Ucraina: entra nel cuore della difesa europea: strategia, industria e realpolitik dell’Unione Europea

Di Giuseppe Gagliano*

KIEV. Con l’accordo del 5 novembre scorso che apre all’associazione dell’Ucraina al Fondo Europeo per la Difesa, Bruxelles compie un salto politico che va oltre la solidarietà bellica: trasforma la guerra di Kiev in un pilastro della sicurezza continentale.

Il Presidente ucraino Zelensky

 

L’inclusione di Kiev nel FED, un programma da oltre otto miliardi di dollari, segna la fusione tra la difesa europea e il fronte ucraino, in nome della costruzione di una “autonomia strategica” che diventa, più che un progetto, una necessità geopolitica.

La Commissione, il Parlamento e il Consiglio europeo hanno approvato la misura come parte del pacchetto “mini-omnibus”, un mosaico legislativo che ridisegna la spesa comune nel settore militare, dalla mobilità strategica alle tecnologie a duplice uso.

Dall’industria alla strategia: l’Europa militare si struttura

L’adesione di Kiev al FED non è solo una mossa simbolica, ma l’avvio di un’integrazione tecnica e industriale.

L’Ucraina potrà partecipare alla Base Tecnologica e Industriale di Difesa Europea, condividendo brevetti, produzioni e progetti comuni nel campo delle armi e dell’innovazione militare.

In parallelo, la piattaforma tecnologica “Strategic Technologies for Europe” viene estesa alle applicazioni di difesa, mentre il Meccanismo per Collegare l’Europa finanzierà la mobilità militare e la logistica bellica. La Commissione intende così superare la frammentazione dei sistemi industriali nazionali, promuovendo sinergie tra le aziende europee e ucraine, con un’attenzione particolare alle tecnologie di difesa dirompenti, dai droni autonomi alla guerra elettronica.

ReArm Europe: la nuova dottrina del potere europeo

L’iniziativa si inserisce nel piano ReArm Europe, che punta a dotare l’Unione di un arsenale politico e militare comune.

Un carro T-90M in azione in Ucraina

Non si tratta più solo di “coordinare” la difesa, ma di costruire una base industriale competitiva con Stati Uniti e Cina.

L’Unione Europea riconosce che la guerra in Ucraina ha agito da catalizzatore di un processo di sovranità armata.

Dietro la spinta burocratica del “mini-omnibus” si cela una rivoluzione strategica: la difesa europea entra nel bilancio comunitario ordinario, sottraendosi alla logica dell’emergenza e assumendo il carattere di politica strutturale.

L’Ucraina come laboratorio della nuova Europa militare

Per Kiev, l’accordo è una doppia vittoria.

Sul piano politico, rafforza la legittimità internazionale del Governo Zelensky e consolida la prospettiva d’integrazione euro-atlantica.

Sul piano economico, apre l’accesso a un circuito industriale che potrà sostenere la ricostruzione del complesso militare nazionale, devastato da tre anni di conflitto.

Gli impianti di produzione di munizioni, droni e sistemi missilistici potranno beneficiare dei fondi del FED e dell’Acceleratore del Consiglio Europeo per l’Innovazione, che finanzierà anche tecnologie a doppio uso.

È un modo per garantire a Kiev un futuro produttivo oltre la guerra, ma anche per incardinare l’Ucraina in una logica di dipendenza tecnologica e industriale dall’Unione.

L’ombra lunga della NATO e la fragilità dell’autonomia

Dietro la retorica dell’autonomia strategica resta però una realtà ambigua. L’Europa costruisce la sua difesa “comune” dentro un quadro ancora dominato dalla NATO, e quindi dagli Stati Uniti.

L’ex segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, ha messo in guardia da una guerra senza fine, denunciando la lentezza europea nel fornire armi e l’assenza di un piano di sicurezza indipendente.

Anders Fogh Rasmussen (credit NATO)

La sua proposta di uno scudo missilistico europeo e di una forza di protezione comune sottolinea il nodo centrale: senza una capacità di deterrenza propria, l’Unione rischia di sostituire alla dipendenza militare da Washington una dipendenza industriale da Kiev.

Geopolitica e geoeconomia della Difesa

Sul piano geoeconomico, l’apertura del FED all’Ucraina crea un mercato continentale della guerra che coinvolge aziende da Varsavia a Parigi.

L’inclusione delle imprese ucraine nei programmi di ricerca e sviluppo permetterà di abbattere i costi di produzione e di allargare la filiera delle forniture, ma rischia di spostare l’equilibrio interno all’Unione verso Est. L’Europa occidentale teme di vedere i propri colossi industriali – da Leonardo a Rheinmetall – costretti a competere con l’apparato bellico ucraino, che lavora già su scala di guerra.

Tuttavia, per Bruxelles, la scommessa è chiara: trasformare la difesa in un motore economico capace di unire gli Stati membri attraverso gli interessi materiali, non solo attraverso i principi.

Conclusione: verso una nuova Europa armata

Con l’ingresso dell’Ucraina nel Fondo Europeo per la Difesa, l’Unione accetta definitivamente che la sicurezza non è più un bene collettivo, ma un settore industriale strategico.

Il linguaggio della cooperazione è sostituito da quello della produzione, e la pace si costruisce con la filiera delle armi.

La guerra d’Ucraina, da tragedia, diventa la matrice di una nuova Europa: più forte, più armata, ma anche più dipendente dai meccanismi della propria industria bellica.

È l’inizio di una stagione in cui la politica europea, per sopravvivere, deve imparare a parlare il linguaggio della potenza.

*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
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