Di Chiara Cavalieri
ANKARA. Dopo decenni di tentativi falliti di entrare a far parte dell’Unione Europea, la Turchia sta ancora cercando far parte del gruppo BRICS nell’ambito dei suoi sforzi per rilanciare la propria economia, ha affermato il ministro degli Esteri Hakan Fidan.
In un’intervista con Bloomberg TV, Fidan ha dichiarato che il Presidente Recep Tayyip Erdogan era “intenzionato a migliorare le opzioni economiche della Turchia”, sottolineando che l’Unione Europea “era la nostra prima scelta”. “Se non possiamo far parte dell’Unione Europea, ci sono sempre altre alternative sul tavolo”, ha aggiunto.

Le dichiarazioni di Fidan riflettono la continua ricerca da parte di Ankara di alleanze economiche alternative per compensare la sua assenza dall’Unione Europea.
Pur non abbandonando l’ambizione di aderire al blocco europeo, la Turchia ha presentato una domanda formale per entrare a far parte dei BRICS.
Tuttavia, finora ha ottenuto solo lo status di “Stato partner”, un livello inferiore a quello di membro a pieno titolo.
Intervista all’Ambasciatore Carlo Marsili

Di fronte alle complesse dinamiche internazionali, la Turchia emerge come un attore strategico con un’influenza crescente in diverse aree del mondo.
Per approfondire il tema, Report Difesa ha intervistato l’Ambasciatore Carlo Marsili, diplomatico di lunga esperienza e profondo conoscitore della politica del Paese
Marsili ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio.
Ha servito nelle sedi di Monaco di Baviera quale Vice Console , Bangkok quale Primo Segretario , Ankara quale Consigliere Politico ,Edimburgo quale Console Generale , Bonn quale Vice Capo Missione .
Consigliere Diplomatico Aggiunto dei Presidenti del Consiglio dei Ministri De Mita , Andreotti , Amato e Ciampi .
Ambasciatore in Indonesia (Jakarta) 1998-2000
Direttore Generale degli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero Affari Esteri dal 2000 al 2002
Direttore Generale del Personale del Ministero Affari Esteri dal 2002 al 2004
Ambasciatore d’Italia in Turchia (Ankara) dal 2 febbraio 2004 all’11 giugno 2010 ( la più lunga missione di un ambasciatore italiano in Turchia)
Premio “ Il diplomatico straniero dell’anno 2006” conferitogli dal Primo Ministro della Repubblica di Turchia Erdogan.
Laurea Honoris Causa dell’Università di Ankara conferitagli il 26 febbraio 2018
Ambasciatore, la Turchia ha cercato di mediare nel conflitto russo-ucraino, ottenendo alcuni successi come l’incontro di Antalya e il “corridoio del grano”. Come valuta il ruolo della Turchia in questo scenario e quali potrebbero essere le sue prossime mosse?
La Turchia ha giocato un ruolo di mediatore ed è intenzionata a continuare in questa direzione.
Ha registrato qualche successo, come l’unico incontro tra le parti a livello di ministri degli Esteri ad Antalya nel marzo 2022 e lo sblocco del corridoio del grano, che fino al luglio 2023 ha garantito i rifornimenti di cereali ucraini a numerosi Paesi.
Non applicando le sanzioni contro la Russia, si è assicurata la fornitura energetica senza subire le stesse conseguenze degli altri Paesi europei, mantenendo anche regolari contatti aerei e turistici.
Tuttavia, si è anche sbilanciata a favore dell’Ucraina, fornendole droni e insistendo sul fatto che eventuali trattative di pace non compromettano l’integrità territoriale di Kiev, con particolare attenzione alla Crimea, dove risiede una consistente minoranza turcofona.
Il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea è fermo da anni. Quali sono stati gli ostacoli principali e quanto ha influito la politica europea nel raffreddare questa prospettiva? Crede che ci siano ancora margini per riaprire il dialogo?
Il negoziato ufficiale di adesione della Turchia all’Unione Europea è iniziato il 3 ottobre 2005, ma dopo quasi 20 anni non ci sono stati progressi significativi.
Alcuni Paesi, in particolare la Francia, hanno posto ostacoli insormontabili, come il riconoscimento della Repubblica di Cipro, che inizialmente non era materia negoziale. Questo ha causato un blocco quasi totale.

Sono stati aperti pochissimi capitoli negoziali e solo uno è stato chiuso.
In Turchia, ormai, nessuno crede più all’adesione all’UE. Molti Governi europei hanno agito in malafede, spingendo il Paese verso il Medio Oriente. Anche settori meno controversi, come l’ammodernamento dell’unione doganale, sono stati bloccati per ragioni politiche.
La politica della Turchia in Siria è stata molto pragmatica, con interventi militari e un controllo indiretto su alcune aree. Qual è la strategia di Ankara a lungo termine?
La Turchia ha gestito la questione siriana nell’ottica della propria sicurezza nazionale, intervenendo militarmente per creare una fascia di sicurezza al confine e contrastare le YPG, formazioni curde legate al PKK, considerato un’organizzazione terroristica da Ankara.
Con l’ingresso a Damasco di al-Jawlani, la Turchia si è assicurata un’amministrazione amica in Siria. Questo potrebbe facilitare il rimpatrio degli oltre quattro milioni di rifugiati siriani in Turchia, che rappresentano un enorme problema sociale ed economico per il Paese.
Le relazioni tra Turchia e Israele hanno vissuto alti e bassi, con un recente peggioramento dovuto alla guerra a Gaza. Crede che ci sia spazio per una normalizzazione?
Le relazioni turco-israeliane sono state altalenanti e hanno vissuto un deciso miglioramento negli ultimi anni.
Tuttavia, il conflitto scoppiato dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha portato a una durissima presa di posizione della Turchia a favore dei palestinesi.
Ankara si considera la protettrice della causa palestinese, e il contrasto con il Governo Netanyahu appare insanabile.

