fonte di garanzia.

Il 2017 doveva essere l’anno sella consacrazione di Erdogan ed è diventato quello del rischio. Ad aprile si terrà il referendum costituzionale, sul quale il presidente si gioca tutto.

Non ci resta che attendere la presa di posizione della Cancelliera Angela Merkel.

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