Turchia: Tra brama di potere e manie di espansionismo. Ankara non molla la Libia

Di Giusy Criscuolo

Ankara. Le dichiarazioni rilasciate, all’Agenzia di Stampa di Stato Anadolu, da un importante uomo d’affari turco su quelli che sono gli interessi di Erdogan in Libia stanno facendo discutere analisti locali e mondo arabo/libico in modo accorato.

A distanza di quasi una settimana dalla ricorrenza del fallito Golpe di Stato del 15 luglio 2016, che aveva visto l’attuale Presidente in carica Erdogan, rischiare di essere rovesciato, un imprenditore vicino al Presidente e ad Ankara, nonché capo del Consiglio di affari turco-libico per le relazioni economiche estere, ha deciso di sottolineare la forza e le capacità in essere all’attuale Governo.

Mercenari siriani in Libia – Credit Facebook

Mustafa Karanfil, non ha nascosto le ambizioni che Ankara ha sulla Libia, evidenziando con numeri e dati quelli che potrebbero essere i guadagni che il sedicente sultano sta cercando di ottenere dalla terra di Omar al-Mukhtar.

A quanto detto dall’imprenditore, Ankara si è già ritagliata un ruolo di rilevanza in quello che lei stessa definisce il prossimo periodo di ricostruzione della Libia. Diventando così uno dei players cruciali per la ricostruzione del Paese Nord Africano.

Karanfil (della Karanfil Group) sottolinea come vi sia: “… la necessità di utilizzare con attenzione questa opportunità”, osservando che: “La Turchia ha il know-how e la piena conoscenza della cultura d’impresa in Libia”.

Senza farne segreto, ha continuato: “Nel periodo dallo scorso gennaio a giugno, le esportazioni dalla Turchia alla Libia sono ammontate a quasi 1,2 miliardi di dollari, con un aumento del 72,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. – continua – La Turchia spera che la Camera dei rappresentanti libica approvi il bilancio del Paese, poiché le sue esportazioni in Libia supereranno la barriera di 3 miliardi di dollari nel 2021”.

Vignetta dal mondo libico che dice: Scontri nella Libia Occidentale e sopra i teschi partendo da destra a sinistra: Esiliato – Mashri – Dabaibah

Lo stesso imprenditore, nonostante la certezza sul successo degli investimenti turchi, rende noto che le esportazioni di materiali da costruzione in Libia, sono state interrotte perché il Parlamento dell’est non ha ancora approvato il bilancio.

Sul fatto che Erdogan avesse mire espansionistiche sulla terra dell’oro nero, i dubbi erano già fugati, ma dopo le recenti dichiarazioni dell’imprenditore, risulta sempre più noto che Ankara “continua le iniziative per stabilire una base logistica internazionale in Libia, al fine di espandersi dal nord all’Europa al sud Africa”.

Continua Karanfil: “La Libia, con i suoi 1.770 km di costa sul Mediterraneo, è un centro di transito verso l’Europa e una porta per l’Africa, attraverso la quale gli uomini d’affari turchi possono facilmente aumentare le loro esportazioni nel continente”.

“Le esportazioni della Turchia potranno raggiungere la Libia in soli 4 giorni, il che fornisce un vantaggio ai produttori e agli esportatori turchi”.

Ne segue, che non solo le ambizioni di Ankara andrebbero ad appannaggio delle attuali realtà che sono presenti in Libia, come anche la nostra ENI, ma il rischio che si corre è quello di frammentare ancora di più “la torta”, tra players che si stanno affacciando prepotentemente sul Paese Nord africano.

Firmata la Dichiarazione di Shusha tra Turchia e Azerbaijan – Shusha 15 giugno scorso – Credit Millyjet

A monte di questa dichiarazione, c’è da tenere presente che il Presidente dell’Anatolia, ha concordato, come fosse di sua proprietà, la possibilità di dividere i proventi libici con il leader azero.

Per comprendere questo è necessario fare riferimento ai due recenti incontri tenutisi, uno a Shusha il 15 giugno e l’ultimo ad Istanbul il 26 giugno, che hanno visto i due leader, Erdogan per la Turchia e Aliyev per l’Azerbaijan, firmare un accordo intergovernativo sul progetto Trans-Anatolia Gas Pipeline (TANAP). Un obiettivo quello dei due leader che ha aspettato ben 10 anni prima che il memorandum d’intesa divenisse realtà concreta (firmato il 26 dicembre 2011).

Questo accordo non solo segna l’inizio dell’attuazione del corridoio meridionale verso l’Europa per il gas del Caspio pianificato dall’UE, ma prevedrebbe delle perforazioni ai confini tra Georgia e Turchia e Turchia-UE.

Ma cosa centra la Libia? Erdogan avrebbe proposto ad Aliyev la possibilità di cooperare con l’Azerbaijan nel campo delle industrie petrolchimiche in Libia.

Ilham Aliyev e Recep Tayyip Erdogan firmano l’accordo TANAP il 27 giugno scorso – Fonte-yerkirmedia

Secondo diversi quotidiani turchi tra cui AA e Platin online, avrebbe detto ai giornalisti al rientro da Shusha, che Turchia e Azerbaijan, attraverso la struttura congiunta esistente, possono “lavorare nel settore degli idrocarburi in Turchia, Libia e altri paesi. Possiamo anche impegnarci in attività di raffinazione del petrolio”.