Per quanto il sostegno ad Hamas si sia affievolito, anche per riequilibrare i rapporti con l’Egitto e l’Arabia saudita , la Turchia sconta in questo quadro la diffidenza americana e in generale degli altri Paesi NATO.
Ma il sentimento filopalestinese è ampiamente condiviso anche dalle forze di opposizione in Turchia
In Libia, la Turchia ha schierato forze sul terreno a sostegno del Governo di Tripoli. Qual è il peso strategico di questa presenza?
La Turchia ha giocato un ruolo determinante, sostenendo il Governo di Tripoli, riconosciuto dall’ONU e anche dall’Italia.
Questo le ha permesso di stipulare un memorandum d’intesa con la Libia nel 2019, assicurandosi ampi spazi di esplorazione energetica nel Mediterraneo, un vantaggio fondamentale considerando i suoi 1.750 chilometri di coste.
Tuttavia, questa politica ha generato tensioni con Grecia e Cipro, rendendo ancora più complessa la definizione delle acque territoriali nel Mediterraneo orientale.
La questione cipriota , di cui nessuno parla , è invece al centro delle tensioni nel Mediterraneo orientale, perché l’Unione Europea riconosce il Governo greco cipriota di Nicosia come l’unico dell’intera isola , mentre Ankara riconosce la legittimità della Repubblica turca di Cipro Nord , che di fatto esiste, con quel che ne consegue in termini di diritti sovrani e acque territoriali .
I numerosi tentativi di negoziare la riunificazione dell’isola sono falliti a cominciare dal Piano Annan che venne respinto dai greco ciprioti ( ma non dai turco ciprioti ) nell’aprile 2004 .
Quindi la situazione di stallo si protrae e pesa come un macigno sulle relazioni euroturche, anche perché non si intravedono soluzioni realistiche .
Cosa può dirci della controversa ” questione curda”?
La questione curda non sempre è correttamente valutata al di fuori dei confini turchi.
Si calcola che in Turchia i curdi siano più di 15 milioni su una popolazione complessiva di 80 milioni.
La maggior parte dei curdi è tranquillamente integrata nelle strutture del Paese.
Quelli residenti nelle province orientali hanno soprattutto rivendicato forme di autonomia culturale e amministrativa concessa solo parzialmente.

I gruppi armati rivoltosi che rivendicano l’indipendenza hanno cominciato ad agire nel 1984 attraverso il PKK, considerata un’organizzazione terroristica da tutti i Paesi NATO.
Il loro capo, Ocalan, le cui vicende hanno riguardato come noto anche l’Italia, è stato imprigionato nel 1999 e da allora è confinato nell’isola di Imrali.
Di recente, per iniziativa di alcuni parlamentari della maggioranza, è emersa la possibilità della sua liberazione in cambio della formale cessazione di ogni attività.
Vedremo gli sviluppi .
I rapporti tra Italia e Turchia sono eccellenti. Quali sono i punti di forza di questa relazione?
Italia e Turchia vantano ottimi rapporti in ogni settore. Durante il mio mandato di Ambasciatore ad Ankara, abbiamo avuto visite di due Capi di Stato, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, e ben 7 incontri del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il commercio bilaterale ha raggiunto i 32 miliardi di dollari l’anno, e oltre 1.500 aziende italiane operano in Turchia.
La recente acquisizione di Piaggio Aerospace da parte del Gruppo turco Baykar testimonia il forte legame economico tra i due Paesi.
Cosa può dirci dell’espansione della Turchia in Asia ed Africa?
Turchia ha iniziato 20 fa una politica africana molto interessante, prima attraverso le Linee Aeree Turche convogliate da Istanbul su quasi tutte le capitali africane poi attraverso l’apertura di ambasciate in tutte le capitali, investimenti specie nel settore edilizio e rafforzamenti dei legami politici favoriti anche dalla comunanza religiosa con parecchi Governi locali.

Infine una presenza militare in Somalia e l’acquisizione di aree di interesse strategico nel Corno d’Africa, nel Sahel e in altre aree in concorrenza con Cina,, Russia e una residuale presenza occidentale.
Si tratta di una penetrazione a tutto campo, di carattere duraturo , che comprende anche una dimensione culturale .
La presenza turca in Asia centrale è favorita da un comunanza storica e da fattori linguistici storicamente consolidati.
Risale a subito dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica e si è sviluppata gradualmente e non sempre nel senso auspicato da Ankara.
Ma nel complesso i legami politici e soprattutto economici con quei Paesi sono molto rilevanti ; in particolare con l’Azerbaigian, anche considerato che gli azeri parlano turco.
Nel conflitto con l’Armenia, la Turchia ha sostenuto l’Azerbaigian favorendone in maniera decisiva la vittoria e ricavandone importanti facilitazioni in campo energetico.
Con la Cina la Turchia gode di ottimi rapporti anche se appannati dalla questione uigura, la popolazione cinese di origine turca e di fede musulmana che la Cina considera una potenziale minaccia per le proprie istituzioni .

Le relazioni tra Turchia e Stati Uniti sono state spesso difficili. Quali sono i punti di maggiore frizione?
Le tensioni sono legate a diversi fattori: la Siria, la crisi di Gaza, l’ospitalità concessa dagli USA a Fethullah Gülen, considerato nemico di Erdogan, e il sostegno americano alla Grecia nella disputa sull’Egeo.
C’è una diffidenza reciproca, ma la presenza della Turchia nella NATO resta fuori discussione.
Con l’Amministrazione Trump, Ankara potrebbe avere un dialogo più favorevole rispetto alla precedente gestione Biden.
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