Guardia di Finanza: Scoperto giro milionario di falsi appalti per manodopera nella grande distribuzione

Di Alessandro Margottini                        

TREVISO. Falsi contratti di appalto riferiti a servizi nei settori della grande distribuzione e dell’arredamento per un importo che arriva a 8.000.000 di euro, funzionali ad uno stratagemma utilizzato per “mascherare” le esternalizzazioni di maestranze dedite al rifornimento degli scaffali nei supermercati ed alle operazioni di carico/scarico e imballaggio di mobilio presso rivenditori e distributori.

Durante l’operazione della Guardia di Finanza

Questo è quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando Provinciale di Treviso nell’ambito delle loro attività ispettive volte al contrasto delle frodi fiscali nonché al diffuso fenomeno dell’interposizione illegale di manodopera.

A tale attività le fiamme gialle trevigiane hanno fatto seguire sei segnalazioni inoltrate alla locale Procura della Repubblica per il reato di somministrazione fraudolenta di manovalanza (di cui una anche per emissione di fatture per operazioni inesistenti), con la contestuale irrogazione di sanzioni per 350.000 euro derivanti da violazioni alla normativa sul lavoro.

Sei sono anche le imprese coinvolte nella frode, tra le quali compare anche una cooperativa della zona attiva nel settore della logistica, alla quale si affiancano le restanti cinque aziende/committenti dislocate tra le province di Treviso, Venezia e Padova.

Il fenomeno della somministrazione fraudolenta di manodopera è particolarmente insidioso poiché colpisce diversi settori lavorativi andando ad intaccarne le tutele, le quali vengono ad essere aggirate attraverso un utilizzo assolutamente distorto di un importante negozio giuridico come quello dell’appalto di servizi che sono necessari per il funzionamento delle imprese.

Nelle situazioni illecite come quella scoperta dagli investigatori della GDF trevigiana i lavoratori vengono, infatti, ad essere assunti solo formalmente, così come soltanto in maniera formale vengono assolti gli obblighi di natura fiscale e contributiva.

Nella realtà i rapporti tra committenti e società appaltatrici sono invece strutturati al solo scopo di andare ad “interporsi” tra i lavoratori e le aziende i cui prestano effettivamente la propria attività, così come emerso a seguito di una verifica fiscale che i finanzieri hanno eseguito nei confronti della cooperativa trevigiana la quale, all’interno del medesimo meccanismo fraudolento, aveva il compito di fornire un centinaio di lavoratori.

Un controllo su strada della GDF di Treviso

Per gli stessi investigatori si è trattato dunque di ricostruire tale “filiera della manodopera”, andando ad esaminare la voluminosa documentazione informatica rinvenuta nonché acquisendo le testimonianze rese da diversi lavoratori; un lungo lavoro di ricerca probatoria che però gli ha permesso di comprendere come nei rapporti di lavoro instaurati con i vari committenti mancassero degli elementi necessari alla regolarità dell’appalto, vale a dire il rischio d’impresa e l’autonoma organizzazione di mezzi e risorse.

A comprovare ciò la scoperta di una serie di fogli-presenze, fogli di calcolo e messaggi di posta elettronica scambiati tra la società appaltatrice e le società committenti, e seguito dei quali è emersa l’assenza del rischio atteso che il corrispettivo dei contratti veniva commisurato esclusivamente al costo orario dei lavoratori somministrati, ovvero senza alcun legame a obiettivi di risultato.

A completamento di un quadro di situazione certamente irregolare è poi giunta la scoperta legata alla totale assenza d’organizzazione del lavoro e dell’esercizio del potere direttivo in capo alla stessa cooperativa coinvolta nell’indagine cosicché la forza-lavoro somministrata risultava del tutto eterodiretta, in altre parole soggetta alla gestione ed al controllo delle società committenti mentre alla cooperativa appaltatrice in questione restavano soltanto le incombenze di natura amministrativa.

Il descritto quadro situazionale – benché avente una natura spiccatamente tecnica – nella pratica ha comportato l’inesistenza giuridica delle fatture emesse dalla cooperativa, determinando in tal modo il recupero dell’IVA indebitamente detratta dalle società committenti e per importi tutt’altro che irrisori.

La vicenda portata alla luce dalla GDF trevigiana ha avuto dunque il merito di contrastare condotte illecite che hanno pesanti ripercussioni sul mercato del lavoro, e che altresì danneggiano le imprese rispettose e trasparenti verso le leggi.

Il ricorso a tali stratagemmi volti all’aggiramento della normativa che regola la somministrazione di manodopera (che peraltro può essere esercitata soltanto da soggetti autorizzati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali previa iscrizione in apposito Albo), di fatto finisce per indebolire le previste tutele dei lavoratori creandone invece le condizioni per un vero e proprio sfruttamento.

A margine della vicenda va comunque ricordato il rispetto dei diritti degli indagati i quali, nell’attuale fase preliminare delle indagini che li riguardano, sono da presumersi innocenti fino ad eventuale pronunciamento di una condanna definitiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Torna in alto