Il leader turco, ad una domanda sull’esistenza di una partnership nel campo dell’esplorazione ed estrazione di gas naturale e petrolio con l’Azerbaijan nel Mar Nero o in altri luoghi Erdogan avrebbe dichiarato: “… In questo momento abbiamo una struttura legata al petrolio turco. Con questa struttura possiamo fare anche un passo del genere in Libia con il nostro caro amico Ilham Aliyev, così come stiamo facendo con la TANAP (Trans-Anatolia Gas Pipeline)”.

Il presidente turco avrebbe chiarito come entrambi i Paesi hanno esperienza nello sfruttamento delle risorse di petrolio e gas naturale “…poiché abbiamo la stessa conoscenza ed esperienza, sarebbe anche possibile fare qualche passo nel campo della raffinazione”.

Erdogan ha sottolineato che i due Paesi possono lavorare nel settore petrolifero, sia in Turchia che in altri luoghi “… per aprirci anche all’Europa”.

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Detto ciò, la domanda che nasce, deriva dal fatto che qualcuno, può proporre o predisporre determinate condizioni o lavori, nel momento in cui possiede ciò di cui parla. Ma se lo Stato Sovrano che detiene determinate ricchezze e un “terzo ed incomodo players” come permettere che tutto ciò possa accadere?

Un esponente del parlamento libico Ali al-Takbali avrebbe detto: “Erdogan si sta comportando come se la Libia gli appartenesse, il tutto per assicurare che non lascerà il Paese”.

Sempre al-Takbali avrebbe sottolineato, ad al Hurra, che Erdogan anche alla Conferenza di Berlino avrebbe assicurato che resterà in Libia, “governerà” e farà ciò che vuole. Per fare ciò ha bisogno di alleati fidati e sta cercando di assicurarsi la lealtà dell’Azerbaijan contro la Russia.

Mentre l’analista politico, Khaled al-Sukran avrebbe aggiunto, nelle dichiarazioni al sito web di Al-Hurra, che Erdogan non ha il diritto di promettere a nessuno o di concedere privilegi in Libia. Il tutto indicando che il Governo libico non accetterà Erdogan come suo delegato in tali concordati.

Tenendo presente che un Governo di transizione, non dovrebbe firmare alcuni agreement, alla fine di giugno il capo ad interim del nuovo governo di  unità nazionale, Abdul Hamid Dabaibah, ne avrebbe conclusi 5, in diversi campi,  con la Turchia. Dove funzionari di entrambe le parti avrebbero posto la loro firma. Si parla di un “protocollo sulla realizzazione di una centrale elettrica in Libia, un memorandum d’intesa per la realizzazione di ulteriori 3 centrali elettriche e un memorandum d’intesa sulla costruzione di un nuovo terminal passeggeri all’aeroporto internazionale di Tripoli.”

Oltre ad un “protocollo d’intesa per la realizzazione di un centro commerciale a Tripoli e uno sulla cooperazione strategica nel campo dei media”.

L’analista al-Sakran ha sottolineato che l’attuale governo di unità non è autorizzato a firmare tali accordi o a concedere concessioni nazionali in Libia. Così come lo ha dichiarato l’esponente del parlamento al- Takbali, il quale ha affermato che “…nessun governo di transizione ha il diritto di firmare tali accordi o di ospitare altri governi – sottolineando che – il petrolio libico appartiene a tutte le persone e non a un governo. Il governo non può approvare tali accordi e passarli senza l’approvazione del Parlamento”.

Turkish President Recep Tayyip Erdogan (R) and Libyan Government of National Unity Prime Minister Abdul Hamid Dbeibah attend a signing ceremony after their meeting at the Presidential Palace in Ankara, on April 12, 2021. – (Photo by Adem ALTAN / AFP)

Ma siamo sempre punto e a capo. Finché sarà l’Occidente a mettere a capo di un Governo, qualcuno non eletto dal Popolo, si ripeterà uno Skhirat 2. Basti ricordare il recente fallimento dei colloqui di Ginevra sulla Libia e sulle, si spera, future elezioni.

Con la complicità di uno Stato che ancora deve scegliere i propri eletti o con la politica fino ad oggi adottata e di cui per il momento si tace, tutto sarà possibile a chi vuol fare il padrone a casa altrui.

E’ giusto ricordare, che anche se gli scontri sono di lieve entità, quindi non così intensi da meritare gli onori delle cronache, ci sono e la Turchia continua ad interferire militarmente in Libia dalla fine del 2019 con il pretesto di aver firmato un accordo di sicurezza con l’uscente governo dello GNA (Governo di Accordo Nazionale). La prima ad aver inviato attrezzature e armi in barba all’embargo posto dalle Nazioni Unite e che prevede una risoluzione che vieta la fornitura di armamenti alla Libia.

Senza dimenticare che la Turchia ha anche inviato migliaia di mercenari siriani nei territori libici per sostenere le milizie armate nella cirenaica e nella loro guerra contro LNA (Esercito Nazionale Libico).

Nonostante il consenso raggiunto da entrambe le parti libiche e il governo di transizione che dovrebbe portare all’elezione di una nuova autorità esecutiva per gestire il Paese (ma anche qui è tutto da valutare) la Turchia insiste ancora nell’interferire negli affari libici e si rifiuta di ritirare le sue forze e i suoi mercenari.

In tutto questo chi controlla chi e l’Italia dov’è? Sembra una brutta copia del nostalgico Far West, dove non esistevano padroni e chi arrivava prima si appropriava di ciò che trovava. Con la differenza che di West qui c’è poco e ci troviamo in pieno Maghreb, nella terra dove tramonta il sole. Un sole che sembra in perenne crepuscolo per i legittimi abitanti del Paese nord africano.

 

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